Economia

La Yellen sfida Trump: "Non aboliamo la riforma di Obama"

La Banca centrale Usa difende il Dodd-Frank act e si dice inoltre pronta per una stretta monetaria che avverrà "relativamente presto". I mercati scommettono sulla riunione di metà dicembre. Sale l'inflazione, richieste di sussidi per la disoccupazione ai minimi

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MILANO - Yellen a tutto campo. La numero uno della Fed prima dichiara di voler tagliare i tassi e poi si schiera contro il neo presidente Trump, a difesa del Dodd-Frank act, la riforma della finanza varata dal presidente uscente Barack Obama dopo la crisi del 2008. "Ha molti aspetti positivi" e non sarebbe opportuno "portare indietro le lancette della regolamentazione finanziaria", ha dichiarato il presidente della Federal Reserve durante la testimonianza davanti alla Commissione economica congiunta del Congresso, sottolineando che "si dovrebbe essere felici che ora il sistema finanziario è più sicuro e poggia su basi più solide". Il numero uno della Fed ha così risposto a chi le chiedeva un commento sul fatto che il presidente eletto Donald Trump ha più volte criticato la riforma e anticipato che una volta entrato alla Casa bianca si impegnerà per rivederne varie parti. In particolare, ha detto Yellen, "non sarebbe opportuno tornare ai precedenti standard sui mutui che hanno portato alla crisi". E rivendica l'autonomia delle banche centrali dalla politica.

L'indipendenza della Federal Reserve, "è di importanza cruciale" e ci sono chiari segnali di "un terribile impatto sull'economia" quando gli istituti centrali "sono sottoposti a pressioni politiche", sottolineando che "ci sono prove chiare di migliori ricadute" quando le banche centrali sono indipendenti. Yellen ha anche detto di "credere fortemente" nel doppio mandato della Fed, che prevede massima occupazione in un contesto di stabilità dei prezzi.

Quanto ai tassi, la Federal Reserve si appresta ad alzarli, visto che l'economia continua a creare posti di lavoro e all'orizzonte si vede una possibile risalita dell'inflazione. Janet Yellen, il presidente della banca centrale Usa, ha rilasciato la sua prima dichiarazione pubblica dopo le elezioni del nuovo presidente Donald Trump senza menzionare quanto avvenuto alle recenti elezioni.

"Alzeremo i tassi relativamente presto", ha scritto nel discorso che recapita al Congresso, lasciando intendere che già a dicembre (la riunione è prevista per il 13 e 14) ci potrebbe essere un intervento di politica monetaria. D'altra parte, negli ultimi giorni i mercati sono arrivati a dare per scontata questa opzione e già ieri i future sui Fed Funds, che anticipano le scelte di politica monetaria, davano la stretta sul costo del denaro per fatta al 94%. "L'economia Usa e il mercato del lavoro hanno ancora margini di miglioramento", ha aggiunto Yellen sottolineando anche che è in atto una ripresa dell'inflazione. Secondo gli osservatori, la corsa dei prezzi potrebbe essere stimolata dalla politica fiscale di Trump, che in campagna elettorale ha fatto promesse estremamente espansive (investimenti e taglio tasse).

Secondo Yellen, ormai esistono dei rischi nel ritardare ancora la stretta monetaria: poi potrebbe essere costretta a un incremento improvviso. "Se il Fomc (il comitato monetario della Fed) dovesse rimandare troppo a lungo aumenti dei tassi di interesse, potrebbe finire per dovere inasprire la politica monetaria in modo relativamente improvviso per evitare che l'economia si surriscaldi rispetto agli obiettivi di lungo termine della Banca centrale. Inoltre, tenere i tassi agli attuali livelli troppo a lungo potrebbe anche incoraggiare un'eccessiva assunzione di rischio e in ultima istanza minare la stabilità finanziaria", sostiene Yellen.

D'altra parte, i dati macro emersi oggi certificano il momento di crescita degli States: i prezzi al consumo hanno registrato a ottobre il maggior incremento in sei mesi sulla spinta di benzina e affitti: l'inflazione è stata pari allo 0,4% su mese, dopo essersi attestata a 0,3% a settembre. Nei dodici mesi terminati a ottobre, l'indice dei prezzi al consumo è aumentato dell'1,6%, il livello massimo da ottobre 2014. Ai massimi da nove anni invece il +25,5% delle costruzioni di nuove case - relativo a ottobre - mentre nei sette giorni conclusi il 12 novembre il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione è calato più delle previsioni e al minimo da novembre 1973: 235mila richieste.