Leonardo-Baykar, quel ponte milionario (e strategico) con la Turchia per difendere l’Europa
di Gianluca Di FeoROMA – Nel 1502 Leonardo da Vinci disegnò per conto del sultano Bayezid II uno straordinario ponte sul Bosforo che avrebbe collegato la Turchia all’Europa. Oggi l’azienda Leonardo compie un’operazione simile e apre le porte della Ue ai produttori turchi di armamenti hi-tech, nuovi protagonisti del mercato internazionale. L’accordo con Baykar firmato ieri arriva in un momento a dir poco favorevole: l’Unione stanzia fondi colossali per la Difesa, i droni sono un elemento fondamentale delle guerre moderne e nessuno nel Continente li costruisce.
Stiamo parlando di veri aerei senza pilota, non dei piccoli quadricotteri telecomandati, che costano oltre dieci milioni a esemplare e hanno le capacità di attacco dei cacciabombardieri. Finora i Paesi eur…
ROMA – Nel 1502 Leonardo da Vinci disegnò per conto del sultano Bayezid II uno straordinario ponte sul Bosforo che avrebbe collegato la Turchia all’Europa. Oggi l’azienda Leonardo compie un’operazione simile e apre le porte della Ue ai produttori turchi di armamenti hi-tech, nuovi protagonisti del mercato internazionale. L’accordo con Baykar firmato ieri arriva in un momento a dir poco favorevole: l’Unione stanzia fondi colossali per la Difesa, i droni sono un elemento fondamentale delle guerre moderne e nessuno nel Continente li costruisce.
Stiamo parlando di veri aerei senza pilota, non dei piccoli quadricotteri telecomandati, che costano oltre dieci milioni a esemplare e hanno le capacità di attacco dei cacciabombardieri. Finora i Paesi europei hanno scelto i Reaper americani o gli Heron israeliani: adesso Leonardo-Baykar offre un’alternativa e si colloca in pole position in un mercato da cento miliardi di euro.
Dal punto di vista industriale, l’alleanza italo-turca ricalca lo schema di quella siglata con la tedesca Rheinmetall per i veicoli corazzati: Baykar ci mette i velivoli; il gruppo di piazza Montegrappa gli strumenti elettronici, oltre a curare la certificazione Ue. C’è una differenza: mentre per i tank ci sono già gli ordini miliardari del nostro esercito e si stanno rapidamente allestendo gli impianti, il patto dei droni è proiettato nel futuro prossimo e non prevede attualmente nuove fabbriche ma solo l’integrazione di strutture esistenti, inclusa la Piaggio rilevata pochi mesi fa dall’impresa di Istanbul.
Il fatto che l’accordo sia stato firmato alla presenza del ministro Guido Crosetto rappresenta comunque un buon viatico per le commesse nazionali. Il punto di partenza sarà l’Akinci, ossia Incursore: un bimotore a lungo raggio che può trasportare 1.400 chili di sensori o armi. Le versioni attuali hanno turboeliche ucraine o canadesi, senza componenti statunitensi. Il piano è di completare un modello “italianizzato” entro 12-18 mesi.
Si prevede poi di sviluppare altri sistemi, a partire dalle loitering munition – i micidiali droni-killer, molto più piccoli – senza escludere una collaborazione intorno al Kizilelma, il prototipo del primo aereo da caccia senza pilota progettato dai turchi. Baykar ha contenuti tecnologici d’avanguardia, inclusa l’intelligenza artificiale, superiori a qualsiasi compagnia europea, che gli hanno permesso di diventare l’unica rivale dei colossi statunitensi e cinesi.
Per Leonardo si tratta di un successo rilevante: in sei mesi si è inserita dal nulla in due dei mercati chiave – droni e mezzi corazzati – del riarmo europeo, ampliando il catalogo con sistemi che sono al massimo livello e hanno margini di crescita elevati. Dietro c’è una visione ribadita ieri da Roberto Cingolani: il Vecchio continente ha bisogno di aziende con dimensioni tali da competere a livello mondiale e le alleanze sono l’unica strada per realizzarle in tempi ristretti. E – altro punto sottolineato dall’ad del gruppo italiano – l’Europa della Difesa va allargata a Gran Bretagna e Turchia. Un tema rilanciato proprio oggi dal presidente Erdogan, suocero del creatore e proprietario di Baykar, che ha chiesto di riavviare i negoziati per l’adesione di Ankara all’Unione e di entrare nei programmi Ue per la Difesa.
In queste nuove joint venture, il gruppo di Piazza Montegrappa a controllo statale si dovrà misurare con un’altra sfida: riuscire a tenere il passo con il dinamismo di due società private, Rheinmetall e Baykar, che hanno ritmi fulminanti e ragionano in termini di mesi. Selçuk Bayraktar ha 45 anni e in due decenni ha trasformato una startup in un’azienda che fattura due miliardi l’anno, quasi totalmente grazie alle esportazioni: “Noi lavoriamo come un team di Formula Uno”, ha ripetuto ieri.