MILANO – Satispay apre il capitolo degli investimenti compiendo un nuovo passo “per dare un’alternativa alla liquidità ferma sui conti”, come dice il ceo e co-fondatore Alberto Dalmasso. Una mossa segnaletica di un nuovo scalino nella competizione delle fintech e degli operatori tradizionali per mettere in moto i risparmi degli italiani.
L’app nata per i micropagamenti annuncia di arricchire i suoi servizi con la nuova sezione dedicata appunto agli “investimenti”. Al suo interno, tre fondi di investimento (obbligazionario, bilanciato e azionario globale) costruiti in partnership con il gestore Invesco e con la supervisione di Fondaco.
Il passo segue quello del maggio scorso, quando Satispay lanciò il “salvadanio remunerato” che ha coinvolto 300mila utenti sui 6 milioni totali. “Non solo sono stati depositati già oltre 120 milioni di euro, ma due investitori su tre hanno impostato un piano di accumulo ricorrente, riflettendo un’adozione rapida e consapevole del nostro servizio”, comme…
MILANO – Satispay apre il capitolo degli investimenti compiendo un nuovo passo “per dare un’alternativa alla liquidità ferma sui conti”, come dice il ceo e co-fondatore Alberto Dalmasso. Una mossa segnaletica di un nuovo scalino nella competizione delle fintech e degli operatori tradizionali per mettere in moto i risparmi degli italiani.
L’app nata per i micropagamenti annuncia di arricchire i suoi servizi con la nuova sezione dedicata appunto agli “investimenti”. Al suo interno, tre fondi di investimento (obbligazionario, bilanciato e azionario globale) costruiti in partnership con il gestore Invesco e con la supervisione di Fondaco.
Il passo segue quello del maggio scorso, quando Satispay lanciò il “salvadanio remunerato” che ha coinvolto 300mila utenti sui 6 milioni totali. “Non solo sono stati depositati già oltre 120 milioni di euro, ma due investitori su tre hanno impostato un piano di accumulo ricorrente, riflettendo un’adozione rapida e consapevole del nostro servizio”, commenta al riguardo Dalmasso in una nota.
Per il nuovo servizio il veicolo prescelto è la Satispay Invest, che ha la licenza di operare come intermediario finanziario (sim) ed è basata in Lussemburgo, come la Satispay Europe che ha in pancia la licenza di moneta elettronica: entrambe fanno capo alla casamadre italiana.
Le tre linee d’investimento si rivolgono rispettivamente a: obbligazioni corporate e titoli di Stato europei con obiettivi di beve termine, rischi e rendimenti contenuti; un fondo bilanciato (mix di azioni, obbligazioni e titoli di Stato) per progetti a medio termine con profilo di rischio/rendimento moderato; un azionario globale che punta su “aziende leader mondiali” per un obiettivo di più lungo periodo e rischio/rendimento più elevato. Prevista anche la possibilità di associare un Iban (lussemburghese) attivo ‘in entrata’ per alimentare la capacità di investimento anche da altri c/c.
Sul fronte dei costi sono previste commissioni annue di gestione, ma non in acquisto o vendita; non ci sono importi minimi d’investimento o vincoli temporali al riscatto. Trattandosi di formi “non complessi” (Ucits) – spiega la società – l’offerta d’investimento è in regime di “execution only”, cioè senza il test di appropriatezza.
“Ci rivolgiamo non solo a chi inizia, ma anche a chi già investe – dice Dalmasso – Con questi nuovi strumenti rispondiamo all'esigenza di chi vuole costruirsi un’indipendenza finanziaria e pianificare il proprio futuro, proseguendo nella nostra missione di contribuire a una nuova cultura nella gestione del denaro per trasformare l'Italia da Paese di risparmiatori a Paese di investitori". Il serbatoio potenziale è molto rilevante.
A fine ottobre l’Acri, nel consueto rapporto in occasione della Giornata del risparmio, evidenziava come chi riesce a mettere qualcosa da parte sceglie soluzioni liquide: la preferenza per i depositi si attesta al 64% mentre si riducono tutte le altre scelte d’investimento, da quelle più conservative a quelle più rischiose. Gli ultimi dati Istat, pubblicati mercoledì, certificano come gli italiani abbiano registrato – nel terzo trimestre 2025 – una crescita del potere d’acquisto ma una forte cautela sulle spese il che ha portato la propensione al risparmio a raggiungere i massimi dal 2009 all'11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. La sfida è mobilitare questi denari e incanalarli verso l’investimento.