Dopo una partenza in rialzo, i mercati invertono la rotta nell’ultima seduta della settimana. Ancora una volta, pesano i rialzi dei prezzi di petrolio e gas. In tre settimane, ovvero dall'inizio della guerra, sono andati in fumo oltre 1.700 miliardi di capitalizzazione. Ai dubbi sul conflitto in Iran si somma la volatilità del cosiddetto giorno delle “quattro streghe”, per la contemporanea scadenza di future e opzioni su indici e azioni.
Milano chiude in calo dell'1,97%
La Borsa di Milano chiude in forte calo. L'ultimo indice Ftse Mib cede l'1,97% a 42.840 punti. Nel listino principale nuovo tonfo per Inwit (-7,5%), dopo l'accordo tra Tim (-2,1%) e Fastweb + Vodafone sulle torri. Brillante Amplifon (+4,2%).
Europa chiude in calo, in 3 settimane in fumo 1.700 miliardi
Le Borse europee chiudono in calo mentre prosegue la guerra lunga in Medio Oriente. Le tensioni sullo stretto di Hormuz alimenta la corsa dei prezzi dell'energia, con il rischio di un aumento dell'inflazione. Un quadro che scatena le scommesse sul rialzo dei tassi e mette in tensione i titoli di Stato. Lo Stoxx 600, l'indice che raccoglie le principali società quotate europee, conclude la seduta in calo dell'1,7%. In tre settimane, ovvero dall'inizio della guerra, sono andati in fumo oltre 1.700 miliardi di capitalizzazione. Concludono la giornata in rosso Francoforte (-2,01%), Parigi (-1,82%), Londra (-1,45%).
Banco Bpm, i fondi candidano Massolo, Delle Femmine e Litvack
Il comitato dei gestori di Assogestioni ha depositato una lista di minoranza per il cda di Banco Bpm composta dal diplomatico e dirigente d'azienda, Giampiero Massolo, presidente di Mundys ed ex presidente di Fincantieri, nonché ex direttore del Dis, il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, il generale in congedo ed ex comandante dei reparti speciali della Guardia di Finanza, Vincenzo Delle Femmine, già presidente di Fintecna ed ex vicedirettore dell'Aisi, e Karina Audrey Litvack, già consigliere di Terna ed Eni.
Europa amplia cali su timori Iran e rialzo greggio, Milano tocca -2%
L'evolversi della situazione in Medio Oriente, con gli Stati Uniti che - secondo il Wall Street Journal - starebbero inviando tre navi da guerra e migliaia di marines nella regione, riaccende i prezzi del greggio e, contemporaneamente, affossa i listini europei. Il Ftse Mib di Milano arriva a cedere il 2% per poi ripiegare a -1,7% a 42.946 punti, tornando sui livelli dello scorso novembre. Giù anche Parigi (-1,5%), Francoforte (-1,7%), Londra (-1,4%), Madrid (-1,4%) e Amsterdam (-1%). Torna a correre il petrolio, con il Brent a 109 dollari al barile (+0,6%) e il Wti a 96,4 dollari (+0,3%).
Tensione sui titoli di Stato, lo spread sale a 91 punti
Mentre la seduta in Europa prosegue in calo per Francoforte (-1,3%), Parigi e Milano (-1,1%), Londra (-0,9%) e Madrid (-0,7%), restano in tensione i titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund sale a 91 punti, con il rendimento del decennale italiano in aumento di 15 punti base al 3,93%. Sui mercati aumentano i timori per un rimbalzo dell'inflazione, alimentata dalla corsa delle materie prime energetiche. L'attenzione si concentra sull'evoluzione della guerra in Medio Oriente ed il blocco dello stretto di Hormuz.
Europa sui minimi in scia a Wall Street e con timori invasione Usa in Iran, Milano -1,3%
Le Borse europee intraprendono la via dei ribassi e viaggiano sui minimi, seguendo così l'andamento degli indici a Wall Street. Il Ftse Mib di Milano registra un calo dell'1,2%, come il Cac di Parigi. Il Dax di Francoforte cede l'1,3%, l'Aex di Amsterdam lo 0,9%, l'Ibex di Madrid lo 0,5% e il Ftse 100 di Londra lo 0,8%. A far scattare le vendite sui listini i rinnovati timori per l'intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente: secondo il Wall Street Journal, il pentagono sta inviando tre navi da guerra e migliaia di marines nella regione, riaccendendo i timori per un'operazione di terra.
Inoltre, il presidente Usa Donald Trump ha attaccato alleati della Nato dicendo che senza gli Usa l'alleanza “è una tigre di carta". "Non vogliono unirsi alla battaglia per fermare un Iran con il nucleare. Ora che la battaglia è vinta dal punto di vista militare, con ben pochi pericoli per loro, si lamentano degli altri prezzi del petrolio che devono pagare ma non vogliono aiutare ad aprire lo stretto di Hormuz. Vigliacchi, ce ne ricorderemo”, ha scritto su Truth.
Wall Street apre in calo con fluttuazioni prezzi petrolio
Wall Street apre in calo sulla scia delle fluttuazioni dei prezzi di petrolio. Le quotazioni del greggio, dopo un'impennata, viaggiano ora in altalena: Stati Uniti e Israele hanno segnalato che non ci saranno ulteriori attacchi contro i siti di South Pars, il settore iraniano del giacimento di gas più grande al mondo. La Casa Bianca sta inoltre studiando piani per alleviare la tensione sui mercati energetici, accennando a una possibile revoca delle sanzioni su parte del petrolio iraniano. Il Dow Jones cede lo 0,25%, il Nasdaq arretra dello 0,49% e l'S&P 500 perde lo 0,26%.
Waller (Fed): “Preoccupano dei rischi inflazione da guerra”
Il governatore della Federal Reserve, Christopher Waller, ha dichiarato di essere ora preoccupato per l'impatto della guerra in Medio Oriente sull'inflazione statunitense, a causa della continua chiusura dello Stretto di Hormuz. "Due settimane fa", ha detto alla Cnbc, "stavo valutando la possibilità di votare per un taglio dei tassi di interesse della Federal Reserve. Ma da allora", ha aggiunto, "lo Stretto di Hormuz è rimasto chiuso, sembra che il conflitto continuerà e i prezzi del petrolio rimarranno alti più a lungo. Questo suggerisce che l'inflazione è una preoccupazione maggiore di quanto pensassi".
Bce, il mercato ora sconta tre rialzi dei tassi nel 2026
Il mercato scommette su tre rialzi pieni dei tassi d'interesse nell'area euro nel 2026, con la crisi energetica in Medio Oriente che rischia di alimentare una spirale inflazionistica. È quanto segnalano i contratti swap overnight sui tassi d'interesse della Bce: in media gli 'Ois' implicano ora 79 punti base di rialzi dei tassi da parte della Bce entro fine anno, contro 70 di ieri. I trader danno un 75% di probabilità a una stretta monetaria già al meeting Bce di fine aprile.
Birol (Aie): “Da guerra Iran minaccia energetica più grave di sempre”
La guerra in Iran ha creato "la minaccia alla sicurezza energetica più grande di sempre" e per far ripartire l'operatività di alcune infrastrutture nel Golfo Persico "ci vorranno sei mesi in alcuni casi, in altri molto di più". Lo dice Fatih Birol, segretario generale dell'Agenzia internazionale dell'energia, in un'intervista al Financial Times.
Zegna, utile in crescita del 20% nel 2025
Il gruppo Ermenegildo Zegna chiude il 2025 con un utile netto di 109,5 milioni di euro (+20%), ricavi stabili a 1,917 miliardi, il margine di profitto lordo è pari al 67,5% (66,6% nel 2024), mentre l'ebit adjusted è pari a 163 milioni (173 milioni al netto dei 10 milioni di accantonamenti per perdite attese su crediti legate al Chapter 11 di Saks Global). La posizione finanziaria netta è positiva per 52 milioni a fine dicembre 2025, rispetto a un indebitamento finanziario netto di 94 milioni al 31 dicembre 2024. La società propone un dividendo a 0,12 euro per azione ordinaria
Borse europee rallentano, in rialzo il petrolio
Le Borse europee proseguono l'ultima seduta della settimana in un clima molto incerto. Ai dubbi sul conflitto in Iran si somma la volatilità del cosiddetto 'giorno delle quattro streghe', con la contemporanea scadenza di future e opzioni sugli indici. In questo contesto, con gas e petrolio che ondeggiano attorno alla parità, il listino migliore è quello di Madrid, che cresce meno di mezzo punto percentuale. Attorno alla parità tutti gli altri mercati, con escursioni in terreno negativo. L'indice Dax di Francoforte segna +0,02%, il Cac 40 di Parigi -0,05% mentre l'Ftse 100 di Londra -0,17%. Debole anche Milano con Piazza Affari a +0,05%. Spread Btp-Bund in rialzo rispetto all'avvio a 84 punti base, mente l'euro è in leggero calo (-0,3%) a 1,155 contro il dollaro. Piatto il Bitcoin sui 75mila dollari. In Piazza Affari sempre generalmente bene il settore del credito (Mps e Mediobanca +2,7%), deboli Eni e Leonardo che cedono circa un punto percentuale e mezzo. Ancora in scivolata Inwit, che cede l'8% a 6,3 euro (con un minimo di seduta in calo fino al 12%) dopo aver rivisto al ribasso guidance e outlook in conseguenza dell'accordo tra Tim e Fastweb+Vodafone sulle torri di trasmissione.
Kuwait, colpita raffineria da attacco con droni
La raffineria di Mina al-Ahmadi della Kuwait petroleum corporation è stata colpita da diversi attacchi con droni nelle prime ore del mattino. In alcune unità sono divampati degli incendi e diverse sono state chiuse, ma non sono state segnalate vittime, ha in un primo tempo riferito Kuwait news agency. Successivamente la stessa Kuwait petroleum corporation ha dichiarato di essere impegnata a domare un incendio divampato in un'unità della raffineria di Mina al-Ahmadi, colpita da attacchi con droni. Ha aggiunto che alcune parti della raffineria sono state chiuse a titolo precauzionale. "Non sono stati segnalati feriti e le squadre di emergenza stanno lavorando attivamente per tenere sotto controllo la situazione nel rispetto delle norme di sicurezza previste", ha comunicato la compagnia petrolifera.
Qatar: con danni a Ras Laffan -17% export gnl in 5 anni
Secondo il governo del Qatar gli attacchi iraniani contro l'impianto di Ras Laffan ridurranno del 17% in cinque anni la capacità di esportazione di gas naturale, causando al Paese una perdita di 20 miliardi di dollari di entrate annuali. Lo scrive la Bbc.
Istat, surplus a 1,089 miliardi. Import -1,3%
Nel mese di gennaio 2026 l'Istat stima una riduzione congiunturale delle importazioni (-1,3%), mentre le esportazioni sono pressoché stazionarie (-0,1%), con la dinamica su base mensile dell'export che è sintesi di un incremento per l'area Ue (+1,4%) e una flessione per l'area extra Ue (-1,6%). Nel trimestre novembre 2025-gennaio 2026, rispetto al precedente, l'export è sostanzialmente stabile (-0,1%), mentre l'import si riduce del 2,2%. Su base annua, l'export flette invece del 4,6% in valore e del 5,8% in volume. La flessione tendenziale dell'export in termini monetari riguarda entrambe le aree, Ue (-3,9%) ed extra Ue (-5,5%). L'import registra una riduzione tendenziale del 7,4% in valore, che coinvolge in misura più ampia l'area extra Ue (-13,9%), rispetto a quella Ue (-2,0%); in volume, le importazioni si riducono del 2,9%.
Il saldo commerciale a gennaio 2026 è pari a +1.089 milioni di euro (-288 milioni a gennaio 2025. Il deficit energetico (-3.466 milioni) è inferiore rispetto a un anno prima (-4.693 milioni). L'avanzo nell'interscambio di prodotti non energetici sale da +4.404 milioni di gennaio 2025 a +4.556 milioni di gennaio 2026.
Borse europee, rimbalzo tecnico
Rimbalzo tecnico delle Borse europee in questo venerdì di metà marzo. A Piazza Affari il Ftse Mib sta guadagnando l'1,09% a quota 44.160 punti. Anche Francoforte è in recupero (+0,98%), seguita da Parigi (+0,80%). Lo spread è a 81 punti (-1,74%).
Borse asiatiche, chiusura in ribasso. Sopra la parità Seul
I mercati asiatici chiudono in flessione nonostante le dichiarazioni di Israele, secondo cui la guerra finirà "più velocemente di quanto si pensi", e che, almeno per ora, fanno scendere i prezzi del petrolio. Inoltre, la Banca centrale cinese ha mantenuto invariati i tassi di interesse sui prestiti per il decimo mese consecutivo e il renminbi ha guadagnato lo 0,2% contro il dollaro. Hong Kong perde lo 0,79% sulla scia del forte calo di Alibaba. Shanghai arretra dell'1,23%. Negativa anche Sidney (-0,82%). In controtendenza, invece, la Borsa di Seul con il Kospi che sale dello 0,31%. Chiusa per festività la Borsa di Tokyo.
Milano in rialzo
Prime fasi in rialzo alla Borsa di Milano sulla scia delle parole del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, secondo cui "questa guerra finirà molto più velocemente di quanto la gente pensi". Le principali nazioni europee e il Giappone, inoltre, si sono offerti di unire gli sforzi per garantire un passaggio sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz mentre il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha affermato che è possibile un ulteriore rilascio di greggio dalle Riserve Strategiche di petrolio degli Stati Uniti. Tutti fattori che stanno favorendo la discesa del prezzo del petrolio. Il Ftse Mib cala dello 0,92% a quota 44.106 punti. Sul listino Tim sale dell'1,22%, Stellantis cresce dell'1,23%. Contrastati gli energetici principali con Enel ed Eni rispettivamente a +0,28 e -1,55 per cento. Per quanto riguarda i finanziari, Mps sale del 2,71%, Generali a +1,69%, Unicredit +1,71% e Intesa +1,40%. Inwit, dopo il crollo di ieri (oltre -15%) cede ora l'1,67% dopo la riunione del Cda che ha annunciato il taglio delle stime e che contrasterà l'accordo tra Tim e Fastweb+Vodafone per costruire una rete di torri in Italia.
Europa, partenza positiva
Avvio di seduta positivo per le principali borse europee. Francoforte conquista l'1,1%, Parigi lo 0,82%, Londra si attesta a +0,52%. Bene anche Madrid (+1,42%), Amsterdam (+0,57%) e Zurigo (+0,57%).
Gas, in apertura il Ttf a 60,4 euro
Il prezzo del gas apre in calo in Europa dopo l'exploit di ieri. Al Ttf i contratti di gas naturale con consegna ad aprile arretrano del 2,34% attestandosi a 60,40 euro per MWh.
Petrolio, Brent stabile a 108 dollari
Stabile questa mattina il prezzo del Brent dopo l'impennata di ieri che lo ha portato a sfiorare i 120 dollari al barile. Al momento viene trattato a 108,23 dollari con una flessione dello 0,26%.
Inwit rivede al ribasso la guidance
Il Consiglio di amministrazione di Inwit si è riunito per analizzare lo stato dei rapporti con Tim e Fastweb+Vodafone e ha rivisto al ribasso le guidance 2026 e gli outlook di medio-termine. Lo rende noto un comunicato di Inwit dopo che Tim e Fastweb+Vodafone hanno firmato un accordo non vincolante per la costruzione e gestione di nuove torri per la telefonia mobile in Italia, con la prospettiva di realizzare fino a 6.000 siti. Inwit "valuta il progetto di una nuova JV tra TIM e Fastweb+Vodafone in contrasto con gli Master service agreement (Msa, i contratti quadro aziendali) e ribadisce la propria posizione in merito alla durata e ai contenuti degli Msa. La crescente conflittualità espressa dagli anchor tenants e la loro strategia di pressione negoziale costringe la società a una revisione al ribasso della guidance 2026 e del medium-term outlook", aggiunge Inwit.