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Stretto di Hormuz chiuso ma non per tutti: quali Paesi passano, l’incognita ultimatum

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Da 3-4mila navi con petrolio e gnl a meno di 100 in un mese. Il collo di bottiglia del commercio energetico mondiale spaventa mercati ed economie. Ma non vale per tutti
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ROMA – Il punto nevralgico del commercio energetico mondiale, largo poco più di uno spillo e al centro di un conflitto che travalica i confini regionali, da sei settimane è un collo di bottiglia attraverso cui petrolio e gas ora passano col contagocce. Per lo stretto di Hormuz, prima dell’inizio della guerra in Iran l’attacco di Usa e Israele lo scorso 28 febbraio, si muoveva il 20% di greggio e gnl mondiale. Più di 3mila navi cisterna al mese, attraverso un passaggio ampio poco più di 33 chilometri. Teheran ha imposto un blocco al passaggio come reazione ai bombardamenti per colpire le economie dei nemici e dei loro alleati. E favorire invece i propri partner, aprendo il rubinetto a comando. Sul quale pende ora l’ultimatum di Trump, che ha minacciato di intervenire con la forza per riaprire il passaggio.

ROMA – Il punto nevralgico del commercio energetico mondiale, largo poco più di uno spillo e al centro di un conflitto che travalica i confini regionali, da sei settimane è un collo di bottiglia attraverso cui petrolio e gas ora passano col contagocce. Per lo stretto di Hormuz, prima dell’inizio della guerra in Iran l’attacco di Usa e Israele lo scorso 28 febbraio, si muoveva il 20% di greggio e gnl mondiale. Più di 3mila navi cisterna al mese, attraverso un passaggio ampio poco più di 33 chilometri. Teheran ha imposto un blocco al passaggio come reazione ai bombardamenti per colpire le economie dei nemici e dei loro alleati. E favorire invece i propri partner, aprendo il rubinetto a comando. Sul quale pende ora l’ultimatum di Trump, che ha minacciato di intervenire con la forza per riaprire il passaggio.

I Paesi più colpiti

I primi a soffrire la chiusura dello Stretto sono stati i paesi asiatici, la regione del mondo più dipendente dagli energetici che transitano dal Golfo Persico. Secondo le stime dell'Iea, circa l'82% del petrolio greggio e degli altri combustibili fossili che attraversano lo Stretto di Hormuz è destinato ai paesi asiatici. Si stima che la sola Cina acquisti circa il 90% del petrolio esportato dall'Iran In queste settimane però sono aumentati i timori sulle ripercussioni in Europa e negli Stati Uniti. I principali istituti di analisi hanno rivisto al ribasso la crescita, e in aumento l’indice dei prezzi, e alcuni analisti hanno evidenziato i rischi dell’avvicinarsi di un periodo di stagflazione.

Le navi che passano lo Stretto

Ma Hormuz non è sigillato. Dallo stretto sono passate, come granelli in una clessidra che misura anche la resilienza dei Paesi importatori, circa 150 navi. Grazie ad accordi con le autorità iraniane che hanno concesso il passaggio in sicurezza alle navi “non ostili”. Secondo l'analisi di Bbc Verify tra l’1 e il 20 marzo circa 100 navi hanno attraversato il passaggio. Si tratta di un crollo del traffico ordinario del 95%. Circa un terzo delle navi passate in queste settimane è legate alle autorità di Teheran. Secondo Cnbc, tra l'1 e il 15 marzo ne sono transitate 11 legate alla Cina.

Il 31 marzo, Pechino ha espresso “gratitudine” dopo che tre delle sue navi hanno attraversato lo stretto, tra cui due navi portacontainer lunedì appartenenti al gigante marittimo statale Cosco. Almeno otto navi cisterna per gpl battenti bandiera indiana hanno attraversato lo stretto di Hormuz. Il 3 aprile è passata una portacontainer francese, tre petroliere legate all'Oman – una in comproprietà con un società giapponese – e una metaniera giapponese. Ad avere il via libera sarebbero state anche imbarcazioni di Pakistan, Malesia, Panama, Turchia, Grecia e Thailandia. Domenica una petroliera che trasportava greggio dell’Iraq ha attraversato lo stretto, dopo che l’Iran aveva dichiarato che avrebbe concesso una deroga al "fratello iraqeno”.

Miglioramenti nell’ultima settimana

Secondo quanto riporta Bloomberg la quinta settimana è stata quella in cui il flusso è stato maggiore dall’inizio del conflitto. La novità di questi giorni è che sempre più navi non sono direttamente collegate all’Iran o alla Cina, un segnale che anche altri Paesi stanno cercando – e ottenendo – accordi con Teheran per avere garanzie sul passaggio e superare il blocco incolumi. Secondo i dati di monitoraggio raccolti, nel weekend iniziato venerdì 4 aprile sono passate in totale 21 navi: 13 in uscita dal Golfo Persico e otto in entrata dal mare aperto. Ma, oltre a non essere chiari i termini degli accordi raggiunti per riuscire a passare senza pericolo, sulla chiusura della rotta pende l’ultimatum di Trump.

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