Esteri

STRAGE DI DENVER

Armi, passo avanti di Obama
"Basta violenze, fucili d'assalto solo in guerra"

Il presidente per la prima volta parla esplicitamente della necessità di regolare l'accesso agli armamenti: "Troppo spesso questi sforzi falliscono a causa della politica e dei gruppi di pressione"

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l presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha promesso, parlando a New Orleans, che "continuerà a lavorare" con il Congresso per lottare contro la violenza dovuta al possesso indiscriminato di armi, a cinque giorni dalla strage di Aurora, in Colorado, dove un giovane ha ucciso dodici persone in un cinema alla prima dell'ultimo film di Batman.

"Ogni due giorni il numero dei giovani che perdiamo a causa della violenza è quasi pari a quello di coloro che sono morti al cinema" di Aurora, ha detto il presidente. "Lavorerò con i membri di entrambi i partiti, con i gruppi religiosi e con le organizzazioni civiche per arrivare a un consenso sulla riduzione della violenza". E parlando proprio di giovani e violenza, il presidente ha aggiunto: "Dobbiamo anche capire che quando un bambino apre il fuoco su altri bambini, c'è un vuoto nel suo cuore che nessun governo può riempire". La responsabilità di fermare la violenza legata al possesso di armi, ha detto Obama, oltre che ai politici spetta a genitori, vicini e insegnanti dei giovani, perché assicurino "che non sentano quel vuoto dentro di loro". "Dobbiamo alzare ogni sasso e riconoscere che non abbiamo alcuna altra missione che tenere al sicuro la nostra gente".

Ma Obama non nasconde le responsabilità della politica, e a New Orleans compie un passo avanti: "Davanti ad una tragedia grave come quella - ha detto Obama, con una trasparente allusione alle potenti lobby delle armi - c'è sempre un appello all'azione, si parla di riforme e di nuove leggi. E troppo spesso questi sforzi falliscono a causa della politica e dei gruppi di pressione". L'idea, già espressa all'indomani della strage, è quella di rendere i controlli imposti a chi acquista armi "più stretti e più completi". Il presidente ha ribadito tuttavia di non essere contrario al secondo emendamento della Costituzione americana, che sancisce il diritto al porto d'armi: "Riconosciamo le tradizioni dei proprietari di armi, passate di generazione in generazione. La caccia e il tiro sportivo fanno parte di un patrimonio nazionale che difendiamo e rispettiamo", ha assicurato. "Ma penso anche - ha poi precisato - che molti proprietari d'armi sarebbero d'accordo sul fatto che gli AK-47 (fucili d'assalto, ndr), siano al loro posto nelle mani dei soldati, non dei criminali. Che sono al loro posto sui campi di battaglia, non nelle vie delle nostre città", ha concluso. Un discorso non troppo sbilanciato, ma che ad esempio un fervente sostenitore della causa del controllo delle armi come il regista Michael Moore (autore di Bowling for Columbine sulla strage nell'omonima scuola) ha accolto con entusiasmo con questo tweet: "Grazie, signor presidente per aver ascoltato il popolo americano e messo un dito nella pozza dei sani di mente. Almeno lei ha detto qualcosa".

Come notano i media americani, il discorso di New Orleans è il più impegnativo che Obama abbia finora tenuto sul tema delle armi: ne parlò nel 2011 dopo l'attentato di Tucson in cui sei persone vennero uccise e la deputata democratica Gabrielle Giffords rimase gravemente ferita. "La Casa Bianca riconosce che nuove leggi sulle armi sono politicamente impossibili nell'attuale clima elettorale - scrive Politico - ma il commento di Obama indica che almeno lui ha intenzione di affrontare la questione". Mitt Romney, lo sfidante repubblicano nelle elezioni di novembre, ha detto che nuove leggi non avrebbero fermato il massacro in Colorado, ma in passato aveva sostenuto misure di controllo della vendita di armi. Il tema è dunque più che mai sul tavolo, magari dopo le elezioni.