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Thailandia, condannato a 28 anni per lesa maestà: sempre più dura la repressione su chi critica il re

L'incoronazione dell'attuale re thai 
Mongkhon Thirakot aveva fatto post su Facebook ritenuti offensivi verso la monarchia. La legge thailandese in materia è tra le più severe al mondo. Il governo la usa per reprimere la libertà di parola e le Nazioni Unite hanno più volte chiesto di modificarla
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PECHINO - Ventotto anni di carcere per lesa maestà. È la condanna che il tribunale di Chiang Rai, Thailandia, ha inflitto al 27enne attivista Mongkhon Thirakot per i suoi post su Facebook in cui “diffamava” e “offendeva” il re e la monarchia. Al ragazzo è stata concessa la libertà su cauzione (300mila bath, poco più di 8mila euro) visto che il suo caso ora va in appello, a condizione che non si impegni in atti che danneggino la Casa reale o lasci il Paese.

Secondo i giudici, Thirakot - arrestato lo scorso agosto - ha violato la legge sulla lesa maestà in 14 dei 27 post incriminati sul social network (i cui contenuti la Corte non ha svelato). L'articolo 112 del codice penale thailandese stabilisce che chiunque "diffami, insulti o minacci il re, la regina, l'erede designato o il reggente" è punito con una pena detentiva compresa tra i 3 e i 15 anni. Legge che, secondo Ong e attivisti, spesso vien…

PECHINO - Ventotto anni di carcere per lesa maestà. È la condanna che il tribunale di Chiang Rai, Thailandia, ha inflitto al 27enne attivista Mongkhon Thirakot per i suoi post su Facebook in cui “diffamava” e “offendeva” il re e la monarchia. Al ragazzo è stata concessa la libertà su cauzione (300mila bath, poco più di 8mila euro) visto che il suo caso ora va in appello, a condizione che non si impegni in atti che danneggino la Casa reale o lasci il Paese.

Secondo i giudici, Thirakot - arrestato lo scorso agosto - ha violato la legge sulla lesa maestà in 14 dei 27 post incriminati sul social network (i cui contenuti la Corte non ha svelato). L'articolo 112 del codice penale thailandese stabilisce che chiunque "diffami, insulti o minacci il re, la regina, l'erede designato o il reggente" è punito con una pena detentiva compresa tra i 3 e i 15 anni. Legge che, secondo Ong e attivisti, spesso viene utilizzata come strumento per reprimere il dissenso politico: dal novembre 2020 almeno 228 persone, tra cui 18 minorenni, sono state accusate di questo reato. 

Per ognuno dei 14 dei post di Thirakot, commerciante di abbigliamento online, la pena è stata di 3 anni. Totale: 42 anni di reclusione. Ridotti di un terzo (28, appunto) grazie alla “collaborazione” del ragazzo. Per gli altri 13 messaggi postati il tribunale ha deciso che non violavano la legge perché si riferivano al defunto re Bhumibol Adulyadej, padre dell'attuale sovrano Maha Vajiralongkorn.

Quella comminata a Thirakot è la seconda più pesante pena detentiva inflitta da un tribunale thailandese per un caso di diffamazione reale. Il “record” ci fu nel 2021: 43 anni. La pena originariamente prevista era di 87 anni e la donna è tuttora in carcere. 

La legge thailandese sulla lesa maestà è tra le più severe al mondo. Secondo i critici, il governo sostenuto dai militari usa la legge per reprimere la libertà di parola e le Nazioni Unite hanno ripetutamente chiesto alla Thailandia di modificarla. Non esiste una definizione ben precisa, tuttavia, di cosa costituisca un insulto alla monarchia e questo dà dunque alle autorità un margine di manovra per interpretare la legge in modo molto ampio. Le denunce per lesa maestà possono essere presentate da chiunque, contro chiunque, e devono sempre essere oggetto di indagine dalla polizia. 

Il monarca ha un ruolo centrale nella società thailandese. Bhumibol, morto nell'ottobre 2016 dopo sette decenni sul trono, era amatissimo e venerato quasi come un dio. Gli è succeduto il figlio, Vajiralongkorn, che non gode dello stesso livello di popolarità del padre. La Thailandia è ufficialmente una monarchia costituzionale, con il re fuori dal processo politico. Ma in realtà, per decenni il palazzo ha esercitato un'enorme influenza sugli eventi politici del Paese. Da quando è salito al trono dopo la morte del padre, Vajiralongkorn ha compiuto passi significativi per consolidare il potere finanziario e militare della monarchia, portando le casse della corona e le influenti unità dell'esercito sotto il suo diretto controllo. Misure che hanno aumentato la sua impopolarità tra le giovani generazioni del Paese.

Il caso di Thirakot si intreccia con quello delle due attiviste - Tantawan Tuatulanon e Orawan Phupong - che a inizio gennaio hanno deciso di rinunciare alla loro libertà su cauzione per tornare in carcere in solidarietà con le altre persone detenute in attesa di giudizio con la stessa accusa di lesa maestà. Le due hanno iniziato uno sciopero della fame. E martedì sono state trasferite in un ospedale fuori dal carcere. Le loro condizioni sono critiche. Ieri sera centinaia di persone hanno organizzato una veglia nel centro di Bangkok a sostegno delle due ragazze. 

Dopo le proteste di massa di tre anni fa, durante le quali centinaia di migliaia di persone (perlopiù studenti) erano scesi in strada per chiedere riforme democratiche e riforme della stessa monarchia, i casi di lesa maestà sono aumentati: 16 persone sono attualmente detenute in attesa di giudizio o di appello per accuse legate alla loro partecipazione al movimento pro-democrazia, otto delle quali con l'accusa di diffamazione reale. 

Le proteste guidate dai giovani chiedevano una serie di cambiamenti politici, tra cui le dimissioni del primo ministro Prayut Chan-o-cha, la stesura di una costituzione autenticamente democratica e, cosa più clamorosa, la limitazione del potere della monarchia. Compresa la modifica di quel reato, lesa maestà, per colpa del quale ancora oggi gli attivisti vengono condannati al carcere.