Trump verso l’arresto: tutto quello che c’è da sapere sull’incriminazione dell’ex presidente Usa
di Enrico FranceschiniLONDRA – Donald Trump verrà formalmente arrestato e incriminato giovedì, nello stato americano di Georgia, con l’accusa di avere fatto pressioni sulle autorità locali per ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali del 2020, regolarmente vinte dal candidato democratico Joe Biden.
Che cosa succederà a quel punto e in che modo questo ennesimo ostacolo giudiziario può influire sulla campagna per la Casa Bianca 2024? Ecco una scheda di domande e risposte per riassumere la situazione.
Quali sono esattamente le nuove imputazioni contro l’ex-presidente?
La principale è la registrazione di una telefonata in cui Trump preme su Brad Raffensperger, segretario di stato repubblicano della Georgia, chiedendogli d…
LONDRA – Donald Trump verrà formalmente arrestato e incriminato giovedì, nello stato americano di Georgia, con l’accusa di avere fatto pressioni sulle autorità locali per ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali del 2020, regolarmente vinte dal candidato democratico Joe Biden.
Che cosa succederà a quel punto e in che modo questo ennesimo ostacolo giudiziario può influire sulla campagna per la Casa Bianca 2024? Ecco una scheda di domande e risposte per riassumere la situazione.
Quali sono esattamente le nuove imputazioni contro l’ex-presidente?
La principale è la registrazione di una telefonata in cui Trump preme su Brad Raffensperger, segretario di stato repubblicano della Georgia, chiedendogli di “trovare 11780 voti” per fargli vincere le elezioni presidenziali in Georgia, così impedendo a Biden di raggiungere a livello nazionale la quota necessaria a ottenere matematicamente la Casa Bianca.
In tutto, la procuratrice distrettuale della Georgia, Fani Willis, prima donna a ricoprire questo incarico, ha emesso 13 capi di imputazione contro Trump, fra cui associazione a delinquere e falsa testimonianza. Altre 19 persone, tutti suoi stretti collaboratori, sono state incriminate come suoi complici.
L’arresto significa che Trump verrà imprigionato?
No. La procuratrice Willis ha già stabilito una cauzione di 200 mila dollari che gli permetterà di ottenere la libertà provvisoria. Con una condizione però: “Che l’imputato si astenga dal commettere qualunque atto di intimidazione o di ostruzione della giustizia, incluse affermazioni postate sui social media”.
Come ha reagito Trump?
Postando questa affermazione, con una parola scritta a lettere maiuscole come è suo solito, su Truth Social, il social media da lui creato su cui si è trasferito dopo essere stato messo al bando da Twitter: “Potete crederci? Giovedì andrò ad Atlanta, in Georgia, per essere ARRESTATO da una procuratrice radicale di sinistra, Fani Willis. La quale ha fatto campagna, e continua a farla, e a raccogliere fondi, per questa caccia alle streghe, in stretto coordinamento con il corrotto ministero della Giustizia di Joe Biden”.
Ci sono timori per il giorno del suo arresto?
Sì. Lo sceriffo che dovrà formalmente arrestarlo ha già ricevuto minacce online. Sono stati approntati sbarramenti intorno alla corte di giustizia, per la possibilità di manifestazioni di protesta o violenze da parte dei sostenitori di Trump.
Cosa succederà dopo il suo rilascio su cauzione?
La procuratrice ha fissato il 5 settembre per un’udienza preliminare, a cui Trump dovrà essere presente, in cui l’imputato dovrà dichiararsi colpevole o innocente: non ci sono dubbi che si proclamerà innocente, come ha fatto per le tre precedenti imputazioni. Ancora da decidere la data in cui dovrebbe iniziare il processo in Georgia, ma la procuratrice ha proposto il marzo 2024, in pieno calendario delle primarie per scegliere il candidato repubblicano che affronterà il candidato democratico, probabilmente Biden, nella sfida per la Casa Bianca a novembre dello stesso anno.
Questi nuovi sviluppi impediranno a Trump di fare campagna elettorale?
No, perché dal punto di vista legale è soltanto incriminato, non condannato, e comunque per la legge americana anche un condannato in via definitiva può candidarsi alla presidenza: come è accaduto nel 1920 quando Eugene Debs si candidò alla Casa Bianca dal carcere, quale candidato del partito socialista americano, ottenendo circa 1 milione di voti, pari al 3 per cento.
Trump potrebbe avere complicazioni dal punto di vista pratico ed economico, perché questo e gli altri tre procedimenti giudiziari nei suoi confronti gli richiederanno di essere presente in tribunale a tutte le udienze, creando potenziali conflitti con il calendario di comizi e appuntamenti elettorali delle primarie, che iniziano il 15 gennaio 2024: ma va detto che ha già rinunciato a partecipare al dibattito televisivo di questo mercoledì con gli altri candidati repubblicani, sostenendo che gli elettori lo conoscono benissimo e che il suo enorme vantaggio sui rivali nei sondaggi lo esime dall’affrontarli.
Sembra propenso a disertare anche i futuri dibattiti, almeno fino alla nomination alla presidenza. “L’opinione pubblica sa chi sono e che presidenza di successo ho avuto, per cui non farò i dibattiti”, ha postato sempre su Truth Social. Se otterrà la nomination repubblicana, si vedrà se prenderà parte o meno agli abituali due o tre dibattiti con il candidato democratico prima del voto di novembre.
I processi gli costeranno inoltre un mucchio di soldi in spese legali per i suoi avvocati, ma anche su questo va notato che, a ogni nuova imputazione, aumentano le donazioni alla sua campagna elettorale, donazioni che Trump usa con disinvoltura per pagare gli avvocati che lo difendono.
Quali sono le altre incriminazioni contro Trump?
Ce ne sono altre tre. A Washington è stato incriminato, insieme a sei complici, per frode contro l’America, cospirazione contro i diritti dei cittadini americani e tentativo di influenzare un testimone: in pratica è accusato di un complotto per rovesciare il risultato delle elezioni 2020, complotto culminato nell’assalto dei suoi sostenitori al Congresso della capitale il 6 gennaio 2021, nel giorno in cui il parlamento americano doveva certificare il risultato delle elezioni, vinte regolarmente da Biden. In Florida è stato incriminato per avere illegalmente portato documenti segreti via dalla Casa Bianca e averli tenuti nella sua residenza di Mar-a Lago.
E a New York è incriminato per falsificazione dei conti dei fondi elettorali al fine di dare una “bustarella” a una porno star con cui aveva avuto una relazione per farla tacere in piena campagna elettorale. Anche questi processi dovrebbero cominciare nel corso del 2024, in contemporanea con la campagna per le primarie per la Casa Bianca.
I processi a Trump saranno tramessi in diretta tivù, come accaduto per altri casi giudiziari, da O.J. Simpson a Jonnie Depp, trasformando il procedimento in uno spettacolo seguito da milioni di persone in tutto il mondo?
“Dipende dalle norme da stato a stato. Le regola della Georgia consentono la trasmissione televisiva delle udienze”.
Come si dichiara Trump rispetto a tutte queste imputazioni?
Completamente innocente, sostenendo che sono il frutto di una “caccia alle streghe” ordita dal partito democratico e paragonandola ai processi nella Germania nazista e nell’Unione Sovietica comunista contro i dissidenti e i perseguitati politici.
Ma davvero negli Stati Uniti una persona incriminata può candidarsi alla presidenza?
Sì. La Costituzione americana pone soltanto tre condizioni per la candidatura alla Casa Bianca: avere più di 35 anni, essere nati negli Stati Uniti e averci vissuto per almeno 14 anni. Una quarta condizione è che non si può essere eletti per più di due volte, ma Trump è stato eletto una volta sola, nel 2016 quando sconfisse Hillary Clinton (in virtù degli Stati conquistati, pur ottenendo 3 milioni di voti in meno), dunque può ricandidarsi.
Un condannato in via definitiva può votare?
No. Un cittadino condannato a una pena carceraria in via definitiva perde il diritto di voto. Ma non perde il diritto di essere eletto.
Cosa potrebbe fare Trump se fosse eletto presidente e venisse condannato in uno o più dei processi in corso?
In teoria potrebbe auto assolversi con un perdono presidenziale.
E cosa potrebbe fermare la candidatura o l’elezione di Trump alla Casa Bianca?
Soltanto un impeachment da parte del Senato americano, che tuttavia lo ha assolto finora due volte, essendo a maggioranza repubblicano, la prima volta dall’accusa di abuso di potere e la seconda da quella di incitamento all’insurrezione.
Esiste anche il 14esimo emendamento della Costituzione, che vieta a chiunque sia coinvolto in una insurrezione contro gli Stati Uniti di essere eletto “senza l'approvazione di due terzi dei membri del Senato”, ma anche questo dipende dalla futura composizione elettorale del Senato.
Che effetto avrà tutto questo sulle elezioni?
Potrebbe favorire Trump durante le primarie repubblicane, facendolo apparire vittima di una macchinazione giudiziaria e rafforzando il consenso tra i suoi fans più accaniti, in modo da fargli vincere la nomination e farlo diventare il candidato del suo partito alla Casa Bianca. È anche possibile che, di fronte ad accuse così gravi, una parte dell'elettorato repubblicano lo abbandoni, specie se gli altri candidati repubblicani cominceranno ad attaccarlo apertamente e la leadership del suo partito al Senato lo giudicasse ineleggibile, ma finora non è accaduto.
Tuttavia, secondo sondaggi ed esperti elettorali, il moltiplicarsi dei processi contro Trump potrebbe fargli perdere a novembre 2024 la sfida finale contro Biden, o chiunque fosse il candidato democratico alla presidenza, motivando elettori che si sarebbero astenuti a recarsi alle urne e convincendo la parte più moderata dell’elettorato repubblicano e dei centristi che non appartengono a nessuno dei due schieramenti, e che in genere non votano nelle primarie, a votare per il suo avversario.
E cosa succederebbe se Trump perdesse le elezioni?
Se venisse battuto una seconda volta alle urne dopo la sconfitta del 2020, magari in modo ancora più netto di quattro anni fa (quando Biden prevalse comunque 81 milioni di voti a 74 milioni, 51,3 a 46,8 per cento, 306 a 232 voti elettorali), forse a quel punto Trump si arrenderebbe. Ma potrebbe anche gridare all’imbroglio una seconda volta e cercare di scatenare una guerra civile: non tanto per riconquistare la Casa Bianca ma per evitare il carcere.
La sfida elettorale e giudiziaria, per lui, ha infatti due risultati possibili: o vince le elezioni e si salva; o le perde e rischia di finire in prigione. Una buona parte delle imputazioni prevedono soltanto sanzioni pecuniarie, anche queste gravi per un businessman indebitato fino al collo, ma una parte prevede che il condannato finisca dietro le sbarre. Per avere la certezza di rimanere libero, Donald Trump deve tornare alla Casa Bianca.