Russia, il reporter Usa Gershkovich condannato a 16 anni. Ora si spera nello scambio di prigionieri
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Il corrispondente statunitense del Wall Street Journal Evan Gershkovich non si sarebbe dovuto trovare lì, nella gabbia di vetro degli imputati di un’aula di tribunale, ad ascoltare un’assurda condanna: 16 anni di carcere da scontare in una prigione di massima sicurezza per “spionaggio”, accuse che il reporter, il suo giornale e il suo Paese hanno fortemente respinto.
Suo malgrado Gershkovich è diventato un ostaggio. Merce di scambio. Una pedina politica nei già tesi rapporti tra Mosca e Washington. E questo verdetto, arrivato subito dopo la terza udienza a porte chiuse di un processo quasi per direttissima, paradossalmente è una buona notizia, perché apre la strada a uno scambio di prigionieri tra Russia e Stati Uniti, alla sua libertà e al suo ritorno a casa.
L’arresto di Gershkovich 477 giorni fa
Molti giornalisti occidentali hanno lasciato la Russia dopo le leggi repressive approvate nel marzo del 2022 che prevedono fino a 15 anni di carcere per chi getta “discredito” …
MOSCA – Il corrispondente statunitense del Wall Street Journal Evan Gershkovich non si sarebbe dovuto trovare lì, nella gabbia di vetro degli imputati di un’aula di tribunale, ad ascoltare un’assurda condanna: 16 anni di carcere da scontare in una prigione di massima sicurezza per “spionaggio”, accuse che il reporter, il suo giornale e il suo Paese hanno fortemente respinto.
Suo malgrado Gershkovich è diventato un ostaggio. Merce di scambio. Una pedina politica nei già tesi rapporti tra Mosca e Washington. E questo verdetto, arrivato subito dopo la terza udienza a porte chiuse di un processo quasi per direttissima, paradossalmente è una buona notizia, perché apre la strada a uno scambio di prigionieri tra Russia e Stati Uniti, alla sua libertà e al suo ritorno a casa.
L’arresto di Gershkovich 477 giorni fa
Molti giornalisti occidentali hanno lasciato la Russia dopo le leggi repressive approvate nel marzo del 2022 che prevedono fino a 15 anni di carcere per chi getta “discredito” o diffonde “fake news” sulle forze armate russe. Gershkovich no, era rimasto.
Nato negli Usa 32 anni fa da una coppia di ebrei russi emigrati dall’Urss, bilingue, si era trasferito a Mosca e, dopo aver lavorato per il Moscow Times e la France Press, era diventato il corrispondente del Wall Street Journal. Nella primavera del 2023 era volato negli Urali per sapere che cosa ne pensassero del conflitto in Ucraina i russi a 1400 chilometri a Est di Mosca. Lo aveva chiesto anche ai dipendenti di Uralvagonzavod, la fabbrica di Nizhnij Tajil che produce e ripara i carri armati T-90 e Armata usati in Ucraina.
Il 29 marzo del 2023 i servizi di sicurezza Fsb lo hanno prelevato mentre cenava in una steakhouse nel centro di Ekaterinburg accusandolo di “raccogliere informazioni segrete” su ordine della Cia. Gershkovich è diventato così il primo giornalista straniero accusato di spionaggio dai tempi della Guerra Fredda, dall’arresto di Nicholas Daniloff nel 1986 che però fu scarcerato tre settimane dopo senza incriminazioni in cambio del diplomatico sovietico Gennadij Zakharov.
Per Gershkovich l’arresto è stato invece l’inizio di un calvario già durato 477 giorni: quasi 16 mesi di custodia cautelare nel famigerato carcere Lefortovo di Mosca, poi il trasferimento a Ekaterinburg dove il 26 giugno scorso è iniziato il processo presso la Corte regionale di Sverdlovsk. A porte chiuse, la norma in Russia nei casi di presunto spionaggio.
L’insolita rapidità del processo
La prima udienza è durata due ore appena senza che venisse presentata “alcuna prova a sostegno delle accuse”, almeno nella breve parte in cui sono stati eccezionalmente ammessi due funzionari consolari dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca. La seconda si sarebbe dovuta tenere il 13 agosto, ma su richiesta della difesa è stata anticipata a giovedì 18 luglio. Ammessi soltanto il giudice, il procuratore, l’imputato e i suoi avvocati.
Oggi le arringhe finali con la procura che aveva chiesto 18 anni di carcere contro la pena massima di 20 prevista dall’articolo 276 del Codice penale russo che regola i casi di spionaggio. Poi, a sorpresa, il verdetto. Un’insolita rapidità che però fa sperare in un prossimo epilogo a lieto fine. Mosca ha più volte alluso a uno scambio di prigionieri che coinvolga Gershkovich, ma perché si potesse procedere bisognava attendere il verdetto.
“Non ricordo un caso con accuse così gravi che sia stato ascoltato così rapidamente da una corte. Qui è chiaro che il tribunale e lo Stato hanno accelerato, cercando di concludere il procedimento", ha detto l’avvocato Evgenij Smirnov in un’intervista con Zhivoj Gvozd. "Spero che la ragione sia positiva, che sia stato concordato uno scambio".
Il possibile scambio
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov oggi si è rifiutato di commentare un possibile scambio, ma mercoledì scorso alle Nazioni Unite il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva dichiarato che Mosca e i “servizi speciali” di Washington ne stavano discutendo, mentre ieri il vice portavoce del Dipartimento di Stato americano Vedant Patel non ha voluto discutere delle trattative in corso limitandosi a dire: “Siamo stati chiari fin dall’inizio che Evan non ha fatto nulla di sbagliato e non avrebbe dovuto essere arrestato. Finora la Russia non ha fornito alcuna prova di un crimine e non è riuscita a giustificare la continua detenzione di Evan”.
In cambio di Gerschkovich, Putin vuole “l’assassino del Tiergarten”, ma la Germania non si pronuncia
Intervistato da Tucker Carlson lo scorso febbraio, era stato però lo stesso Vladimir Putin a dire di sperare come contropartita nel rilascio di un “patriota” che “ha eliminato un bandito in una delle capitali europee” e ora “sta in prigione in un Paese alleato degli Usa”. Un’allusione a Vadim Krasikov, agente dell’Fsb condannato all’ergastolo in Germania per aver assassinato a Berlino nel 2019, per conto di Mosca, l’ex comandante separatista ceceno e cittadino georgiano Zelimkhan Khangoshvili.
I detenuti statunitensi ostaggio di Putin
Il problema, però, è che non è certo che Berlino voglia infilarsi in una disputa tra Russia e Stati Uniti. Dal canto loro, gli Stati Uniti invece non hanno più una “carta” forte da calare: nel 2022 hanno liberato il “mercante di morte” Viktor But, il trafficante d’armi che stava scontando 25 anni negli Usa, per ottenere il rilascio della cestista statunitense Brittney Griner, condannata da Mosca a nove anni di reclusione per possesso di stupefacenti e, in seguito, il pilota russo Konstantin Jaroshenko in cambio del veterano Trevor Reed.
La Russia è «in vantaggio», ha osservato l’avvocato Evgenij Smirnov di Pervyj Otdel. «Diversi statunitensi sono nelle carceri russe, così come molti europei, tra cui francesi e tedeschi. Ma non sono molti i cittadini russi all’estero il cui ritorno interessi alle autorità russe. È come se la Russia avesse 50 assi mentre l’Occidente ne avesse soltanto un paio».
Tra i ben nove “assi” statunitensi nella manica di Putin ci sono anche l’ex marine Paul Whelan arrestato nel 2018 che sta scontando 16 anni di carcere per spionaggio e la giornalista russo-statunitense Alsu Kurmasheva, arrestata un anno fa per aver violato la legge sugli “agenti stranieri”. Tutte pedine di una partita ad armi impari.