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Iran, giustiziato il cittadino tedesco Jamshid Sharmahd. Berlino protesta con Teheran

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Il 69enne aveva un blog pro dissidenti: rapito a Dubai era stato portato nel 2020 in un carcere iraniano
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BERLINO — Jamshid “Jimmy” Sharmahd è stato giustiziato lunedì mattina, probabilmente impiccato, con una scusa barbara. Una di quelle pigramente buttate là nei processi farsa dei mullah per far fuori gli oppositori: «Terrorismo». La sua vera colpa, se così si può dire, è stata quella di aver dato voce agli iraniani dissidenti su un sito e su un canale radio creati da lui. Il suo peccato mortale è stato quello di aver creduto in un Iran libero.

In questi ultimi vent’anni, Sharmahd aveva scelto gli Stati Uniti, era scappato dalla Germania, dove era cresciuto, «perché non ne poteva più del brutto tempo», racconta la figlia Gazelle. Ma anche se si era trasferito a Los Angeles, non aveva mai dimenticato la sua patria. Aveva fondato un blog, aveva creato una radio per dare spazio ai suoi concittadini e per chiedere la separazione tra Stato e religione. E quel sito, quella radio erano stati la sua condanna a morte.

BERLINO — Jamshid “Jimmy” Sharmahd è stato giustiziato lunedì mattina, probabilmente impiccato, con una scusa barbara. Una di quelle pigramente buttate là nei processi farsa dei mullah per far fuori gli oppositori: «Terrorismo». La sua vera colpa, se così si può dire, è stata quella di aver dato voce agli iraniani dissidenti su un sito e su un canale radio creati da lui. Il suo peccato mortale è stato quello di aver creduto in un Iran libero.

In questi ultimi vent’anni, Sharmahd aveva scelto gli Stati Uniti, era scappato dalla Germania, dove era cresciuto, «perché non ne poteva più del brutto tempo», racconta la figlia Gazelle. Ma anche se si era trasferito a Los Angeles, non aveva mai dimenticato la sua patria. Aveva fondato un blog, aveva creato una radio per dare spazio ai suoi concittadini e per chiedere la separazione tra Stato e religione. E quel sito, quella radio erano stati la sua condanna a morte.

A Los Angeles era già scampato a un attentato. Nel 2009 la polizia lo aveva avvertito che un uomo, che per un pugno di dollari avrebbe dovuto metterlo sotto con un van, era stato arrestato. Dopo, Sharmahd si era creduto al sicuro. E invece. Nel 2020, mentre il mondo era attanagliato dal Covid, l’ingegnere iraniano-tedesco era stato rapito dai servizi iraniani durante un viaggio in India, quando ha fatto scalo a Dubai. Da allora, era sparito.

Sua figlia Gazelle aveva cominciato a sgolarsi, aveva cercato disperatamente di mantenere viva l’attenzione sul padre mentre la sua seconda patria, la Germania, si avvitava sulle conseguenze del Covid e l’invasione dell’Ucraina e a lei sembrava che quel suo padre dal passaporto tedesco fosse stato dimenticato.

Sharmahd era cresciuto in Germania, e da ragazzo era tornato in Iran in tempo per vedere la rivoluzione di Khomeini e la brutale repressione del regime degli ayatollah, aveva conosciuto sua moglie a Teheran. Lì era nata sua figlia Gazelle, che negli ultimi quattro anni si è battuta come una leonessa per la sua liberazione. Ma quando la bimba aveva compiuto un anno, Sharmahd aveva portato al sicuro la sua famiglia, era scappato in Germania, a Hannover. E aveva fatto una brillante carriera da ingegnere. Nel 2009 si era trasferito in California.

Nel 2020, appena sono riusciti a mettere le mani su di lui, gli ayatollah lo hanno fatto rapire, torturare, condannare. Hanno estorto una confessione per un presunto attentato a Shiraz attraverso le sevizie, non l’hanno mai fatto più uscire dalla sua cella. Il 69enne soffriva da anni di Parkinson: la famiglia non ha mai saputo se abbia potuto prendere regolarmente le sue medicine in carcere. E la figlia ha capito che sarebbe stato giustiziato quando lo ha visto ripreso con le foto dell’attentato alle spalle.

Il governo tedesco si è svegliato davvero quando Teheran ha formulato un anno e mezzo fa la condanna a morte per Sharmahd. Ha cacciato due diplomatici. Alla notizia della sua esecuzione, Olaf Scholz ha gridato allo “scandalo” e il governo ha convocato l’ambasciatore iraniano e richiamato il proprio da Teheran per consultazioni. Ma Teheran ha già risposto con una bugia: «Nessun terrorista può godere dell’immunità».

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