Il ministro dell’informazione siriano: “Avremo una stampa plurale e ci sarà posto per le donne”
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoDAMASCO — La Siria è libera, ma quanto lo saranno i siriani dipenderà anche da Muhammad Yaqoub, detto al Omar, laurea in scienze politiche e master in giornalismo. Era il capo del media department dei ribelli islamisti, ha filmato e combattuto quasi tutte le battaglie del nord, lungo dieci anni. Ora è il ministro della comunicazione del nuovo governo pro-tempore. Ci incontriamo mentre a Damasco e in molte città del Paese riaprono le scuole e alcuni uffici pubblici, un segnale di normalità in giorni eccezionali.
La Siria ha bisogno di tutto: fondi, infrastrutture, sicurezza. Su quali priorità vi concentrate?
«Il ritorno di tutti i lavoratori alle loro posizioni, la continuità dei servizi, la sicurezza. Dopo la riapertura delle scuole e delle università, riattiviamo gli aeroporti, i porti marittimi e i valichi di frontiera. Ci sono numerose sfide interne e ostacoli amministrativi causati dal precedente sistema corrotto. Stiamo affrontando questi problemi e correggendo gli errori in…
DAMASCO — La Siria è libera, ma quanto lo saranno i siriani dipenderà anche da Muhammad Yaqoub, detto al Omar, laurea in scienze politiche e master in giornalismo. Era il capo del media department dei ribelli islamisti, ha filmato e combattuto quasi tutte le battaglie del nord, lungo dieci anni. Ora è il ministro della comunicazione del nuovo governo pro-tempore. Ci incontriamo mentre a Damasco e in molte città del Paese riaprono le scuole e alcuni uffici pubblici, un segnale di normalità in giorni eccezionali.
La Siria ha bisogno di tutto: fondi, infrastrutture, sicurezza. Su quali priorità vi concentrate?
«Il ritorno di tutti i lavoratori alle loro posizioni, la continuità dei servizi, la sicurezza. Dopo la riapertura delle scuole e delle università, riattiviamo gli aeroporti, i porti marittimi e i valichi di frontiera. Ci sono numerose sfide interne e ostacoli amministrativi causati dal precedente sistema corrotto. Stiamo affrontando questi problemi e correggendo gli errori in base alle priorità. Quando Damasco è stata liberata, il tasso di cambio della lira siriana sul dollaro era di 18.000 a uno, dopo soli sette giorni è migliorato a 11.000 a uno. La Banca centrale della Siria ha ripreso a formulare politiche finanziarie per preservare il valore della valuta».
La ricostruzione di una sfera pubblica dopo 40 anni di repressione sarà decisiva. Nella Siria che avete in mente c’è posto per la libertà dei media e di espressione?
«Siamo impegnati a garantire la libertà di espressione, sancita dalla legge, e a promuovere media indipendenti. Abbiamo accolto oltre 400 delegazioni di giornalisti durante la rivoluzione negli ultimi 13 anni e, dopo la liberazione di Damasco, oltre 700 delegazioni di media da tutto il mondo. Abbiamo un programma per far tornare a lavoro anche i giornalisti siriani che si sono rifiutati di lavorare per la propaganda di regime o sono andati all’estero».
Come ha trovato il ministero?
«Abbiamo scoperto che c’erano oltre venti organi di stampa e istituzioni che operavano sotto il regime criminale, impiegando più di diecimila lavoratori. Erano fondate su base settaria e per rispondere agli interessi personali di chi le guidava. C’è una significativa inefficienza amministrativa, con impiegati che sono privi delle qualifiche di base necessarie per svolgere un lavoro nel campo dei media, erano stati nominati solo per controllare i giornalisti. In ogni edificio o istituzione mediatica c’era un distaccamento di sicurezza militare. Rivaluteremo i cv di tutti gli impiegati».
I media saranno sotto il controllo dello Stato?
«Il lavoro dei giornalisti in Siria è regolato dalla legge sui media. Finché le istituzioni civili impegnate nel lavoro giornalistico non violano le linee guida costituzionali, non ci sono ostacoli».
A Idlib, la vostra roccaforte, ci sono stati casi di censura e di repressione dei giornalisti.
«Ogni giornalista che ha prodotto contenuti contrari all’interesse pubblico è stato chiamato a discutere per affrontare i problemi. Ma non abbiamo mai usato le tattiche repressive del regime di Assad».
Le donne potranno ricoprire posizioni di vertice all’interno del ministero, della tv pubblica, delle aziende private?
«Le donne sono una componente fondamentale della nostra società. Ci sono molte professioniste dei media nelle istituzioni siriane e le tratteremo come tutti gli altri dipendenti, in base alla loro competenza ed esperienza».
Inclusività e libertà sono anche le richieste dell’Europa per riconoscere il vostro governo. Qual è il messaggio che mandate a Bruxelles?
«Punteremo sulle competenze, senza distinzioni tra genere, setta, religione. Ovunque si sia manifestato il regime criminale di Assad ha distrutto tutto, persino le città che occupava dopo il 2019, con quasi nessuna casa lasciata intatta. La Siria ha bisogno di ricostruzione e supporto internazionale per risollevarsi».