L'esercito israeliano ha approvato diversi piani per un "rapido ritiro" da Gaza in seguito ai forti progressi nei colloqui tra Israele e Hamas sullo scambio di prigionieri. Lo riporta Haaretz, citando fonti riservate. Witkoff, inviato in Medio Oriente del presidente eletto degli Stati Uniti Trump, torna a Doha dopo incontro con Netanyahu. Nel Mar Rosso, ancora attacchi contro le navi Usa. In Yemen: scontri tra lealisti e Houthi in tre province.
Vance: “L’inferno di Trump implica l’eliminazione degli ultimi due battaglioni di Hamas”
Il vicepresidente eletto degli Stati Uniti JD Vance, ha provato a spiegare a Fox News le implicazioni della promessa di Donald Trump di "scatenare l'inferno" se gli ostaggi non saranno liberati entro il 20 gennaio. "Significa permettere agli israeliani di eliminare gli ultimi due battaglioni di Hamas e la loro leadership. Significa imporre sanzioni molto aggressive e sanzioni finanziarie a coloro che sostengono le organizzazioni terroristiche in Medio Oriente. Significa fare davvero il lavoro della leadership americana", ha detto Vance. Il vicepresidente entrante sostiene che la minaccia è anche ciò che ha portato ai recenti progressi nelle trattative in corso a Doha. "Speriamo che si arrivi a un accordo verso la fine dell'amministrazione Biden, forse l'ultimo giorno o due - ha detto - Ma a prescindere da quando si troverà un accordo, sarà perché la gente è terrorizzata dal fatto che ci saranno conseguenze per Hamas".
Biden a Netanyahu: “Serve subito il cessate il fuoco a Gaza”
Il presidente Usa Joe Biden ha "sottolineato" al premier israeliano Benjamin Netanyahu "il bisogno immediato di un cessate il fuoco a Gaza e il ritorno degli ostaggi con un aumento degli aiuti umanitari reso possibile da uno stop dei combattimenti". Lo ha reso noto la Casa Bianca dopo la telefonata tra i due leader.
Netanyahu: “Riferito a Biden del mandato ai negoziatori a Doha”
L'ufficio del primo ministro israeliano conferma in una nota che Benjamin Netanyahu ha parlato al telefono con il presidente americano Joe Biden dei progressi nei negoziati per il rilascio degli ostaggi e lo ha aggiornato sul mandato dato alla delegazione negoziale a Doha, al fine di promuovere la liberazione dei rapiti. Il primo ministro ha espresso il suo ringraziamento al presidente Biden e al presidente eletto Donald Trump per la cooperazione.
Telefonata Biden-Netanyahu sugli ostaggi
Joe Biden e Benjamin Netanyahu hanno avuto un colloquio sull'accordo per gli ostaggi nelle mani di Hamas a Gaza. Lo riferisce la Casa Bianca.
Vance: “I progressi nei negoziati sono frutto delle minacce di Trump”
Le minacce del presidente eletto americano Donald Trump ad Hamas sarebbero la ragione principale dei progressi effettuati negli accordi per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. Lo ha affermato in un'intervista a Fox News il futuro vicepresidente americano JD Vance. A suo dire l'accordo potrebbe essere chiuso "prima della fine" del mandato di Joe Biden.
Haaretz: “A Doha il nodo dell’accordo è l’impegno per la fine della guerra”
Nei negoziati in corso a Doha, il rifiuto di Israele di impegnarsi a porre fine alla guerra come parte dell'accordo di cessate il fuoco dopo la seconda fase rappresenta una delle principali controversie. Lo riferisce il quotidiano Haaretz, citando una fonte non meglio precisata ma vicina al dossier. La stessa fonte avrebbe detto che ci sarà un tentativo di presentare una promessa da parte degli Stati Uniti di fare pressione su Israele per porre fine alla guerra, anche se non ha esplicitamente accettato. Secondo il quotidiano, Israele dovrebbe presentare ai mediatori un piano di riorganizzazione militare nell'enclave palestinese. Questo includerebbe il Corridoio Filadelfia, la striscia di terra lunga 14 km che attraversa il confine tra Gaza e l'Egitto.
Casa Bianca: "Molto vicini all'accordo, ma non certi"
"Siamo molto, molto vicini [a un accordo]. Ma essere molto vicini significa ancora essere lontani". Lo ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, in un'intervista alla Cnn, in cui ha mostrato comunque prudenza, affermando che "non può esserne certo, perché finché non si raggiunge il traguardo, non siamo ancora arrivati".
In teoria, Israele e Hamas impegnati in serrati e complessi colloqui a Doha, potrebbero arrivare a un accordo in tempi brevi, prima che il presidente Joe Biden lasci l'incarico il 20 gennaio. Sullivan ha anche dichiarato che Biden parlerà presto con Netanyahu, assicurando che la sua amministrazione è determinata a utilizzare "ogni giorno che abbiamo in carica per raggiungere questo obiettivo".
Il Presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, ha chiesto di raggiungere un accordo prima del suo insediamento, affermando che in caso contrario "scoppierà l'inferno in Medio Oriente".
Media: “A breve telefonata Biden-Netanyahu sugli ostaggi”
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden dovrebbe sentire telefonicamente il primo ministro Benjamin Netanyahu "a breve" per discutere delle trattative in corso sul rilasscui degli ostaggi. Lo ha detto alla Cnn il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan. "Siamo molto molto vicini (a un accordo su Gaza) e tuttavia lontani perché non ci siamo ancora. È possibile farlo prima del 20 gennaio, ma non ne sono sicuro", ha affermato Sullivan, riecheggiando ampiamente l'ottimismo unito alla cautela che Biden e il segretario di Stato americano Antony Blinken hanno espresso nei commenti della scorsa settimana sullo stato dei colloqui.
Katz: “Non permetteremo che la Cisgiordania diventi un’altra Gaza”
Israele "non permetterà che la Cisgiordania diventi Gaza o il Libano meridionale". Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. "Chiunque si impegni in atti di terrore come a Gaza sarà trattato come a Gaza - ha aggiunto - lavoreremo per tagliare le braccia del polpo iraniano nei campi profughi in Giudea e Samaria e per mantenere la sicurezza delle comunità e dei residenti", ha detto ancora secondo una dichiarazione del suo ufficio.
Ankara, pronti a controllare campi Isis nel nord siriano
La Turchia è pronta a prendere il controllo dei campi situati nel nord della Siria dove sono rinchiusi i familiari di terroristi dell'Isis, ma anche dei reduci che si erano uniti al califfato. La disponibilità di Ankara è stata ufficializzata dalle parole del ministro degli Esteri Hakan Fidan, che ha parlato nella capitale saudita Riad, in occasione di un vertice dei Paesi arabi cui hanno preso parte anche esponenti dell'Unione europea e di Paesi come Germania e Inghilterra. "Siamo pronti ad assumerci più responsabilità in Siria e prendere il controllo dei campi situati nel nord-est del Paese", ha detto Fidan. Attualmente i campi sono gestiti dall'organizzazione separatista curda YPG, che però la Turchia considera una minaccia da eliminare dal nord della Siria.
Arabia Saudita chiede revoca sanzioni internazionali su Siria
Il ministro degli Esteri saudita, principe Faisal bin Farhane, ha chiesto la "revoca delle sanzioni internazionali" imposte alla Siria al termine di un incontro tra i capi diplomatici europei e mediorientali per discutere del futuro del Paese dopo la caduta del regime di al-Assad e un lungo conflitto. Il ministro saudita ha auspicato la "revoca delle sanzioni unilaterali e internazionali imposte alla Siria" per consentirne "lo sviluppo e la ricostruzione", ha dichiarato Faisal bin Farhane dopo i colloqui che si sono tenuti a Riad.
Kallas, via sanzioni a Damasco se ci sarà transizione inclusiva
"In Siria ci sono sia speranza che sfide. Oggi a Riyadh, mi scambierò con i ministri degli esteri degli stati del Golfo, del Medio Oriente e dell'Europa sulla transizione dalla caduta del regime di Assad. È importante che anche Hassan al-Shibani, ministro degli Esteri della Siria, sia qui". Lo ha scritto su X l'alto rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas. "Esamineremo come allentare le sanzioni. Ma questo deve seguire un progresso tangibile in una transizione politica che rifletta la Siria in tutta la sua diversità. L'Ue è qui per aiutare in questa transizione, dove siamo necessari e possiamo essere di maggiore utilità", ha aggiunto.
Il padre di un ostaggio: “No ad accordi parziali, vogliamo mio figlio a casa con tutti gli altri ostaggi”
"Primo ministro Netanyahu, dopo 15 mesi di guerra, l'accordo che state proponendo al popolo israeliano è un accordo che ucciderà la maggior parte degli ostaggi. Hamas deve ancora fornire un elenco, quindi può sempre affermare che ci sono ostaggi che non è in grado di 'rintracciare'". A parlare in questi termini è stato Tzvika Mor, padre di Eitan Mor, tenuto in ostaggio a Gaza, nel corso di una conferenza stampa tenuta vicino alla corte suprema israeliana a Gerusalemme, per protestare contro l'accordo parziale sugli ostaggi attualmente in fase di negoziazione. Ne riferisce Hàaretz, spiegando che a promuovere l'evento è stato il Tikva Forum, un gruppo di famiglie di ostaggi che sostiene la pressione militare su Hamas per ottenere il rilascio dei loro cari. "Siamo in una fase in cui è Hamas a stabilire le regole piuttosto che noi a stabilirle per loro. Chiediamo che riportiate indietro tutti nello stesso momento, lo stesso giorno, su un autobus... Voglio che mio figlio torni a casa insieme a tutti gli altri", ha dichiarato Mor.
Presidente Herzog, speranza accordo su ostaggi "presto"
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha espresso la speranza che i negoziatori ottengano "presto" un accordo sui prigionieri. Herzog ha affermato che il Paese è nel mezzo di "giorni critici", mentre il governo cerca di garantire il rilascio degli ostaggi detenuti a Gaza. "Rafforzo le mani di coloro che sono impegnati nel lavoro di negoziazione e spero che portino presto a un accordo. Dobbiamo agire con tutte le nostre forze, in tutti gli aspetti e in tutte le arene, affinché gli uomini e le donne rapiti ritornino", ha scritto Herzog su X, dopo una visita alla famiglia di Shlomo Mansour, tra i detenuti a Gaza. Il presidente israeliano ha assicurato che "non si fermeranno" fino al completo ritorno degli ostaggi, compresi i corpi di coloro che sono morti.
Siria, dalla Germania altri 50 milioni in aiuti umanitari
La Germania fornirà altri 50 milioni di euro in aiuti umanitari alla Siria. Ad annunciarlo è stata la ministra degli Esteri Annalena Baerbock a margine di una conferenza internazionale sul futuro della Siria nella capitale dell'Arabia Saudita Riad. Il denaro, che sarà versato al Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite e a varie organizzazioni non governative, sarà utilizzato per cibo, alloggi di emergenza e cure mediche. Baerbock ha anche discusso la prospettiva di alleggerire alcune sanzioni contro la Siria.
Netanyahu vedrà Smotrich su accordo per ostaggi
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si incontrerà con il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich nel corso della giornata, nel quadro di una crescente spinta verso un potenziale accordo sul cessate il fuoco e sugli ostaggi. A riferirne è il sito di notizie Walla, citando una fonte politica secondo la quale Netanyahu sta cercando di valutare se Smotrich si dimetterebbe dal governo in caso di un accordo che vedrebbe centinaia di detenuti palestinesi liberati dalle carceri israeliane in cambio del rientro degli ostaggi. Secondo quanto riportato, il premier ritiene che ci sia un'alta probabilità che il ministro per la sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir si dimetta dal governo in caso di accordo sugli ostaggi, quindi Netanyahu spera di convincere Smotrich a non andare oltre un voto contrario ad un accordo, rinunciando all'eventuale uscita dalla coalizione. A riferirne è il Times of Israel.
Ryanair riavvia vendita biglietti per Tel Aviv da marzo
Ryanair tornerà a vendere i biglietti da e per Tel Aviv a partire dalla fine di marzo. Lo riporta il Times of Israel. La compagnia aerea, come la maggior parte delle altre, ha cancellato i voli per Israele nel contesto della guerra iniziata con l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Siria, al via a Riad riunione internazionale sul futuro del Paese
E' iniziato nella capitale saudita l'incontro internazionale voluto per discutere del futuro della repubblica araba dopo la caduta del regime di Al Assad. Presenti numerosi rappresentanti stranieri dei Paesi arabi, dell'Unione Europea e il ministro nominato dalle nuove autorità siriane per discutere del futuro della repubblica araba dopo la caduta del regime di Al Assad, Hasan al-Shaibani. La massima diplomatica dell'UE, Kaja Kallas, ha riassunto sul suo account X lo scopo principale dell'incontro, che analizzerà la possibilità di revocare le sanzioni sul Paese, imposte a suo tempo contro l'ormai defunto regime siriano, se le autorità di Hayat Tahrir al Sham (Hts) manterranno le loro promesse di integrazione e pace. "Valuteremo come alleggerire le sanzioni, ma questa decisione deve arrivare dopo un processo tangibile nell'ambito di una transizione politica che rifletta la Siria in tutta la sua diversità", ha detto Kallas al suo arrivo nella capitale saudita.
Esplosione in stazione di servizio in Yemen, 15 morti
Un'esplosione in una stazione di servizio ha innescato un incendio di vaste proporzioni nello Yemen centrale, causando la morte di almeno 15 persone. Lo hanno dichiarato i funzionari sanitari locali. L'esplosione è avvenuta sabato nel distretto di Zaher, nella provincia di Bayda, ha dichiarato in un comunicato il Ministero della Salute gestito dai ribelli Houthi. Almeno altre 67 persone sono rimaste ferite, di cui 40 in condizioni critiche. Il ministero ha detto che le squadre di soccorso stavano cercando i dispersi. Non è stato chiaro cosa abbia causato l'esplosione. In rete sono circolati filmati che mostrano un incendio di vaste proporzioni. Bayda è controllata dai ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, che sono in guerra con il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale da oltre un decennio.
Media, in prima fase accordo Israele libererà 1200 detenuti
Il capo del Ministero palestinese per gli affari dei detenuti e degli ex detenuti, Qadura Fares, ha detto ad Haaretz che, secondo le informazioni in possesso suo possesso la prima fase dell'accordo che sta prendendo forma fra Israele e Hamas prevederebbe il rilascio di 1.200 prigionieri palestinesi, di cui 200 stanno scontando l'ergastolo. Fares ha detto che i prigionieri rilasciati includerebbero uomini, donne e bambini, alcuni dei quali sono stati nuovamente imprigionati dopo essere stati rilasciati nell'accordo del 2011 riguardante la liberazione di Gilad Shalit.
Malala denuncia distruzione sistema educativo Gaza
L'attivista pakistana e premio Nobel per la pace Malala Yousafzai, durante una conferenza sull'istruzione femminile a Islamabad, ha denunciato la distruzione del sistema educativo a Gaza a causa degli attacchi israeliani. "Hanno bombardato tutte le università, distrutto più del 90% delle scuole e attaccato indiscriminatamente i civili rifugiati negli edifici scolastici", ha affermato l'attivista, "continuerò a denunciare le violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani". "I bambini palestinesi hanno perso la vita e il loro futuro", ha aggiunto Yousafzai, rivolta a decine di rappresentanti dei paesi musulmani riuniti nella capitale pakistana.
Wafa, 24 palestinesi uccisi da bombardamenti in un giorno
Secondo l'agenzia di stampa palestinese Wafa, almeno 24 persone sono rimaste uccise e 89 ferite a Gaza nelle ultime 24 ore per i bombardamenti israeliani.
Le autorità sanitarie locali che fanno riferimento a Hamas hanno affermato che il bilancio delle vittime palestinesi dall'inizio della guerra è salito a 46.565.
Gaza, sale a 46.565 morti il bilancio dei morti
Il ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas, ha reso noto che 28 persone sono state uccise nella Striscia nelle ultime 24 ore, portando il bilancio complessivo a 46.565 morti. Il ministero ha poi precisato che almeno 109.660 persone sono rimaste ferite in oltre 15 mesi di guerra tra Israele e Hamas.
Media, chiuso al 90% accordo prigionieri Israele-Hamas
Israele e Hamas hanno chiuso "il 90% dei dettagli dell'accordo" per lo scambio tra ostaggi e prigionieri che dovrebbe consentire un cessate il fuoco al Gaza. Lo scrive il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth.
Tremila detenuti palestinesi verrebbero rilasciati nella prima fase dell’accordo sugli ostaggi
Oltre 3mila detenuti palestinesi verrebbero rilasciati nel quadro della prima fase di un accordo sugli ostaggi tra Israele e Hamas attualmente in discussione. Ad affermarlo - parlando con l'agenzia Maan, citata da Ynet - è stato il capo della Commissione palestinese sui detenuti Qadura Fares, precisando che tra i prigionieri che verranno rilasciati ci saranno oltre a 200 condannati all'ergastolo i "bambini, donne e malati detenuti".
Gaza, da Israele ordine evacuazione per civili Nuseirat
L'esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione per i civili del campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, ordinando loro di raggiungere la zona umanitaria di Mawasi, sulla costa. "Le organizzazioni terroriste stanno nuovamente sparando razzi da quest'area, che ha ricevuto diversi avvertimenti in passato", ha avvertito su X un portavoce dell'esercito israeliano, Avichay Adree, "si chiede ai civili di trasferirsi nella zona umanitaria designata da Israele prima che l'esercito lanci attacchi in quell'area".
Oggi in Arabia Saudita il summit sulla Siria
L'Arabia Saudita ospiterà oggi i ministri degli Esteri europei e mediorientali per discutere della Siria, dove le capitali straniere sperano in un ritorno alla stabilità dopo la caduta di Bashar al-Assad. "Ci saranno due incontri. Il primo tra gli stati arabi. Il secondo tra gli stati arabi e altri paesi", tra cui Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Turchia e Spagna, così come le Nazioni Unite, ha spiegato un funzionario saudita. L'incontro arriva in un momento in cui le autorità di transizione guidate dal nuovo leader del paese, Ahmad al-Shareh, chiedono la revoca delle sanzioni internazionali.
Yemen: scontri tra lealisti e Houthi in tre province
L'esercito lealista yemenita ha affermato di essersi scontrato nelle ultime 24 ore in tre province diverse con i ribelli filoiraniani Houthi, che da anni controllano il Nord Ovest del Paese, inclusa la capitale Sana’a. Secondo una nota delle forze armate del governo riconosciuto dalla comunità internazionale, che ha base ad Aden e ha l'Arabia Saudita come principale sostenitore, i combattimenti hanno avuto luogo "in seguito ad assalti degli Houthi sulle posizioni dell'esercito a Marib, nello Yemen centrale, Al-Jawf nel Nord e Taiz nel Sud-Ovest. Il comunicato rilanciato da Anadolu, sostiene che gli Houthi hanno subito "pesanti perdite umane e materiali" dopo il loro tentativo di avanzare sulla linea del fronte. Le ostilità tra le fazioni che si contendono lo Yemen erano state in larga misura sospese dopo la tregua dell'aprile 2022, giunta dopo otto anni di conflitto.
Idf, quattro soldati morti in combattimenti nel nord di Gaza
Quattro soldati dell'Idf sono stati uccisi e sei sono stati feriti durante i combattimenti di questa mattina nel nord della Striscia di Gaza, ha annunciato l'esercito. Lo riporta il Times of Israel. Secondo una prima indagine dell'Idf, i soldati sono stati colpiti da un ordigno esplosivo e da colpi di arma da fuoco nel nord di Gaza, a Beit Hanoun. Sei i soldati feriti, due sono in gravi condizioni.
Da Siria e Libano impegno per relazioni durature dopo anni di tensioni
Il nuovo governante siriano e il primo ministro libanese si sono impegnati a costruire legami duraturi durante la prima visita di un capo di governo libanese a Damasco dall'inizio della guerra civile nel 2011. Il viaggio del primo ministro Najib Mikati è arrivato dopo che i ribelli islamisti hanno conquistato Damasco il mese scorso, ponendo fine al governo di Bashar al-Assad. Il nuovo leader siriano Ahmed al-Sharaa ha detto che spera di voltare pagina nelle relazioni, giorni dopo che il Libano, colpito dalla crisi, ha finalmente eletto un presidente questa settimana dopo due anni di stallo. "Ci saranno relazioni strategiche a lungo termine tra noi e il Libano. Noi e il Libano abbiamo grandi interessi in comune", ha detto Sharaa. Entrando in carica giovedì, Aoun ha giurato che avrebbe colto "l'opportunità storica di iniziare sul serio dialogo con lo Stato siriano".
Witkoff torna a Doha dopo incontro con Netanyahu
L'inviato in Medio Oriente del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump, Steve Witkoff, sta tornando in Qatar per partecipare alle trattative in corso per il rilascio degli ostaggi dopo l'incontro con il primo ministro Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. Lo ha riferito al 'Times of Israel' una fonte a conoscenza della questione. Witkoff sarà affiancato da una delegazione israeliana di alto livello.
Libano, recuperate oltre 10 vittime dei bombardamenti israeliani
Le macerie degli edifici distrutti in Libano dai bombardamenti israeliani degli ultimi mesi continuano a restituire corpi di vittime. La Difesa civile libanese in collaborazione con l'esercito ha recuperato a Khiam, dove le ricerche proseguono da quattro settimane, i corpi di due persone, in un quartiere orientale. Lo riferisce l'emittente tv Lbci nel suo sito online, aggiungendo che da oggi le operazioni di ricerca sono iniziate anche a Naqoura, Biyyadah e Tayr Harfa. A Naqoura, le squadre di soccorso hanno trovato i resti di otto persone, mentre a Biyyadah sono stati recuperati due corpi e altri resti. A anche Tayr Harfa è stato recuperato un corpo. I corpi e i resti vengono consegnati alle autorità per l'identificazione del Dna.
Manifestazione a Tel Aviv, "Ben Gvir è un terrorista"
Un migliaio di persone ha manifestato a Tel Aviv, chiedendo un accordo per gli ostaggi. Ci sono stati scontri con la polizia. Nel mezzo della disordini, i manifestanti hanno gridato "Ben Gvir è un terrorista", riferendosi - scrive il 'Times of Israel' - alle condanne del ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra per accuse di sostegno a un'organizzazione terroristica e incitamento al razzismo.