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“L’uranio iraniano è sfuggito ai raid”. Gli ayatollah lo nascondono nei nuovi laboratori segreti

Le immagini satellitari che mostrano dei camion vicino a un ingresso sotteraneo di Fordow

 

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Gli 007 europei sono convinti che i pasdaran hanno spostato il materiale prima del bombardamento sul sito di Fordow
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Il dubbio si fa certezza. Il tesoro radioattivo degli ayatollah, quei 408,6 chili di uranio arricchito al 60 per cento così prossimi alla soglia utile per costruire la bomba, sono nascosti in qualche laboratorio segreto della Repubblica islamica. Uno di quelli mai segnalati all’Agenzia atomica dell’Onu (Aiea), o segnalati con omissioni e fuori tempo massimo, parte di una rete coperta di strutture che, dopo la guerra dei 12 giorni, compone un potenziale, e pericoloso, Piano b.

«La valutazione preliminare dell’intelligence fornita ai governi europei indica che le scorte di uranio in Iran rimangono per la maggior parte intatte», scrive il Financial Times, citando due fonti a conoscenza del dossier, finito, in queste ore, al centro di furiose polemiche tra la Casa Bianca, gli esperti di programmi nucleari, i servizi segreti e la stampa internazionale. Il quotidiano inglese aggiunge che l’uranio non era più nel sito di Fordow, costruito nelle viscere di una montagna non lontano dalla …

Il dubbio si fa certezza. Il tesoro radioattivo degli ayatollah, quei 408,6 chili di uranio arricchito al 60 per cento così prossimi alla soglia utile per costruire la bomba, sono nascosti in qualche laboratorio segreto della Repubblica islamica. Uno di quelli mai segnalati all’Agenzia atomica dell’Onu (Aiea), o segnalati con omissioni e fuori tempo massimo, parte di una rete coperta di strutture che, dopo la guerra dei 12 giorni, compone un potenziale, e pericoloso, Piano b.

«La valutazione preliminare dell’intelligence fornita ai governi europei indica che le scorte di uranio in Iran rimangono per la maggior parte intatte», scrive il Financial Times, citando due fonti a conoscenza del dossier, finito, in queste ore, al centro di furiose polemiche tra la Casa Bianca, gli esperti di programmi nucleari, i servizi segreti e la stampa internazionale. Il quotidiano inglese aggiunge che l’uranio non era più nel sito di Fordow, costruito nelle viscere di una montagna non lontano dalla città santa di Qom, al momento del raid aereo americano che ha sganciato sei bombe Gbu-57 da 13 tonnellate ciascuna in corrispondenza dei canali di ventilazione. Anche il fatto che poi non sia stata rilevata alcuna variazione nel livelli di radioattività dell’aria fa ritenere che lo stock sia stato trasferito altrove prima dell’attacco, come ha specificato l’Aise, i nostri servizi segreti esterni, durante l’audizione al Copasir di qualche giorno fa.

Si può discutere sul livello di distruzione che gli ordigni ad alta penetrazione hanno causato a Fordow — per Trump il sito è «annichilito», per il Pentagono «severamente danneggiato», per gli iraniani la valutazione va da «intonso» a «danni significativi» — ma il punto, ora, è un altro: dov’è nascosto il tesoro radioattivo di Khamenei? Di quanto è stato ritardato il programma nucleare iraniano? E, soprattutto: la Repubblica islamica ha delle centrifughe in altri siti diversi da quelli, bombardati, di Fordow, Natanz e Isfahan?

«La risposta è sì, perché l’Iran ha una rete di strutture sotterranee per il programma nucleare non conosciute e da quel che risulta la capacità di arricchimento non è azzerata, perché ha ancora centrifughe funzionanti e componenti per produrne molte altre», spiega a Repubblica Jeffrey Lewis, professore al Middlebury Institute of International Studies di Monterrey ed esperto di politiche del nucleare. «Portare quasi mezza tonnellata di uranio al 60 per cento significa aver fatto gran parte del lavoro, perciò quella scorta è così preziosa. Arricchirlo fino al 90 è più semplice e rapido, con 250 centrifughe è una questione di 8-10 settimane».

Due giorni prima del raid americano, i satelliti hanno visto una fila di 16 camion fuori da una delle vie di ingresso di Fordow, il più protetto laboratorio iraniano per l’arricchimento. Che siano stati usati per spostare l’uranio non è detto, anche perché il direttore dell’Aiea Rafael Grossi ha rivelato di aver ricevuto già il 13 giugno (giorno dell’inizio dell’attacco israeliano) una lettera dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che lo informava dell’adozione di «speciali misure» per proteggere attrezzature e materiali radioattivi. È presumibile che il trasferimento dell’uranio rientrasse tra queste.

Il 12 giugno, inoltre, il governo iraniano ha comunicato all’Aiea di aver predisposto un sito nuovo, costruito anche più in profondità rispetto agli 80-90 metri di Fordow: le informazioni su di esso sono scarne, pare si tratti di un impianto di almeno 10 mila metri quadrati, con centrifughe e depositi di stoccaggio, che si troverebbe in una delle montagne della provincia di Isfahan. La località esatta non è nota. «Ipotizzo però che non sia vicino al centro di ricerca e conversione già colpito», sostiene il professor Lewis.

Prima dell’attacco israeliano le scorte di uranio arricchito erano a Fordow e anche a Isfahan, i cui tunnel costruiti molto in profondità non sembrano essere collassati per i raid. Il presidente Trump sulla piattaforma Truth Social scrive: «Niente è stato portato via dal sito (parla di Fordow, ndr). Ci sarebbe voluto troppo tempo, sarebbe stato troppo pericoloso, perché è molto pesante e difficile da spostare». Gli esperti però rigettano anche questa versione. «L’uranio viene spostato in continuazione, non è difficile», dice ancora il professor Jeffrey, «nel procedimento industriale per arricchirlo passa di frequente da una struttura all’altra, da un’azienda all’altra». È stoccato in cilindri di metallo sotto forma di polvere che, per dimensione, stanno dentro il bagagliaio di una macchina.

Il tesoro radioattivo della Repubblica islamica, che Teheran sostiene essere solo per uso civile e non militare, è il mistero del tredicesimo giorno, dopo i dodici di guerra con Israele. Netanyahu ha dichiarato che il Mossad ha una pista interessante per rintracciare dove si trovi. Grossi dell’Aiea chiede, per ora invano, di poter inviare gli ispettori nel nuovo laboratorio segreto o dovunque i pasdaran abbiano stoccato le scorte. Per gli Stati Uniti e Israele, la consegna di quell’uranio arricchito è la precondizione per tornare a negoziare. E, dunque, la possibile causa di future operazioni militari.

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