✕

Gaza, l’Idf colpisce la chiesa: uccisi il custode e due fedeli, ferito il parroco missionario

Ascolta l'audio

Colpito da un tank israeliano, crolla il tetto e travolge due donne e un uomo. Proteste della comunità internazionale. Trump chiama il premier Netanyahu, che si giustifica: “È stato un errore”. L’esercito apre un’inchiesta
2 minuti di lettura

TEL AVIV – Sono le 10.10 del mattino, la messa è finita. All’interno del compound dell’unica chiesa cattolica di Gaza, nel nord della Striscia, la Chiesa della sacra Famiglia, vivono da oltre 20 mesi 541 persone circondate dalle bombe. Un colpo d’artiglieria partito da un tank israeliano colpisce il tetto, sbriciola una parte della facciata. La croce rimane incredibilmente integra, ma sotto le macerie restano i corpi di Saad Salameh, 60 anni, il portiere della parrocchia; dell’82enne Foumia Issa Latif Ayyad e della 69enne Najwa Abu Daoud. Le due donne erano sedute all’interno di una tenda allestita dalla Caritas di Gerusalemme per dare anche supporto psicologico, ma le attività erano state sospese perché da giorni Israele bersaglia il quartiere di Zeytun dove si trova la Chiesa, a est della zona vecchia di Gaza City. Per questo padre Romanelli, il parroco, aveva chiesto ai fedeli di restare all’interno, di non fermarsi troppo nel cortile. È rimasto ferito anche lui, lievemente, a una …

TEL AVIV – Sono le 10.10 del mattino, la messa è finita. All’interno del compound dell’unica chiesa cattolica di Gaza, nel nord della Striscia, la Chiesa della sacra Famiglia, vivono da oltre 20 mesi 541 persone circondate dalle bombe. Un colpo d’artiglieria partito da un tank israeliano colpisce il tetto, sbriciola una parte della facciata. La croce rimane incredibilmente integra, ma sotto le macerie restano i corpi di Saad Salameh, 60 anni, il portiere della parrocchia; dell’82enne Foumia Issa Latif Ayyad e della 69enne Najwa Abu Daoud. Le due donne erano sedute all’interno di una tenda allestita dalla Caritas di Gerusalemme per dare anche supporto psicologico, ma le attività erano state sospese perché da giorni Israele bersaglia il quartiere di Zeytun dove si trova la Chiesa, a est della zona vecchia di Gaza City. Per questo padre Romanelli, il parroco, aveva chiesto ai fedeli di restare all’interno, di non fermarsi troppo nel cortile. È rimasto ferito anche lui, lievemente, a una gamba, curato al vicino ospedale al Ahli.

Abuna Gabriel è il sacerdote coraggio, l’argentino che il 7 ottobre era rimasto bloccato a Gerusalemme e fece di tutto nei giorni successivi per tornare a Gaza, dalla sua comunità travolta dalla guerra. Non se n’è mai più andato. La foto di lui seduto con la gamba bendata in ospedale ieri mattina ha lasciato attoniti molti. Ma ieri sera era di nuovo in Chiesa a dire messa, a pregare per le anime dei caduti. Altre nove persone sono ferite, una è in condizioni critiche, altre due sono gravi. I funerali di Saad Salameh e Foumia Issa Latif Ayyad li hanno fatti poche ore dopo nella vicina chiesa greco ortodossa di San Porfirio: bisognava seppellirli subito perché con il caldo non c’è modo di conservare i cadaveri. Erano avvolti in un lenzuolo bianco, perché non ci sono più bare a Gaza.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto al presidente Trump che la chiesa è stata colpita «per errore». Il ministero degli esteri assicura che «Israele non prende mai di mira siti religiosi e si rammarica di qualsiasi danno a un sito religioso o a civili non coinvolti». Dall’inizio del conflitto, decine di moschee in tutta Gaza sono state rase al suolo o pesantemente danneggiate, colpiti i cimiteri. A ottobre del 2023, san Porfirio fu danneggiata dall’esplosione provocata da un bombardamento israeliano dell’edificio adiacente. C’erano più di 500 persone rifugiate all’interno, furono uccisi 16 fedeli cristiani.

L’esercito israeliano assicura che aprirà un’indagine sull’attacco alla Sacra famiglia che pure era già stata colpita. Nel dicembre 2023, stessa dinamica, sempre da un carro armato. Quel giorno cecchini israeliani uccisero nel cortile Nahida Anton e sua figlia Samar che era uscita per soccorrerla. I risultati delle indagini avviate allora dall’Idf non sono mai stati resi noti.

Papa Leone XIV ha inviato un telegramma rinnovando «il suo appello per un immediato cessate il fuoco» ed esprimendo «profonda speranza di dialogo, riconciliazione e pace durevole». Il Patriarcato Latino di Gerusalemme, guidato dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha espresso una condanna molto dura dell’«attacco contro civili innocenti e contro un luogo sacro», ma ha voluto sottolineare che «questa tragedia non è più grande né più terribile di molte altre che hanno colpito Gaza. Molti altri civili innocenti sono stati feriti, sfollati e uccisi». Pizzaballa ha espresso dubbi anche sulla dinamica dell’attacco. «Un tank, dicono per errore, ma non lo sappiamo». Il Patriarcato chiede ai leader mondiali di alzare «la voce per fermare questa tragedia». La Francia invoca la «fine della carneficina a Gaza» e parla di attacco «inammissibile» alla chiesa. Nelle ultime 48 ore i morti nella Striscia sono stati più di 94, secondo il ministero della Sanità di Gaza controllato da Hamas. Dopo 21 mesi di guerra, le vittime sono oltre 58mila, dati che l’Onu considera sottostimati.

Leggi i commenti