Il Papa sente Abu Mazen: “Urgenti gli aiuti umanitari a Gaza”
di Iacopo ScaramuzziLa protezione dei civili e dei luoghi di culto, il no al trasferimento forzato della popolazione, l’urgenza di fare entrare gli aiuti umanitari. Dopo che l’esercito israeliano ha colpito la parrocchia cattolica di Gaza, papa Leone XIV ne ha parlato con Mahmoud Abbas, detto Abu Mazen, nel corso di una telefonata che ha ricevuto oggi dal presidente palestinese.
La parrocchia di Gaza
Il Pontefice, che fino a domani si trova a Castel Gandolfo, ha condannato nei giorni scorsi il bombardamento della parrocchia cattolica di Gaza da parte dell’esercito israeliano. Prevost ha ricevuto una telefonata di scuse da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ed è tornato ad alzare la voce in occasione dell’Angelus che ha presieduto ieri ad Albano. Oggi, a quanto riferisce la sala stampa vaticana, il Papa è tornato ad esprimere la sua preoccupazione per i “recenti sviluppi del conflitto nella Striscia di Gaza e delle violenze in Cisgiordania” in una telefonata che ha ricevuto da parte di Abu M…
La protezione dei civili e dei luoghi di culto, il no al trasferimento forzato della popolazione, l’urgenza di fare entrare gli aiuti umanitari. Dopo che l’esercito israeliano ha colpito la parrocchia cattolica di Gaza, papa Leone XIV ne ha parlato con Mahmoud Abbas, detto Abu Mazen, nel corso di una telefonata che ha ricevuto oggi dal presidente palestinese.
La parrocchia di Gaza
Il Pontefice, che fino a domani si trova a Castel Gandolfo, ha condannato nei giorni scorsi il bombardamento della parrocchia cattolica di Gaza da parte dell’esercito israeliano. Prevost ha ricevuto una telefonata di scuse da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ed è tornato ad alzare la voce in occasione dell’Angelus che ha presieduto ieri ad Albano. Oggi, a quanto riferisce la sala stampa vaticana, il Papa è tornato ad esprimere la sua preoccupazione per i “recenti sviluppi del conflitto nella Striscia di Gaza e delle violenze in Cisgiordania” in una telefonata che ha ricevuto da parte di Abu Mazen dalla quale traspare una comunanza di vedute con l’anziano presidente palestinese.
Proteggere i civili
“Nel corso della conversazione telefonica” con Mahmoud Abbas, riferisce la nota, “il Santo Padre ha rinnovato l’appello al pieno rispetto del Diritto Internazionale Umanitario, sottolineando l’obbligo di proteggere i civili e i luoghi sacri e il divieto dell’uso indiscriminato della forza e del trasferimento forzato della popolazione. Considerata la drammatica situazione umanitaria, si è enfatizzata l’urgenza di prestare soccorso a chi è maggiormente esposto alle conseguenze del conflitto e di permettere l’ingresso adeguato di aiuti umanitari”.
Denunce e invito
L’agenzia stampa palestinese Wafa, da parte sua, riferisce che oltre ad informare il Papa delle “terribili condizioni” in cui si trova il popolo palestinese, Abbas “ha ribadito la priorità palestinese di raggiungere un cessate il fuoco, garantire il rilascio degli ostaggi, facilitare l'ingresso degli aiuti medici e umanitari, consentire allo Stato di Palestina di assumersi pienamente le proprie responsabilità nella Striscia di Gaza e sbloccare i fondi palestinesi trattenuti da Israele, che hanno gravemente aggravato una situazione già disastrosa”. Il presidente palestinese ha inoltre “chiesto al Papa di rivolgere le sue preghiere e i suoi appelli ai leader mondiali affinché fermino le uccisioni, la fame e il terrorismo dei coloni contro il popolo palestinese, fermino gli assalti ai luoghi santi islamici e cristiani e impediscano gli atti di terrore commessi dai coloni nel villaggio di Al-Taybeh, che ha sottolineato come inaccettabili e condannati, sottolineando che tali atti non devono mai più ripetersi”. Abu Mazen “ha inoltre espresso l'apprezzamento della leadership palestinese per la decisione del Vaticano di ospitare e curare a Roma i bambini feriti di Gaza e le loro famiglie”. Se nei giorni scorsi Benjamin Netanyahu ha invitato Prevost a visitare Israele, Mahmoud Abbas “ha invitato papa Leone XIV a visitare la Terra Santa e a pregare nella Basilica della Natività e nella Basilica del Santo Sepolcro per la realizzazione della pace e la fine delle guerre”.
Lo “Stato di Palestina”
La nota della Santa Sede si conclude riferendo che “infine, il Santo Padre ha ricordato la fausta ricorrenza – sottolinea il Vaticano – del decimo anniversario dell’Accordo Globale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, firmato il 26 giugno 2015 ed entrato in vigore il 2 gennaio 2016”. Con quell’accordo papa Francesco riconobbe ufficialmente lo Stato di Palestina, una decisione che all’epoca fu criticata dal governo israeliano.
Pizzaballa e il governo Netanyahu
Rientrato dalla Striscia di Gaza, il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, da parte sua, ha dichiarato ai media vaticani: “Vorrei chiarire una cosa: non abbiamo nulla contro il mondo ebraico e non vogliamo assolutamente apparire come coloro che vanno contro la società israeliana e contro l'ebraismo, ma abbiamo il dovere morale di esprimere con assoluta chiarezza e franchezza la nostra critica alla politica che questo governo sta adottando a Gaza”. Perché l’esercito israeliano colpisce la popolazione di Gaza colpita mentre è in fila per il cibo? “Ce lo chiediamo tutti”, risponde il porporato bergamasco: “Non riusciamo a capire le ragioni di tutto questo e, come il Papa giustamente ha detto - e anche noi lo ripetiamo continuamente - tutto questo non è giustificabile”. Quanto alla dislocazione della popolazione, “il Papa su questo è stato molto chiaro: niente trasferimenti di popoli, non ci saranno riviere a Gaza”. Il cardinale Matteo Zuppi, da parte sua, ha commentato la situazione nella Striscia a margine della riapertura della chiesa della Carità a Bologna: “Non ci si potrà mai abituare" a quanto sta accadendo a Gaza, ha detto, "speriamo che gli appelli vengano ascoltati: speriamo che ci sia quanto prima un cessate il fuoco, che venga rispettato. Siamo arrivati a livelli minimi nella vita di tutti”. Il presidente della Cei ha sottolineato che "i cristiani non è che si sono mossi perché è stata colpita la chiesa: ovviamente questo ha colpito ancora di più, ma ciò che accade riguarda tutti”.