Esteri

Live

Gaza, le news del 24 ottobre. Nyt: “Droni di sorveglianza Usa sopra Gaza per monitorare cessate il fuoco”

Rubio: “Israele ha rispettato gli impegni. Hamas deve disarmare”. Bloccata la legge sull’annessione della Cisgiordania dopo l’altolà degli Usa
1 minuti di lettura

Funzionari americani e israeliani hanno dichiarato al 'New York Times' che l'esercito statunitense ha iniziato a utilizzare droni di sorveglianza sulla Striscia di Gaza negli ultimi giorni. Secondo queste fonti, l'operazione mira a garantire che sia Israele sia Hamas rispettino i termini del cessate il fuoco, da loro descritti come "fragili".

Altolà degli Usa a Israele sull'annessione della Cisgiordania. E il premier Netanyahu blocca la legge approvata in via preliminare dalla Knesset. Trump annuncia che andrà a Gaza.

Sondaggio, la maggioranza degli israeliani non vuole Netanyahu candidato

Secondo un sondaggio trasmesso da Channel 12, la maggioranza degli israeliani ritiene che il primo ministro Benjamin Netanyahu non dovrebbe candidarsi alle prossime elezioni. Il 52% degli israeliani pensa che non dovrebbe candidarsi, rispetto al 41% che pensa che dovrebbe e al 7% che non ne è sicuro

Wafa: “Drone israeliano uccide due palestinesi a Gaza”

Due palestinesi sono stati uccisi stasera in un attacco con droni condotto dalle forze di occupazione israeliane nel centro di Gaza. Lo scrive la Wafa. Un drone israeliano avrebbe lanciato missili contro un gruppo di civili nei pressi della zona delle Torri Al-Qastal, a est di Deir al-Balah, nella parte centrale di Gaza, uccidendo due persone

Yemen: “Houthi arrestano sette dipendenti Onu accusati di spionaggio per Israele”

Sette cittadini yemeniti che lavorano per le Nazioni Unite a Sanàa, la capitale controllata dai ribelli Houthi, sono stati arrestati con l'accusa di spionaggio a favore di Israele. Lo ha riferito un funzionario della sicurezza Houthi all'Afp. "Sette dipendenti delle Nazioni Unite, tutti yemeniti, sono stati arrestati tra la scorsa notte e il pomeriggio di oggi con l'accusa di spiare per conto di Israele", ha dichiarato la fonte di sicurezza da Sanàa. L'arresto rientra in una più ampia serie di operazioni condotte dai ribelli contro personale delle agenzie internazionali presenti nei territori sotto il loro controllo

Nyt: “Droni di sorveglianza Usa sopra Gaza per monitorare il cessate il fuoco”

Funzionari americani e israeliani hanno dichiarato al 'New York Times' che l'esercito statunitense ha iniziato a utilizzare droni di sorveglianza sulla Striscia di Gaza negli ultimi giorni. Secondo queste fonti, l'operazione mira a garantire che sia Israele sia Hamas rispettino i termini del cessate il fuoco, da loro descritti come "fragili". Hanno aggiunto che il centro di comando americano di Kiryat Gat è responsabile dell'utilizzo dei droni e della determinazione delle loro rotte di volo

Fonti israeliane: “La consegna delle salme potrebbe slittare a domani”

Al momento non ci sono segnali che Hamas possa restituire questa sera le salme di altri due ostaggi israeliani. Lo ha riferito un funzionario israeliano all'emittente Kan, precisando che la consegna dei due corpi - notizia riportata nelle scorse ore dal Times of Israel - potrebbe slittare a domani

Hamas e altre fazioni: “Ok all’amministrazione della Striscia a tecnici di Gaza”

Hamas e le altre fazioni palestinesi, riuniti al Cairo, hanno dato via libera alla "consegna dell'amministrazione della Striscia di Gaza a un comitato palestinese temporaneo composto da 'tecnocrati' indipendenti della Striscia". Dopo un incontro con diverse fazioni palestinesi nella capitale egiziana, Hamas afferma che l'incontro è avvenuto nell'ambito dei preparativi per tenere un "dialogo nazionale completo per proteggere il progetto nazionale e ripristinare l'unità nazionale". "Le forze palestinesi hanno sottolineato che la fase attuale richiede una posizione nazionale unitaria e una visione politica nazionale basata sull'unità di voce e di destino, e il rifiuto di tutte le forme di annessione e sfollamento nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme", secondo una dichiarazione di Hamas. Nella dichiarazione vengono delineati cinque punti su cui le fazioni hanno un'intesa, tra cui: 1) "sostenere e continuare ad attuare le misure dell'accordo di cessate il fuoco", tra cui la revoca del blocco e l'apertura di tutti i valichi di Gaza; 2) "consegnare l'amministrazione della Striscia di Gaza a un comitato palestinese temporaneo composto da 'tecnocrati' indipendenti della Striscia"; 3) "l'istituzione di un comitato internazionale per supervisionare il finanziamento e l'attuazione della ricostruzione della Striscia"; 4) "prendere tutte le misure necessarie per mantenere la sicurezza e la stabilità in tutta la Striscia" e chiedere "la fine di tutte le forme di tortura e violazioni contro i prigionieri nelle carceri di occupazione"; 5) "continuare il lavoro congiunto per unificare visioni e posizioni per affrontare le sfide che la causa palestinese si trova ad affrontare"

Fazioni palestinesi: “Olp unico legittimo rappresentante del popolo, no all’annessione”

A seguito delle loro riunioni al Cairo, le forze e fazioni palestinesi, capeggiate da Hamas e Fatah, hanno concordato di "continuare a lavorare congiuntamente per armonizzare visioni e posizioni, al fine di affrontare le sfide che minacciano la causa palestinese". Le fazioni hanno inoltre riferito in una nota di aver deciso "la convocazione di un incontro urgente per stabilire una strategia nazionale e rilanciare l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), unico e legittimo rappresentante del popolo palestinese, in modo che rappresenti tutte le componenti del nostro popolo e le sue forze vive".

"Sottolineiamo - prosegue la nota - la necessità di sostenere e proseguire l'attuazione delle misure previste dall'accordo di cessate il fuoco, compreso il ritiro delle forze di occupazione dalla Striscia di Gaza, la revoca completa dell'assedio imposto, l'apertura di tutti i valichi e l'avvio di un processo di ricostruzione globale".

"Affermiamo che la fase attuale richiede una posizione nazionale unitaria", prosegue il comunicato che respinge "ogni forma di annessione e sfollamento nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme".

Tregua a Gaza, gli Usa puntano sull’ambasciatore Usa in Yemen per il monitoraggio

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha scelto l'ambasciatore Usa in Yemen, Steven Fagin, come responsabile civile del centro di coordinamento civile-militare a Kiryat Gat, nel sud di Israele, che ha il compito di monitorare il rispetto del piano Trump per il cessate il fuoco a Gaza. Lo ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato americano Tommy Pigott. Fagin lavorerà a fianco del tenente generale dell'esercito americano Patrick Frank, il capo militare nominato dopo il cessate il fuoco del 10 ottobre.

Il Centro di coordinamento civile-militare è stato istituito a Kiryat Gat il 17 ottobre per monitorare il rispetto del cessate il fuoco e segnalare eventuali violazioni, oltre a gestire la logistica, compresa la consegna degli aiuti alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza. Nella base sono stati inviati circa 200 soldati statunitensi, che lavoreranno con soldati provenienti da Israele e da paesi europei, rappresentanti degli Emirati Arabi Uniti e della Giordania, personale delle Nazioni Unite e di gruppi umanitari.

Fagin è ambasciatore degli Stati Uniti nello Yemen da maggio 2022 e prima è stato vice ambasciatore presso l'ambasciata di Washington a Baghdad. in precedenza è stato funzionario principale presso il consolato generale degli Stati Uniti a Erbil, direttore dell'Ufficio per gli affari iraniani del Dipartimento di Stato e direttore dell'Ufficio per gli affari regionali presso l'Ufficio per l'Asia meridionale e centrale del Dipartimento di Stato. Entrato in diplomazia nel 1997, ha anche lavorato a Bruxelles, Islamabad, Astana, Mostar, Minsk, Tbilisi e Il Cairo.

Forze israeliane: “Ucciso il capo della logistica di Hezbollah nel sud del Libano”

Le forze israeliane (Idf) annunciano di aver ucciso il capo dell'unità logistica di Hezbollah nel sud del Libano in un raid di un drone nella zona di Toul, nell'area di Nabatiye. I militari, riferisce il Times of Israel, indicano "Abbas Hassan Karki" come il numero uno della logistica del "Fronte Sud" e precisano che negli anni ha ricoperto diversi ruoli all'interno del gruppo. E' accusato di aver "guidato e promosso il lavoro per ricostruire" le capacità di combattimento di Hezbollah nel sud del Libano, di attività che costituivano "una violazione delle intese tra Israele e Libano".

Onu: “I detriti di Gaza pesano 170 volte l’Empire State Building”

Dopo due anni di guerra, Gaza è sepolta sotto oltre 61 milioni di tonnellate di detriti e tre quarti degli edifici sono stati distrutti, una quantità che equivale a quasi 170 volte il peso dell'Empire State Building di New York. Il paragone emerge da un'analisi dell'Onu riportata Dal Time of Israel. Secondo l'analisi satellitare del programma Unosat delle Nazioni Unite, all'8 luglio 2025 l'esercito israeliano aveva danneggiato o distrutto quasi 193.000 edifici nel territorio densamente popolato, pari a circa il 78% delle strutture esistenti prima dell'inizio del conflitto, il 7 ottobre 2023. In una valutazione delle immagini del 22-23 settembre di Gaza City, l'agenzia delle Nazioni Unite stima che una percentuale ancora maggiore - l'83% - degli edifici sia stata danneggiata o distrutta. Il totale di 61,5 milioni di tonnellate di detriti, pari a oltre 169 chilogrammi di detriti per ogni metro quadrato del territorio di Gaza. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP), quasi due terzi dei detriti sono stati prodotti nei primi cinque mesi di guerra.
Anche la distruzione degli edifici si è accelerata nei mesi precedenti l'attuale cessate il fuoco. Otto milioni di tonnellate di detriti sono stati prodotti da aprile a luglio 2025, principalmente nella parte meridionale del territorio tra Rafah e Khan Yunis. Un'analisi preliminare pubblicata dall'UNEP ad agosto ha avvertito che i detriti rappresentano un grave rischio per la salute della popolazione esposta. L'agenzia delle Nazioni Unite suggerisce che almeno 4,9 milioni di tonnellate di detriti potrebbero essere contaminate da amianto proveniente da vecchi edifici, in particolare vicino a campi profughi come quelli di Jabaliya a nord, Nuseirat e al-Maghazi al centro, e Rafah e Khan Yunis a sud. L'UNEP segnala inoltre che almeno 2,9 milioni di tonnellate di detriti potrebbero essere contaminate da "rifiuti pericolosi provenienti da siti industriali noti".

Hamas: “Rispettata la prima fase dell’accordo, ma la seconda richiede ulteriori discussioni”

Hamas ha ribadito in un comunicato il proprio "pieno impegno nel rispettare i dettagli dell'accordo di cessate il fuoco", sottolineando la propria determinazione a "garantirne il successo e l'attuazione concreta sul campo". Il movimento ha dichiarato di aver "completato la prima fase dell'accordo" con la consegna degli ostaggi vivi e di alcuni corpi dei deceduti e che sta "attualmente lavorando per finalizzare la consegna di quelli rimanenti". Hamas sostiene che la seconda fase dell'accordo "richiede ulteriori discussioni e intese con i mediatori, a causa delle complesse problematicità che comporta". Allo stesso tempo, il movimento ha sottolineato il proprio impegno per raggiungere "un consenso nazionale palestinese volto a risolvere tutte le questioni pendenti, in particolare quelle relative alla forma di governo a Gaza" dopo la guerra.

Hamas ha esortato i mediatori ad "esercitare pressioni" su Israele affinché rispetti i suoi obblighi, "in primis la cessazione delle ostilità, la revoca dell'assedio sulla Striscia di Gaza e l'urgente facilitazione dell'ingresso di aiuti umanitari". Ha inoltre messo in guardia contro il rischio che "lo Stato occupante possa utilizzare la questione umanitaria come strumento di ricatto politico".

Il movimento ha rivelato di aver ricevuto garanzie chiare da Egitto, Qatar e Turchia, oltre a conferme dirette dagli Stati Uniti, secondo cui la guerra "è effettivamente finita". Hamas ha infine annunciato l'intenzione di avviare un dialogo nazionale palestinese inclusivo, invitando a "sostenere lo stato di consenso nazionale che si sta consolidando a Gaza", al fine di garantire l'unità della posizione palestinese nella prossima fase.

Moglie di Barghouti a Trump: “Liberatelo e avrete partner per la pace nella regione”

La moglie di Marwan Barghouti ha rivolto un appello al presidente americano Donald Trump, chiedendogli di sostenere la liberazione del marito, detenuto da 23 anni in un carcere israeliano. L'appello di Fadwa Barghouti è stato rivolto a Trump tramite il Time, al quale il presidente americano aveva detto che stava decidendo se appoggiare o meno la scarcerazione del leader palestinese, storico esponente di al-Fatah.

"Signor Presidente, la attende un vero partner, qualcuno che può aiutarla a realizzare il sogno che condividiamo di una pace giusta e duratura nella regione", ha scritto Fadwa Barghouti affermando che il marito sarebbe pronto a collaborare con Trump per un Medio Oriente pacificato. "Per il bene della libertà del popolo palestinese e della pace per tutte le generazioni future, contribuisca a liberare Marwan Barghouti", ha aggiunto la moglie di Barghouti in una nota.

Il nome di Barghouti, detenuto dal 2002, era nella lista di quelli che Hamas avrebbe chiesto a Israele di liberare in cambio della restituzione degli ostaggi, secondo il piano di pace elaborato da Trump. Il leader palestinese è stato condannato nel 2004 a cinque ergastoli per il suo ruolo negli attacchi durante la Seconda Intifada.

Rubio: “Anp non è terrorista come Hamas, Unrwa non coinvolta”

"Abbiamo espresso preoccupazione per quanto sta accadendo nell'Autorità Nazionale Palestinese, che necessita di riforme. A lungo termine, non si tratta di Hamas, non è un'organizzazione terroristica. È un aspetto su cui dovremo lavorare con Israele e altri Paesi". Lo ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio, in visita al quartier generale americano di Kiryat Gat, in Israele, riportato da Ynet.
A Rubio era stato chiesto quale ruolo avrebbe avuto l'Autorità Nazionale Palestinese nel futuro di Gaza. Rubio ha aggiunto inoltre che "L'Unrwa non sarà coinvolta, non ci saranno tunnel o razzi che minacceranno Israele".

Rubio: “Sfida Gaza avrà alti e bassi ma sono ottimista”

"I morti verranno restituiti e, in caso contrario, l'accordo verrà violato, ma accadrà". Lo ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio, in visita al quartier generale americano di Kiryat Gat, in Israele, riportato da Ynet. "C'è molto lavoro da fare qui, è qualcosa che non è mai stato fatto prima - ha detto ancora - Questa è una missione storica, abbiamo qualcosa di cui essere orgogliosi e ci attendono non poche sfide. Sarà un lungo viaggio, con alti e bassi, ma possiamo essere ottimisti".
"Dall'altra parte della Linea Gialla, ci sono terroristi armati che stanno brutalmente ferendo la loro stessa popolazione. Tutto questo deve essere gestito, in modo che non ci siano incidenti. C'è anche il coordinamento degli aiuti umanitari in arrivo a Gaza, mentre dietro la Linea Gialla stiamo conducendo un ampio sforzo umanitario perché le aree siano sicure. Stiamo istituendo una forza di stabilizzazione con tutti i paesi che offrono forze e risorse, e stiamo elaborando il mandato più appropriato per essa, che si tratti delle Nazioni Unite o di un'altra forza. Vogliamo che gli aiuti vengano consegnati senza essere saccheggiati e che si creino le condizioni per poter introdurre la forza di stabilizzazione al fine di procedere con la ricostruzione".
Secondo Rubio, molti Paesi hanno espresso interesse a partecipare alla forza, nonostante le notizie secondo cui i Paesi arabi sarebbero restii a entrare nella Striscia di Gaza finché Hamas sarà un'organizzazione armata, e temono anche di essere percepiti come una forza occupante. Rubio si è rifiutato di specificare quali Paesi Israele abbia "posto il veto", se presenti, né quali Paesi prenderanno parte alla forza. L'obiettivo, secondo Rubio, è "la ricostruzione a lungo termine di Gaza e la creazione delle condizioni affinché quanto accaduto il 7 ottobre non accada più e non rappresenti più una minaccia per Israele"

Rubio: “Hamas viola l’accordo se rifiuta il disarmo, se Israele attacca salta tutto”

Hamas violerebbe l'accordo per il cessate il fuoco a Gaza se rifiutasse il disarmo. Ma anche la ripresa dei combattimenti da parte degli israeliani nell'enclave palestinese "significherebbe che l'accordo è saltato". Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio nel corso di una conferenza stampa alla base militare degli Stati Uniti a Kiryat Gat, in Israele.
"Se Hamas si rifiuta di disarmare, ciò costituirà una violazione dell'accordo", ha affermato Rubio aggiungendo che "Israele sta rispettando i suoi impegni".

Rubio ha quindi detto di augurarsi di "creare le condizioni affinché Hamas non abbia alcun controllo sulla popolazione, cosa che non accadrà la prossima settimana. Ma vogliamo creare le condizioni affinché la gente non abbia paura di Hamas".

Rubio: “Membri contingente devono essere graditi a Israele”

La composizione della forza di stabilizzazione che sarà dispiegata a Gaza dovranno avere il gradimento di Israele. Lo ha chiarito il segretario di Stato americano, Marco Rubio, nella visita al Comando civile-militare per il monitoraggio della tregua con sede a Kiryat Gat, nel sud-ovest di Israele.
"Ci sono molti paesi che si sono offerti di far parte" del contingente, "dovranno essere persone o paesi con cui Israele si sente a proprio agio", ha detto.

Rubio: “L’annessione della Cisgiordania minaccerebbe l’intero piano per Gaza”

"L'annessione della Cisgiordania" a Israele "minaccerebbe l'intero processo a Gaza perché molti Paesi coinvolti non vorranno più esserlo". Lo ha dichiarato il segretario di Stato Usa Marco Rubio durante la sua visita alla base dell'esercito americano a Kiryat Gat. Il riferimento di Rubio è al voto alla Knesset su un disegno di legge per annettere parti della Cisgiordania.

Rubio: “Possibile risoluzione Onu su contingente a Gaza”

Gli Stati Uniti stanno lavorando a una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che autorizzi il dispiegamento a Gaza di una forza internazionale. Lo ha confermato il segretario di Stato, Marco Rubio, in una conferenza stampa al Comando civile militare per la stabilizzazione di Gaza, nel sud di Israele. Per alcuni Paesi, "una risoluzione potrebbe essere necessaria" per partecipare al contingente, ha sottolineato, "Stiamo lavorando a un testo".

Rubio: “Per Gaza non c’è un piano b, per stabilizzare dare ruolo a chi la forze”

"Non esiste un piano B" per la Striscia di Gaza, quello elaborato dal presidente americano Donald Trump "è il piano migliore". Lo ha dichiarato il segretario di Stato Usa Marco Rubio durante la sua visita alla base dell'esercito americano a Kiryat Gat. Washington, ha spiegato, sta "costruendo una forza di stabilizzazione che includa tutti i paesi che offrono forze e risorse. Stiamo elaborando il mandato appropriato, sia attraverso le Nazioni Unite che tramite un'altra entità".

Rubio ha poi aggiunto che l'obiettivo è quello di "garantire il mantenimento del cessate il fuoco e che la popolazione riceva aiuti senza saccheggi". Vanno quindi "create le condizioni per l'ingresso della forza di stabilizzazione, così da poter procedere con la ricostruzione", ha sottolineato.

Rubio: “Israele ha rispettato impegni. Hamas disarmi”

Israele ha rispettato i propri impegni anche Hamas deve farlo e "disarmare". Lo ha sottolineato il segretario di Stato americano Marco Rubio in una conferenza stampa al Comando civile-militare per la stabilizzazione di Gaza.

Oxfam: “Israele viola i patti impedendo l'ingresso degli aiuti”

"Israele blocca l'ingresso degli aiuti a Gaza, violando le condizioni della tregua": è l'allarme lanciato da Oxfam e da altre 40 organizzazioni al lavoro nella Striscia. Tra il 10 e il 21 ottobre, si legge in una nota, è stato negato a ben 17 Ong internazionali la possibilità di portare alla popolazione acqua pulita, cibo, tende e medicine.
50 milioni di dollari di aiuti in questo momento sono bloccati ai valichi di frontiera. Da qui l'appello "urgente" al Governo israeliano "perché rispetti i termini del cessate il fuoco e consenta la circolazione degli aiuti umanitari da cui dipende la sopravvivenza di 2 milioni di persone allo stremo, in gran parte donne e bambini".
Secondo la nota il 94% di tutti i rifiuti da parte delle autorità israeliane è stato rivolto alle Ong internazionali. In tre quarti dei casi il blocco è stato motivato dal fatto che le organizzazioni "non sono autorizzate" a fornire aiuti umanitari a Gaza, mentre sono in corso nuove procedure di registrazione.
Anche se questo riguarda organizzazioni che operano a Gaza da decenni e sono registrate come Ong sia presso le autorità palestinesi che israeliane e sono quindi legalmente autorizzate, "È evidente perciò che le nuove limitazioni imposte da Israele - sottolineano le organizzazioni firmatarie dell'appello - sono determinate da una precisa volontà politica, che viola sia i termini che lo spirito dell'accordo di tregua. Le forniture sono imballate, il personale umanitario è pronto per una risposta umanitaria su larga scala, ma le autorità israeliane non rispettano gli impegni presi".
"Sempre tra il 10 e il 21 ottobre, infatti ben 99 richieste di Ong internazionali di fornire aiuti a Gaza sono state respinte - si legge ancora - assieme a 6 richieste presentate dalle agenzie delle Nazioni Unite. Uno stop alle forniture di aiuti, che è iniziato con l'assedio totale imposto da Israele a marzo e con l'introduzione del nuovo sistema di registrazione delle Ong internazionali". Sistema di cui le organizzazioni chiedono la revoca.

Rubio in Israele: “Qui si sta facendo lavoro storico”

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, durante la sua visita alla base militare statunitense di Kiryat Gat, in Israele, ha fatto riferimento all'accordo di cessate il fuoco a Gaza e alla sua attuazione, affermando: "Si sta lavorando molto qui. Questa è una missione storica. Abbiamo molto di cui essere orgogliosi, ma dovremo affrontare non poche sfide". Lo riporta Ynet. "Volevo venire a capire quali siano le esigenze. Ci sono qui rappresentanti di altri Paesi e degli israeliani che ci ospitano. Sono stati compiuti molti progressi su diversi fronti", ha aggiunto.

Erdogan: “Rimetteremo in piedi la Striscia di Gaza”

"Rimetteremo Gaza in piedi". Queste le parole pronunciate dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan di rientro da una missione che lo ha portato in visita in Kuwait, Qatar e Oman.
"Gli incontri per decidere il lavoro da compiere a Gaza vanno avanti e i dettagli ancora non sono stati decisi. Si tratta di un intervento in diverse fasi per cui i negoziati vanno avanti in modo capillare. Noi siamo in prima linea e i nostri lavori per rimettere in piedi le infrastrutture di base proseguono", ha dichiarato il presidente turco rispondendo a una domanda sulle pressioni del governo israeliano per impedire alle organizzazioni umanitarie turche di intervenire a Gaza.
Erdogan ha rivelato che durante i bilaterali nei ricchi Paesi del Golfo la ricostruzione di Gaza è stata al centro dell'agenda. "Gaza tornerà in piedi, nessuno lo metta in dubbio. E la rimetteremo in piedi tutti insieme. In questa fase è importante che vi sia un flusso costante di aiuti umanitari.
Abbiamo mandato diciassette navi e numerosi tir di aiuti, la popolazione ha bisogno di tutto. Questa è la prima emergenza, ma stiamo già pianificando i lavori per riedificare la Striscia e ridarle vita", ha assicurato Erdogan

Cercano di bloccare aiuti a Gaza, fermati due attivisti di destra

La polizia ha arrestato due attivisti di estrema destra che al valico di Kissufim cercavano di bloccare i camion di aiuti umanitari diretti a Gaza questa mattina. Lo ha reso noto il gruppo di assistenza legale Honenu, in un comunicato ripreso dal Times of Israel. Filmati mostrano decine di attivisti, con in mano bandiere israeliane, in piedi davanti ai tir.

Media Israele: “Possibile restituzioni oggi di 2 corpi ostaggi”

Israele si sta preparando all'eventualità che Hamas restituisca i corpi di due ostaggi deceduti stasera. Lo scrive il Times of Israel. Non è tuttavia ancora del tutto certo se la consegna avverrà stasera, e Hamas non ha ancora annunciato l'intenzione di restituire i corpi degli ostaggi a Israele. Attualmente, i corpi di 13 ostaggi deceduti rimangono trattenuti a Gaza.

Media: “Vance ha trasmesso messaggio fermo di Trump a Netanyahu”

Secondo due persone a conoscenza della conversazione, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha trasmesso un "messaggio fermo" da parte del presidente Donald Trump durante l'incontro di mercoledì con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. È quanto rivela Politico che riporta della crescente frustrazione della Casa Bianca nei confronti di Israele.

Ira dei coloni Cisgiordania: “Ci hanno venduti ai paesi arabi”

Lo stop del governo di Benjamin Netanyahu alla legge per l'annessione israeliana della Cisgiordania, su pressione degli Stati Uniti, ha scatenato le ire dei coloni. "C'è una grande delusione negli insediamenti", ha riferito il direttore generale del Consiglio Yesha, Omer Rahamim, in un'intervista all'emittente Kan.
"Il primo ministro si vanta, e giustamente, dell'idea di pace per la pace. Quello che si scopre, secondo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è che alla fine, più di mezzo milione di residenti di Giudea e Samaria, molti dei quali sono elettori del Likud, sono stati venduti al mondo arabo", ha spiegato il leader dell'organizzazione che riunisce i consigli municipali delle colonie in Cisgiordania.

Fonti Israele: “Hamas perso tracce 5 salme e traccheggia”

Hamas ha perso le tracce delle salme di cinque degli ostaggi morti in prigionia a Gaza, ma potrebbe restituire le altre otto che ancora mancano e invece sta traccheggiando per far continuare la tregua. A sostenerlo è un alto funzionario israeliano citato da Ynet.
Il Movimento "prendendo tempo e giocando per estendere il cessate il fuoco e non passare alla seconda fase dell'accordo, che ne prevede il disarmo", ha assicurato la fonte, "anche se potrebbe restituire altri otto ostaggi.

Vance: non ci saranno truppe Usa a Gaza

Non ci saranno truppe americane sul terreno a Gaza, ma la leadership americana è essenziale per raggiungere questa pace e sarà necessaria per supervisionarla": lo ha dichiarato il vicepresidente Usa JD Vance in un tweet postato al suo ritorno dalla visita di tre giorni in Israele. Vance ha ringraziato il presidente Isaac Herzog e il primo ministro Benjamin Netanyahu per la loro ospitalità e ha parlato della sua visita alla Città di Davide e alla Basilica del Santo Sepolcro. Inoltre, nel suo post, ha sottolineato il lavoro svolto durante la visita in merito al monitoraggio dell'accordo di pace del presidente Donald Trump.

Raid israeliani in Libano, quattro morti

Quattro persone sono state uccise in una serie di raid israeliani nel Libano orientale e meridionale, secondo quanto riferito dal ministero della Salute libanese. L’esercito israeliano ha confermato di aver preso di mira obiettivi di Hezbollah. Il ministero ha precisato che gli attacchi nelle aree montuose dell’est del Paese hanno provocato un primo bilancio di due vittime. In seguito, altre due persone sono rimaste uccise in un raid separato nel sud, nei pressi di Nabatieh. Tra le vittime, secondo l’agenzia Nna, anche un’anziana. La stessa fonte ha riferito che “aerei da guerra israeliani hanno lanciato diversi violenti attacchi sulla catena montuosa orientale” nella regione della Bekaa, vicino al confine con la Siria, e che due raid hanno colpito anche l’area di Hermel, nel nord-est del Paese.

Idf: “Uccisi 8 terroristi del Nova Festival”

L'esercito israeliano ha reso noto di aver "eliminato i terroristi responsabili del sequestro di Noa Argamani, Avinatan Or e Eitan Mor dal Nova Festival" il 7 ottobre 2023. "Ora è possibile rivelare che otto terroristi che si infiltrarono in territorio israeliano e presero parte al brutale massacro del 7 ottobre, tra cui alcuni esponenti chiave coinvolti nell'omicidio e nel sequestro di civili israeliani, sono stati eliminati dall'Idf e dallo Shin Bet", si legge in un post dell'esercito su X senza spiegare quando siano stati uccisi. Tutti e tre gli ostaggi citati sono tornati vivi da Gaza: la prima in un'operazione dell'Idf nel giugno 2024, gli altri due sono stati liberati da Hamas la settimana scorsa in base all'accordo raggiunto con Israele.

“Hamas può recuperare 10 dei 13 corpi ancora a Gaza”

Israele ritiene che Hamas è in grado di recuperare almeno 10 delle 13 salme degli ostaggi ancora a Gaza, senza l'assistenza internazionale nelle ricerche. È il quadro fornito da ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, al vicepresidente americano JD Vance, in un incontro al quartier generale di Kirya a Tel Aviv, secondo quanto riferito in serata dalla tv pubblica Kan. Secondo le informazioni di intelligence presentate dagli alti funzionari a Vance, inoltre, Hamas sta approfittando del cessate il fuoco per riprendere il controllo della Striscia di Gaza, riabilitare i tunnel, reclutare nuovi agenti, riparare le armi danneggiate durante la guerra e riorganizzarsi. Tutto ciò, hanno detto i vertici militari al presidente Usa, secondo quanto riportato dalla tv, indica che Hamas non ha alcuna intenzione di disarmare o cedere il controllo di Gaza.

I commenti dei lettori