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Gaza, le news di oggi. Israele revoca l’emergenza: è la prima volta dal 7 ottobre

Gaza, le news di oggi. Israele revoca l’emergenza: è la prima volta dal 7 ottobre
Rubio: “Il raid di Israele di sabato non è una violazione del cessate il fuoco”. Unwra: “Israele continua a bloccare il nostro ingresso nella Striscia”
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Per la prima volta dall'attacco del 7 ottobre 2023, il ministro della Difesa Israel Katz ha deciso che la situazione di emergenza dichiarata nel sud di Israele verrà revocata. E' quanto si legge sul Times of Israel. La "situazione speciale" ha consentito al Comando del Fronte Interno dell'esercito di limitare gli assembramenti e chiudere alcune aree. È stata dichiarata la mattina del 7 ottobre in tutto il Paese, ma da allora è rimasta in vigore solo nel sud. L'ordine scadrà domani e, per la prima volta in oltre due anni, non ci sarà alcuna "situazione speciale" attiva in Israele

Bara col corpo di un ostaggio è in Israele

La bara contenente il corpo del soldato israeliano rapito ha attraversato poco fa il confine con il territorio israeliano e si sta dirigendo verso il Centro nazionale di medicina legale, dove verrà effettuato il processo di identificazione. Lo hanno annunciato le IDF e lo Shin Bet.

Onu: “Preoccupati da attacco drone israeliano a Unifil”

L'Onu ha denunciato l'uso di colpi di arma da fuoco israeliani nei pressi della base delle forze di pace Unifil, nel sud del Libano. L'episodio è avvenuto dopo che il giorno precedente un drone da ricognizione israeliano era stato abbattuto dai soldati delle Nazioni Unite. "Siamo molto preoccupati - ha dichiarato il portavoce, Stephane Dujarric - per l'episodio avvenuto domenica, quando un drone israeliano ha sganciato una granata vicino a una pattuglia di Unifil, e poi un carro armato israeliano ha aperto il fuoco contro i caschi blu a Kfar Kila". Gli israeliani hanno accusato i caschi blu di "aver abbattuto deliberatamente il drone" israeliano. Non è la prima volta che forze israeliane usano i droni per condurre attacchi nel sud del Libano.

Israele non accetterà forze armate turche a Gaza

Israele non accetterà la presenza delle forze armate turche a Gaza nell'ambito del piano degli Stati Uniti per porre fine una volta per tutte alla guerra nei territori palestinesi. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sàar.

Hamas: "Falso che tratteniamo i corpi degli ostaggi pur sapendo dove sono”

Il portavoce di Hamas, Hazem Qassem, ha negato le notizie secondo cui il gruppo starebbe trattenendo i corpi di alcuni ostaggi pur conoscendone l'ubicazione. "Le affermazioni secondo cui Hamas conoscerebbe la posizione degli ostaggi sono false, soprattutto dopo l'aggressione nella Striscia che ha cambiato il volto del territorio", afferma.

La dichiarazione, ripresa dai media arabi, arriva in risposta alle notizie provenienti da Israele secondo cui Hamas sarebbe in grado di localizzare i resti di 10 dei 13 ostaggi ancora detenuti a Gaza, ma starebbe scegliendo di non restituirli, in violazione dell'accordo mediato dagli Stati Uniti.

Idf: “Croce Rossa ha preso in consegna il corpo di un ostaggio”

L'Idf ha reso noto che la Croce Rossa ha preso in consegna da Hamas il corpo di un ostaggio israeliano a Gaza City e ora sta portando la bara alle truppe israeliane che si trovano all'interno della Striscia. In seguito si terrà una piccola cerimonia, presieduta da un rabbino militare. Lo riferiscono i media israeliani.

L'Ue condanna l'attacco di Israele contro l'Unifil

"L'Unione europea condanna l'attacco israeliano che il 26 ottobre 2025 ha nuovamente preso di mira un distaccamento dell'Unifil. Si tratta dell'ultimo di una serie di incidenti simili verificatisi nelle ultime settimane. L'Ue ricorda che la sicurezza e l'incolumità del personale e delle sedi delle Nazioni Unite devono essere garantite in conformità del diritto internazionale e della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite." Lo dichiara un portavoce del Servizio di Azione Esterna dell'Ue.
"L'Ue ribadisce che tutte le parti devono rispettare pienamente il cessate il fuoco del 26 novembre 2024 e invita Israele a ritirarsi dall'intero territorio libanese". aggiunge il portavoce.

Arab Barghouti: “Serve votare ed eleggere una leadership credibile”

"Ci servono elezioni, serve votare ed eleggere una leadership credibile. Dopo tutti i traumi che i palestinesi hanno dovuto subire negli ultimi decenni, bisogna smettere e far cessare questo ciclo di violenza. La comunità internazionale sostiene la soluzione dei due Stati, ma questo può avvenire solo se c'è un leader come mio padre che può rappresentare tutti". Così Arab Barghouti, figlio del leader palestinese Marwan Barghouti, a 'Otto e mezzo' su La7.

"Netanyahu lo teme - ha proseguito - perché rappresenta una voce importante. E' il leader palestinese più popolare e il premier israeliano non vuole una Palestina unita, né una soluzione a due stati. Spero che Trump imponga la liberazione di mio padre, che qualcuno dei leader occidentali lo faccia".

Idf: “Croce Rossa verso il punto di consegna di un corpo a Gaza”

"La Croce Rossa si sta dirigendo verso il punto d'incontro nel nord di Gaza, dove la bara di un ostaggio deceduto verrà trasferita sotto la sua custodia". Lo ha reso noto l'esercito israeliano su X, dopo che Hamas aveva annunciato la consegna del corpo del sedicesimo ostaggio ucciso per stasera.
Prima di rendere nota l'identità, l'Idf avverte che sarà prima fornita alle famiglie. "Hamas è tenuta a rispettare l'accordo e ad adottare le misure necessarie per restituire tutti gli ostaggi deceduti", insiste l'esercito. (ANSA).

Arab Barghouti: “Serve leader Palestina credibile come mio padre”

Ai palestinesi "servono elezioni, serve votare ed eleggere una leadership credibile. Dopo tutti i traumi che i palestinesi hanno dovuto subire negli ultimi decenni, bisogna smettere e far cessare questo ciclo di violenza. La comunità internazionale sostiene la soluzione dei due Stati, ma questo può avvenire solo se c'è un leader come mio padre che può rappresentare tutti". Lo ha detto Arab Barghouti, figlio del leader palestinese Marwan Barghouti, a Otto e mezzo su La7.
"Netanyahu lo teme perché rappresenta una voce importante. E' il leader palestinese più popolare e il premier israeliano non vuole una Palestina unita, né una soluzione a due Stati. Spero che Trump imponga la liberazione di mio padre, che qualcuno dei leader occidentali lo faccia", ha aggiunto, sostenendo che il padre, in carcere in Israele da oltre vent'anni per terrorismo, abbia subito "un processo non giusto, pieno di fallacie."
"Mia madre ha lavorato alla campagna per il rilascio di mio padre, si è molto impegnata. Lei è in contatto con governi locali e occidentali per portare avanti la liberazione. Se si vuole creare una situazione sicura e chiara serve un leader sostenuto e che sostenga il popolo palestinese. Sono felice che oltre gli americani ci siano tanti governi occidentali che si stanno svegliando e accorgendo che serve un leader del genere.
Credo che anche Hamas lo accetterebbe, ma il problema resta con gli israeliani", ha dichiarato.

Capo dell’Idf: “La guerra a Gaza non è finita”

La guerra a Gaza "non è finita". Lo ha detto il capo di stato maggiore dell'Idf, Eyal Zamir, secondo il quale andrà avanti finchè anche l'ultimo degli ostaggi uccisi da Hamas non sarà riportato a casa.
"Trarre insegnamenti e imparare costituisce il nostro dovere morale e professionale, e lo faremo con coraggio e determinazione", ha detto Zamir "Dobbiamo ora prenderci cura del nostro popolo e delle sue famiglie e prepararci alle sfide future che si presentano su tutti i fronti. La guerra non è ancora finita, dobbiamo completare la nostra sacra missione di riportare a casa gli ostaggi caduti e continuare la campagna contro Hamas", aggiunge Zamir.

Israele: “Hamas sa dove sono corpi di ostaggi che mancano”

Israele è convinto che Hamas sappia dove si trovano i corpi dei 13 ostaggi uccisi che sono ancora a Gaza. "Pensiamo che lo sappiano di tutti", ha detto una fonte al Times of Israel "Pensiamo che, con il giusto approccio, possano riportarli tutti indietro". Per ora, Israele lascerà che le ricerche continuino: "L'indicazione che abbiamo ora è che tutti stanno facendo un grande sforzo per trovarli".
La pazienza di Israele non durerà per sempre, afferma il funzionario. "Se non accadrà oggi, e forse nel prossimo futuro, dovremo prendere delle decisioni".

Hamas annuncia restituzione corpo ostaggio oggi alle 20

Il braccio armato di Hamas, le Brigate al-Qassam, hanno annunciato che consegneranno, alle 21 ora locale (le 20 in Italia), il copro di un ostaggio israeliano recuperato oggi nella Striscia di Gaza. Lo riporta Arab News.
In precedenza, una fonte delle Brigate al-Qassam aveva riferito ad Al Jazeera che durante le ricerche in corso nella Striscia oggi, nel quartiere di Tuffah a Gaza City, era stato rivenuto uno dei corpi degli ostaggi ancora nella Striscia.

Media: “La Knesset discuterà pena di morte per i terroristi”

La Knesset tornerà a discutere la prossima settimana il disegno di legge che introduce la pena di morte per i terroristi. Lo ha annunciato l'ufficio del capo della coalizione, Ofir Katz, precisando che al termine del nuovo dibattito presso la Commissione per la sicurezza nazionale si terrà la votazione. Lo riporta Ynet.

Katz ha ringraziato il presidente della Commissione, Zvika Fogel, per il lavoro svolto e ha ribadito che la coalizione di governo è "profondamente impegnata a far approvare la legge il prima possibile".

Fonte di Hamas: “Trovato corpo di un ostaggio a Gaza”

Una fonte del braccio armato di Hamas, Brigate al-Qassam, ha annunciato che il corpo di un ostaggio è stato rinvenuto nel quartiere di Tuffah, nella città di Gaza, durante le ricerche condotte oggi. Lo riporta Al Jazeera. Secondo la stessa fonte citata dall'emittente si sta attualmente concordando data e modalità di consegna alla Croce Rossa.

La Knesset discuterà la pena di morte per i terroristi

La prossima settimana la Commissione per la sicurezza nazionale della Knesset, il parlamento israeliano, dovrebbe discutere un disegno di legge che punisce il terrorismo con la morte. Lo riferisce Haaretz.

Israele si prepara a ricevere un corpo da Hamas stasera

Israele si sta preparando alla possibilità che Hamas riconsegni il corpo di un ostaggio ucciso stasera alle 21 (le 20 in Italia). Lo riferisce Haaretz. Hamas non ha al momento annunciato l'intenzione di consegnare corpi oggi. Sono 13 gli ostaggi senza vita ancora nella Striscia di Gaza e un funzionario israeliano ha riferito a Times of Israel che lo Stato ebraico ritiene che Hamas conosca la posizione di tutti e 13 i corpi. La restituzione a Israele di tutte le salme di ostaggi israeliani fa parte dell'accordo per il cessate il fuoco raggiunto all'inizio di ottobre.

Raid israeliano sul Libano, due morti

Due persone sono morte in un attacco israeliano nella zona di al-Biyad, nel Libano meridionale. Lo riporta il Times of Israel.

Fonti israeliane: “La ricostruzione a Gaza può partire subito nelle aree controllate dall’Idf”

La ricostruzione nelle zone della Striscia di Gaza che sono sotto il controllo delle Forze di difesa israeliane (Idf) può iniziare immediatamente, senza attendere la seconda fase del piano di cessate il fuoco promosso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Lo ha dichiarato un funzionario dell'ufficio del primo ministro israeliano al Times of Israel. "Il terreno è ormai libero e possiamo iniziare a costruire. Non c'è motivo di aspettare la fase due dalla nostra parte", ha affermato il funzionario, spiegando che diversi investitori internazionali hanno già manifestato interesse a partecipare alla ricostruzione. "Se si tratta di persone favorevoli a Israele e che non rappresentano un rischio per la sicurezza, perché non accoglierle? Perché non lasciarle costruire?", ha aggiunto la fonte.

Ufficio di Netanyahu: “Nessun aggiornamento sui piani di Hamas per la restituzione dei corpi”

L'ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu nega che ci siano stati aggiornamenti dai mediatori in merito ai piani di Hamas di trasferire ulteriori corpi di ostaggi in Israele, dopo che il canale saudita Al-Sharq ha riferito che il gruppo militante stava recuperando tra sette e nove corpi di ostaggi da località non specificate all'interno della Striscia di Gaza. Stando a quanto riportato, Hamas avrebbe avuto l'intenzione di trasferire i corpi alla Croce Rossa dopo il loro recupero, sebbene non fosse stata indicata una tempistica precisa.
L'ufficio del premier israeliano dal canto suo ha dichiarato al Times of Israel di non aver ricevuto alcuna informazione dai mediatori in merito al trasferimento di sette-nove corpi di ostaggi.

Smotrich: “Siamo potenza regionale, non supplicheremo per normalizzare le relazioni”

Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha ribadito la posizione del governo sulle relazioni con i Paesi arabi e sulla questione palestinese, sottolineando che "sosteniamo pienamente l'espansione degli Accordi di Abramo, sosteniamo la pace. Non lo faremo a qualsiasi costo e non supplicheremo per la normalizzazione dei rapporti. Siamo una potenza regionale". "Uno Stato palestinese non ci sarà. Punto", ha concluso il ministro, citato da Ynet.

Rubio: “Israele non ha rinunciato all’autodifesa da minacce imminenti”

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha difeso l'attacco israeliano di sabato nel centro della Striscia di Gaza, sostenendo che non costituisce una violazione dell'accordo di cessate il fuoco. "Israele non ha rinunciato al suo diritto di autodifesa - ha dichiarato Rubio a bordo dell'Air Force One, sottolineando che - ovviamente, il cessate il fuoco si basa su obblighi da entrambe le parti". Secondo l'esercito israeliano, il raid aveva come obiettivo un "terrorista della Jihad islamica" che stava pianificando "un attacco imminente" contro i soldati israeliani. "Israele ha il diritto di agire se c'è una minaccia imminente, e tutti i mediatori sono d'accordo su questo", ha aggiunto il capo della diplomazia statunitense.

(reuters)

Media: Hamas al lavoro per recuperare i corpi di 7-9 ostaggi

Hamas ha informato i Paesi mediatori di aver avviato le operazioni per recuperare tra i sette e i nove corpi di ostaggi israeliani deceduti nella Striscia di Gaza. Lo riferisce il canale televisivo saudita Asharq, citando una fonte a conoscenza del dossier. Secondo la stessa fonte, il movimento islamista palestinese avrebbe individuato la posizione dei corpi in diverse aree della Striscia.
Hamas avrebbe inoltre chiesto, tramite i mediatori, che le Forze di difesa israeliane (Idf) si ritirino da alcune zone situate sul lato israeliano della cosiddetta Linea Gialla, al fine di consentire il completamento delle operazioni di ricerca.

Hezbollah: “Non vogliamo un'altra guerra aperta con Israele”

Il leader di Hezbollah afferma di non voler aprire un fronte di guerra aperta con Israele ma ha ribadito che il partito non intende smantellare il suo arsenale, come invece chiesto dallo Stato ebraico, dagli Stati Uniti e dallo stesso governo di Beirut. Durante un'intervista rilasciata ad al Manar, la tv dello stesso partito armato libanese, il leader del movimento Naim Qasem ha affermato che "non abbiamo intenzione di lanciare battaglie contro Israele. Ma se ci viene imposta una battaglia, combatteremo Israele fino all'ultimo respiro". Riguardo al disarmo di Hezbollah a favore dello Stato libanese, Qasem ha detto che il partito "ha ceduto il potere allo Stato libanese dopo l'accordo (di cessate il fuoco dello scorso novembre). Lo Stato è ora responsabile della difesa, dell'esercizio della sovranità e della prevenzione delle aggressioni", ha detto Qasem. Eppure, ha affermato il leader di Hezbollah, "data l'incapacità dell'esercito di far fronte a tutte le aggressioni, l'importanza della resistenza (Hezbollah) a fianco dell'esercito è evidente". Qasem ha poi ribadito "la necessità di un coordinamento tra l'esercito e la resistenza per far fronte alle aggressioni" israeliane, mettendo in guardia contro i "tentativi di disarmo" del suo partito. "La resistenza è un diritto legittimo", ha detto Qasem. "Finché ci saranno aggressioni e minacce, il ruolo della resistenza rimarrà attuale". Il leader sciita ha poi ribadito che Hezbollah non intende violare la tregua nonostante le quotidiane azioni militari israeliane in Libano: "se reagiamo ora, sarà considerata una violazione dell'accordo e daremo un pretesto a Israele", ha detto

Tajani: “Fuori discussione la sicurezza dei militari italiani in Libano”

"Dobbiamo evitare che gli incidenti si trasformino in casi gravi, ma la sicurezza dei nostri militari è fuori discussione": lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine della riunone degli Stati generali della Space Economy organizzata alla Farnesina, rispondendo a una domanda sull'attacco da parte di un drone israeliano a una pattuglia Unifil in azione in Libano, nei pressi di Kfarkila. Tajani ha detto di non ritenere che per i militari italiani ci siano rischi: "i rischi sono quelli che ci sono sempre. È ovvio - ha osservato - che è un territorio difficile. Abbiamo sempre detto di non toccare i militari italiani, ma è ovvio che essendo un'area rischiosa possono esserci degli inconvenienti"

Telefonata tra Rubio e Netanyahu

Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Lo riferisce un comunicato del dipartimento di Stato

Il ministro Sa’ar: “Israele non accetterà truppe turche a Gaza”

Israele non accetterà la presenza delle forze armate turche a nella Striscia di Gazq. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri di Israele Gideon Sa’ar in una conferenza stampa a Budapest. "I paesi che vogliono o sono pronti a inviare forze armate dovrebbero essere almeno equi nei confronti di Israele", ha affermato Sa’ar. Le relazioni tra Israele e Turchia sono peggiorate durante la guerra nella Striscia di Gaza, con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha criticato aspramente la campagna aerea e terrestre nella enclave palestinese, paragonandone le azioni a quelle dei nazisti e accusando il Paese di genocidio. "La Turchia, guidata da Erdogan, ha adottato un approccio ostile nei confronti di Israele", e "non solo dichiarazioni ostili, ma anche misure diplomatiche ed economiche", ha affermato Saar in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto. "Quindi non è ragionevole per noi permettere alle loro forze armate di entrare nella Striscia di Gaza e non lo accetteremo, come abbiamo detto ai nostri amici americani", ha aggiunto.

Hamas denuncia “cambiamenti unilaterali al sistema politico” voluti da Abbas

Il Movimento di Resistenza Islamica (Hamas) ha denunciato i "cambiamenti unilaterali del sistema politico" attuati dalla leadership dell'Autorità Palestinese "senza un consenso nazionale", dopo che il presidente Mahmud Abbas ha annunciato ieri un processo formale di successione in caso di potere vacante, che affiderebbe temporaneamente la presidenza al suo vice, Husein al Sheij. "I cambiamenti unilaterali al sistema politico da parte della dirigenza dell'Autorità Palestinese, in violazione della Legge Fondamentale e senza consenso nazionale, così come i tentativi di sfruttare tali modifiche a vantaggio di alcune parti, hanno profondamente distorto il sistema politico e complicato la possibilità di riformarlo", ha dichiarato il portavoce di Hamas, Hazem Qasem.
"Hamas continuerà i propri sforzi per riformare il sistema politico nel quadro di un consenso nazionale - ha proseguito Qasem - Continueremo i nostri sforzi per costruire questo consenso e una vera unità palestinese che ci permetta di affrontare sfide senza precedenti nella storia della causa palestinese".

Ue: “L'annessione della Cisgiordania è illegale”

"L"Ue ha da sempre sostenuto che l'annessione della Cisgiordania è illegale dal punto di vista del diritto internazionale. Noi appoggiamo la soluzione dei due Stati". Lo ha ribadito un portavoce dell'Unione europea, rispondendo a una domanda sul voto al riguardo della Knesset

Israele revocherà l’emergenza: è la prima volta dal 7 ottobre

Per la prima volta dall'attacco del 7 ottobre 2023, il ministro della Difesa Israel Katz ha deciso che la situazione di emergenza dichiarata nel sud di Israele verrà revocata. E' quanto si legge sul Times of Israel. La "situazione speciale" ha consentito al Comando del Fronte Interno dell'esercito di limitare gli assembramenti e chiudere alcune aree. È stata dichiarata la mattina del 7 ottobre in tutto il Paese, ma da allora è rimasta in vigore solo nel sud. L'ordine scadrà domani e, per la prima volta in oltre due anni, non ci sarà alcuna "situazione speciale" attiva in Israele

Ex ostaggio: “Io seviziato da Hamas per colpa delle parole di Ben Gvir”

L'ex ostaggio israeliano Bar Kuperstein, liberato il 13 ottobre nell'ambito dell'accordo di cessate il fuoco e rilascio degli ostaggi tra Israele e Hamas, ha dichiarato che i suoi rapitori di Hamas lo hanno picchiato così duramente che non è riuscito a camminare per un mese, in una reazione "occhio per occhio" al trattamento riservato dal ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ai prigionieri di sicurezza palestinesi nelle carceri israeliane. E' quanto si legge sul Times of Israel, che pubblica un estratto di una intervista che andrà in onda martedì sull'emittente pubblica Kan. Kuperstein ha dichiarato di essere risentito per il modo in cui l'ultranazionalista Ben Gvir ha decantato il peggioramento delle condizioni di vita dei prigionieri palestinesi, poiché le vanterie del ministro avevano reso la vita più difficile agli ostaggi. "Come hai potuto permettere che ci maltrattassero? Sei un ministro del governo... dovresti prenderti cura di noi. Perché non ti prendi cura di noi?" ha chiesto Kuperstein, rapito al festival musicale Nova il 7 ottobre. Ben Gvir ha rilasciato una dichiarazione video in risposta: "Abbraccio Bar Kuperstein e tutti gli ostaggi che sono tornati, ma i media israeliani stanno adottando la narrativa di Hamas - ha affermato il ministro - Hamas non aveva bisogno di una scusa il 7 ottobre per entrare, uccidere, stuprare, abusare e bruciare bambini. Tutte queste cose sono accadute molto prima dei cambiamenti nelle carceri". Kuperstein ha affermato che i suoi rapitori gli negavano intenzionalmente il cibo per giorni interi, nonostante ne avessero a sufficienza. "C'era un tizio, che chiamavamo Shchorzik e diceva: 'Sono qui per assicurarmi che non siate trattati troppo bene'". Kuperstein racconta che intorno al 270/o giorno dei suoi due anni di prigionia "sono venuti da noi e… ci hanno riempito di botte. Ci hanno messo con le spalle al muro e ci hanno picchiato a morte. Hanno detto che era per colpa di Ben Gvir - sentirete cosa fa ai nostri prigionieri, 'occhio per occhio, dente per dente'", ha detto. "Lo hanno ripetuto un sacco di volte, sono venuti e ci hanno picchiato". Kuperstein racconta, infin,e più dettagliatamente le sevizie che avrebbe subito dai carcerieri di Hamas

Famiglie degli ostaggi: “No alla fase due del piano per Gaza senza il ritorno delle salme”

Le famiglie degli ostaggi israeliani deceduti e i cui corpi sono ancora nella Striscia di Gaza hanno chiesto agli Stati Uniti e al governo di Benjamin Netanyahu di non procedere con la seconda fase del piano sul cessate il fuoco a Gaza fino a quando le salme dei loro cari non verranno restituite. "Hamas sa esattamente dove si trova ognuno di loro", si legge in una lettera dell'Hostages and Missing Families Forum, che aggiunge: "Sono trascorse due settimane dalla scadenza stabilita nell'accordo per il ritorno di tutti i 48 ostaggi, eppure 13 rimangono prigionieri di Hamas". L'Hostages and Missing Families Forum prosegue affermando che "le famiglie esortano il governo di Israele, l'amministrazione degli Stati Uniti e i mediatori a non procedere alla fase successiva dell'accordo finché Hamas non avrà adempiuto a tutti i suoi obblighi e restituito tutti gli ostaggi a Israele"

Media: “Israele ignora la posizione di quattro cadaveri degli ostaggi”

Israele non conosce la posizione di quattro dei restanti 13 corpi di ostaggi detenuti a Gaza, secondo un rapporto diffuso ieri, a fronte delle crescenti pressioni su Hamas affinché riprenda a consegnare i corpi in conformità con i termini del cessate il fuoco e dell'accordo sulla presa degli ostaggi. Lo scrive il Times of Israel. Gerusalemme ha cercato di far capire a Washington l'estrema importanza della restituzione dei corpi rimanenti dalla Striscia, ha riferito l'emittente pubblica Kan, mentre sono trascorsi giorni senza che Hamas consegnasse i resti di altri ostaggi deceduti. Una serie di alti funzionari statunitensi, tra cui il vicepresidente JD Vance, hanno visitato la regione la scorsa settimana per rafforzare il precario cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Hamas afferma di non essere ancora riuscita a localizzare i corpi di alcuni dei 13 ostaggi rimasti e di non averne restituito nessuno da martedì, affermando di aver bisogno di assistenza per localizzarli e recuperarli. Tuttavia, Israele sarebbe certa che il gruppo terroristico possa consegnare altri corpi, ma si rifiuta di farlo e sta anche nascondendo informazioni sulla loro posizione, in aperta violazione dell'accordo di cessate il fuoco del 9 ottobre. Tuttavia, il ritardo nel recupero degli ostaggi deceduti non sembra essere l'unica minaccia al fragile cessate il fuoco, poiché un importante leader di Hamas ha affermato ieri che il gruppo terroristico non si sarebbe disarmato finché l'"occupazione" israeliana non fosse stata un ricordo del passato

Rubio: “L’attacco di Israele di sabato non è una violazione del cessate il fuoco”

Il segretario di Stato Usa Marco Rubio afferma che Washington non considera l'attacco di Israele di sabato, come una violazione dell'accordo di cessate il fuoco a Gaza. Sabato Israele ha dichiarato di aver colpito un membro del gruppo della Jihad Islamica, accusato di pianificare un attacco alle truppe israeliane, circostanza negata dalla Jihad Islamica. "Non lo consideriamo una violazione del cessate il fuoco", ha detto Rubio, parlando a bordo dell'Air Force One durante il viaggio verso l'Asia

Media: “Ragazzino ferito da una granata stordente in Cisgiordania”

Un ragazzino è rimasto gravemente ferito dopo essere stato colpito alla testa da una granata stordente lanciata dalle forze israeliane nella città di Beit Awwa, a sud-ovest di Hebron, in Cisgiordania. Lo scrive l'agenzia palestinese Wafa. Secondo quanto riferito dalle autorità locali, i soldati avrebbero fatto irruzione nella città e lanciato granate stordenti e gas lacrimogeni contro i residenti. Mentre si ritiravano, hanno preso di mira uno studente quindicenne colpendolo alla testa mentre usciva dalla sua casa a Wadi Al-Simiya. Il ragazzino è stato portato all'ospedale Al-Ahli di Hebron per essere curato; le sue ferite sono state descritte come gravi.
Stamattina all'alba, inoltre, sempre in Cisgiordania, le forze israeliane avrebbero arrestato sei cittadini della città di Deir Ballut, a ovest di Salfit, dopo aver fatto irruzione in diverse abitazioni, perquisendole e vandalizzandone il contenuto. Gli israeliani avrebbero anche fatto irruzione nella città di Bidya, a ovest di Salfit, nell'abitazione di uno dei leader di Fatah Hassan Al-Qarm e nelle abitazioni dei suoi figli: Iyad, Segretario dell'Area Organizzativa di Bidya, e Khaled Al-Assir, un ex prigioniero. Le forze li hanno aggrediti e vandalizzato le loro abitazioni

Difesa civile di Gaza: “L’Idf uccide ha ucciso due palestinesi a Khan Younis”

Le Idf hanno colpito un gruppo di civili palestinesi che erano tornati alle loro case nei pressi di Khan Yunis a Gaza, uccidendo due palestinesi e ferendone altri tre. Lo ha riferito la Difesa civile di Gaza

Hezbollah: “L’attacco con drone dello scorso anno aveva lo scopo di uccidere Netanyahu”

Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha definito l'attacco con un drone alla casa del primo ministro Benjamin Netanyahu israeliano a Cesarea, avvenuto lo scorso anno, un "successo dell'intelligence". In un'intervista rilasciata alla rete Al-Manar di Hezbollah, ha affermato: "L'attacco aveva lo scopo di colpire lui (Netanyahu) o i suoi familiari"

Israele accusa Unifil di aver abbattuto un drone dell’intelligence

L'esercito israeliano ha accusato l'Unifil, la forza di pace delle Nazioni Unite in Libano, di aver abbattuto ieri uno dei suoi droni utilizzati per scopi di intelligence durante una missione di "routine" nel sud del Paese. "Un'indagine iniziale suggerisce che le forze dell'Unifil di stanza nelle vicinanze abbiano deliberatamente aperto il fuoco sul drone e lo abbiano abbattuto", ha scritto il portavoce dell'esercito israeliano, il tenente Nadav Shoshani, su X, affermando che è in corso un'indagine per esaminare le circostanze dell'incidente

Media: “Tre attacchi aerei dell’Idf a Khan Younis, droni contro Gaza”

Al Jazeera Arabic riferisce che l'esercito israeliano ha lanciato tre attacchi aerei contro edifici nella parte orientale di Khan Younis, nel sud di Gaza. Nel frattempo, secondo quanto riportato da Al Jazeera Arabic, alcuni droni israeliani hanno colpito le vicinanze dei campi profughi vicino allo svincolo di Shujayea, a Gaza City. Israele ha continuato ad attaccare periodicamente Gaza dopo la firma del cessate il fuoco con Hamas l'11 ottobre, scrive al-Jazeera, sostenendo spesso di colpire gruppi palestinesi che pianificano attacchi. Tuttavia, scrive ancora la testata araba, Hamas ha affermato che gli attacchi israeliani sono "chiare" violazioni dell'accordo di cessate il fuoco che stanno uccidendo civili e ha accusato il primo ministro israeliano Netanyahu di tentare di sabotare il piano di pace guidato dagli Stati Uniti

Unwra: “Israele continua a bloccare il nostro ingresso a Gaza”

L'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) afferma che Israele continua a impedire al suo personale internazionale e agli aiuti umanitari di entrare a Gaza. Tuttavia, circa 12 mila dei suoi dipendenti locali stanno portando avanti la fornitura di "assistenza sanitaria, supporto psicosociale e istruzione alla popolazione, spesso in condizioni inimmaginabili", ha affermato l'agenzia in un post su X, riportato da Al-Jazeera.
L'anno scorso Israele aveva vietato all'Unrwa di operare nel territorio sotto il suo controllo, sostenendo che diversi suoi dipendenti erano membri di Hamas, scrive ancora la testata araba. La Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito la scorsa settimana che Israele, in quanto potenza occupante, deve sostenere gli sforzi di soccorso forniti dalle Nazioni Unite e dalle sue entità, tra cui l'Unrwa. Ha inoltre rilevato che Israele non ha dimostrato le sue affermazioni secondo cui un numero significativo di dipendenti dell'Unrwa sarebbe membro di Hamas. Nel suo post, l'Agenzia ha affermato che "un cessate il fuoco da solo non è sufficiente. Cibo, kit igienici, tende e altri rifornimenti sono disperatamente necessari", ha aggiunto

Rania di Giordania: “Due anni di terrore a Gaza, nessuno l'ha fermato”

La regina Rania di Giordania, in una intervista alla Bbc, ha criticato la comunità internazionale per non essere riuscita, ha detto, a fermare la guerra per due anni. "Sapete cosa significa essere stati genitori negli ultimi due anni? Vedere i propri figli soffrire, morire di fame, tremare di terrore, e non poter fare nulla al riguardo, e sapere che il mondo intero sta guardando e non può fare nulla. Quell'incubo è l'incubo di qualsiasi genitore, ma quell'incubo è la realtà quotidiana dei palestinesi negli ultimi due anni". La regina, di origine palestinese, ha elogiato il presidente Trump per i suoi sforzi: "A suo merito, Trump è stato il primo presidente da molto tempo a fare pressioni su Israele. In precedenza, quando superavano i limiti, il presidente degli Stati Uniti si limitava a dire qualche parola di rimprovero o a dare loro una bacchettata sulle mani. Il presidente Trump è riuscito a convincere Netanyahu ad accettare un cessate il fuoco. E spero che continui a impegnarsi in questo processo". Alla domanda se credesse che una pace duratura fosse possibile, ha risposto che sperare in questo non era ingenuo, ma una forma di sfida. "Credo davvero che palestinesi e israeliani possano convivere fianco a fianco - ha detto la regina Rania - Nel clima attuale c'è troppa animosità, troppa rabbia, dolore, odio e cinismo tra i due popoli per riuscire a forgiare una pace da soli. Non sono ingenuo. Ma credo che, con la spinta della comunità internazionale, questa sia l'unica via. Tante volte negli ultimi due anni, la speranza è sembrata sfuggente.
Scegliere la speranza non è stato facile... è difficile, è pesante. Ma è l'unica strada che non nega i palestinesi né tradisce la loro lotta o la nostra umanità

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