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Attacchi a barche nelle Galápagos, dietro un programma segreto della Cia contro i narcos. Le famiglie: “Sono pescatori”

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Lo rivela il Washington Post: almeno tre imbarcazioni saltate in aria da gennaio a marzo, otto i morti e quaranta i catturati. Il magistrato incaricato di indagare sugli episodi è stato assassinato tre mesi fa
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La Cia alle Galápagos. Non in vacanza, ovviamente. E nemmeno sulle orme di Charles Darwin, per studiare iguane o tartarughe giganti. Bensì per fare saltare in aria imbarcazioni: almeno tre, fra gennaio e marzo di quest’anno, uccidendo otto persone e catturandone una quarantina, poi ammanettati, incappucciati, secondo alcuni rapporti torturati e trasportati segretamente in un carcere di massima sicurezza in Salvador, dove sono poi stati rilasciati e restituiti all’Ecuador, il Paese di cui fa parte l’arcipelago del Pacifico, situato 900 chilometri a ovest della costa del Sud America.

È il Washington Post a rivelare l’operazione segreta condotta dalla Central Intelligence Agency nei pressi delle isole rese famose da Darwin, attualmente abitate da circa 30 mila persone. I familiari dei quaranta uo…

La Cia alle Galápagos. Non in vacanza, ovviamente. E nemmeno sulle orme di Charles Darwin, per studiare iguane o tartarughe giganti. Bensì per fare saltare in aria imbarcazioni: almeno tre, fra gennaio e marzo di quest’anno, uccidendo otto persone e catturandone una quarantina, poi ammanettati, incappucciati, secondo alcuni rapporti torturati e trasportati segretamente in un carcere di massima sicurezza in Salvador, dove sono poi stati rilasciati e restituiti all’Ecuador, il Paese di cui fa parte l’arcipelago del Pacifico, situato 900 chilometri a ovest della costa del Sud America.

È il Washington Post a rivelare l’operazione segreta condotta dalla Central Intelligence Agency nei pressi delle isole rese famose da Darwin, attualmente abitate da circa 30 mila persone. I familiari dei quaranta uomini presi prigionieri dalla Cia a bordo delle imbarcazioni dicono che erano tutti pacifici pescatori. L’agenzia di spionaggio americana, come di norma, non commenta, ma l’amministrazione Trump ha rivendicato azioni di questo tipo nell’ultimo anno e mezzo in tutta l’area dei Caraibi, sostenendo che si tratta di una campagna per affondare gli scafi con cui i narcos trasportano droga verso gli Stati Uniti, spesso illustrata da video impressionanti diffusi dalle stesse autorità Usa. Una campagna, ribattezzata Southern Spear (Lancia Meridionale), in cui sono morte finora 221 persone, suscitando proteste della comunità internazionale e dei difensori dei diritti umani. L’America non ha fornito prove inconfutabili che le barche colpite trasportassero narcotici.

Gli attacchi alle Galápagos rivelati dal Post sembrano segnalare un nuovo fronte nell’offensiva della Casa Bianca. Il quotidiano racconta in particolare i dettagli di un peschereccio denominato Fiorella, colpito in apparenza da un drone il 26 gennaio scorso e scomparso nelle acque vicine alle isole senza lasciare traccia. Gli otto ecuadoregni a bordo sono presumibilmente morti, afferma l’Onu. Nei giorni precedenti, membri dell’equipaggio avevano visto droni e un aereo con le insegne americane nello stesso tratto di mare in cui è poi avvenuto il bombardamento.

“Ci hanno trattati come animali”, dice uno dei sopravvissuti alla cattura e alla prigionia. Prima di ciascuno degli attacchi, scrive il Washington Post, un aereo da ricognizione americano era decollato dall’aeroporto di Ilopango in Salvador, dirigendosi verso le Galápagos. L’aereo, e sei membri dell’equipaggio, erano arrivati a novembre dal Tennessee nel Paese centroamericano, da decenni una notoria base per le operazioni clandestine della Cia nella regione. Il sito Drop Site News riporta che il magistrato ecuadoregno incaricato di indagare sugli attacchi alle Galapagos è stato assassinato tre mesi or sono da ignoti in pieno giorno a colpi di pistola.

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