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Ucraina, lo scontro finale per il Donetsk

(agf)

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Putin prepara la nuova offensiva nella regione che Trump era pronto a concedergli ad Anchorage, quando la difesa di Kiev sembrava disperata. Ora Mosca ci riprova con nuovi comandanti, incursioni di mezzi corazzati e droni che gli ucraini non riescono a contrastare
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In Ucraina non esiste un fronte: i confini della battaglia sono dettati dai droni. Dove colpiscono, lì inizia la linea del fuoco. E ormai Kramatorsk e Sloviansk, gli ultimi due grandi capisaldi della resistenza nel Donetsk, vengono bersagliate senza sosta dalle bombe volanti russe. È un segnale inequivocabile: lo scontro finale per il Donbass è iniziato. Durante il vertice di Anchorage, Donald Trump era pronto a consegnare quest’area – circa un quinto della regione di Donetsk – a Vladimir Putin. Era certo che gli ucraini non sarebbero riusciti a difenderla: un anno dopo, la resistenza è ancora ostinata. Ma le truppe di Mosca avanzano. Lentamente, con perdite colossali, ma vanno avanti. E tutto indica che lo scontro aumenterà di intensità nelle prossime settimane.

I nuovi comandanti

Lo fa capire la scelta di cambiare i comandanti delle forze rivali. Ieri Zelensky si è riunito con il nuovo capo di Stato maggiore, Mykhailo Drapatyi, e ha discusso la situazione in questa zona. Le ind…

In Ucraina non esiste un fronte: i confini della battaglia sono dettati dai droni. Dove colpiscono, lì inizia la linea del fuoco. E ormai Kramatorsk e Sloviansk, gli ultimi due grandi capisaldi della resistenza nel Donetsk, vengono bersagliate senza sosta dalle bombe volanti russe. È un segnale inequivocabile: lo scontro finale per il Donbass è iniziato. Durante il vertice di Anchorage, Donald Trump era pronto a consegnare quest’area – circa un quinto della regione di Donetsk – a Vladimir Putin. Era certo che gli ucraini non sarebbero riusciti a difenderla: un anno dopo, la resistenza è ancora ostinata. Ma le truppe di Mosca avanzano. Lentamente, con perdite colossali, ma vanno avanti. E tutto indica che lo scontro aumenterà di intensità nelle prossime settimane.

I nuovi comandanti

Lo fa capire la scelta di cambiare i comandanti delle forze rivali. Ieri Zelensky si è riunito con il nuovo capo di Stato maggiore, Mykhailo Drapatyi, e ha discusso la situazione in questa zona. Le indiscrezioni dei media anticipano che la lotta verrà affidata a un semplice colonnello, Emil Ishkulov: verrà promosso e messo alla guida dell’undicesimo corpo d’armata che ha la responsabilità del settore di Kramatorsk e Sloviansk. Rimpiazzerà il generale Oleksii Maistrenko, che negli scorsi sei mesi non è riuscito a frenare i russi. Una scelta in parte sorprendente: nell’estate 2024 Ishkulov si è rifiutato di partecipare all’attacco oltre la frontiera russa, quell’irruzione verso Kursk ostinatamente voluta dall’allora numero uno delle forze armate, il generale Syrskyi. Un’iniziativa importante per la propaganda e per il morale del Paese che ha però provocato un sacrificio di truppe esperte e mezzi moderni, senza influire sulle sorti del conflitto. Ishkulov è finito in disgrazia ma la fiducia nelle sue capacità è rimasta intatta: un anno fa è stato messo al vertice di un’unità d’assalto mandata a tamponare le falle nel fronte; ora è stato designato per il compito più impegnativo. Drapatyi conosce bene il Donbass, dove ha combattuto dal 2014, e sta ridefinendo la disposizione delle unità per impostare un approccio più dinamico: non ama gli “yes men” e cerca leader in grado di spiazzare gli avversari. Anche Putin ha riorganizzato i ranghi del suo schieramento a inizio agosto: Andrei Ivanayev è ora alla testa delle divisioni che aggrediscono frontalmente il Donbass mentre Pyotr Bolgarev ha ottenuto il raggruppamento Vostok che colpisce da sud. Allo stesso tempo ha creato una nuova struttura per gestire i droni e la logistica su scala nazionale. A quel che si capisce, ha selezionato gli ufficiali che hanno ottenuto i migliori risultati sul campo, con una catena di promozioni “dal basso”. Il suo obiettivo è impossessarsi del Donetsk il più rapidamente possibile, cercando di accelerare la marcia delle sue brigate.

Le mosse di Kiev

L’esercito ucraino non resta ad aspettare. Ci sono state due manovre, che potrebbero avere uno sviluppo ancora più incisivo. La prima è iniziata da gennaio più a sud, nella regione di Zaporizhzhia, con uno sprint da giugno perché le strade usate dai russi per rifornire i loro reparti sono state tormentate dai nuovi droni pilotati dall’intelligenza artificiale che fanno strage di camion, autocisterne e persino bus con una crisi delle loro posizioni. Questa operazione potrebbe congiungersi con la seconda, tenuta segreta, che da alcune settimane dirige proprio sul Donetsk: punta verso Pokrovsk, la città rasa al suolo dove i soldati di Mosca sono penetrati un anno fa senza averla ancora resa sicura. Finora queste offensive hanno liberato 745 chilometri quadrati di territorio con 26 villaggi causando ai russi 15 mila tra morti e feriti, ma non hanno ottenuto un effetto strategico: testimoniano però un miglioramento dei reparti ucraini nelle azioni offensive. Stanno coordinando tante sortite verso un unico risultato, con un metodo innovativo che potrebbe presto ripetersi su una scala maggiore.

Le tattiche di Mosca

Nelle ultime settimane invece russi stanno tentando di riprendere le incursioni con colonne di mezzi corazzati: era dall’autunno che non ci provavano. L’intervento delle difese – con l’uso congiunto di droni e artiglieria - ha impedito sfondamenti. Queste puntate servono però a insediare squadre che piazzano antenne per aumentare il raggio d’azione dei quadricotteri e stabiliscono minuscole teste di ponte. L’assalto a Druzhkivka – il terzo caposaldo chiave nel Donetsk, più piccolo degli altri due – è cominciato così il 22 luglio e da allora ci sono combattimenti ravvicinati lungo le strade d’accesso alla cittadina. La tattica principale resta l’infiltrazione di minuscoli gruppi, anche di due-tre fanti: domenica scorsa ce ne sono state 20 nei dintorni di Sloviansk e ben 26 a Kostiantynivka. Quest’ultima città – o meglio le sue macerie – è quasi totalmente sotto il controllo degli invasori: ci sono nuclei ucraini in meno di un decimo del centro urbano e le avanguardie di Mosca si sono già spinte una decina di chilometri più a ovest. Il punto che più preoccupa il comando ucraino è a nord: il crocevia di Lyman, dove la foresta copre gli spostamenti e la logistica russa è solida, con un flusso costante di carburante e munizioni. Un altro corpo d’armata del Cremlino, il Vostok, invece tiene sotto tiro da sud-est Dobropillia: mira a ostacolare i rifornimenti ucraini verso Kramatorsk.

Il vantaggio aereo

Come sempre, i russi sfruttano il più possibile la superiorità numerica delle loro fanterie e tengono sotto pressione il Donetsk da ogni direzione. In questa regione però mostrano un vantaggio crescente – qualitativo e quantitativo – pure nei droni. Hanno schierato nuovi modelli di quadricotteri guidati da cavi di fibra ottica che colpiscono a cinquanta chilometri senza venire avvistati né contrastati; velivoli con sistemi di AI che cercano i bersagli da soli anche a duecento chilometri e le ultime versioni degli Shahed Geran con motori a reazione che sfuggono ai droni-antidrone. Decisivi sono i bombardamenti aerei con gli ordigni plananti: ogive che vanno da cinquecento chili a due tonnellate e spianano interi palazzi. Nell’ultimo mese nel territorio tra Pokrovsk e Kostiantinyvka ne hanno sganciati 1400, causando devastazioni terribili. Gli ucraini non sono ancora riusciti a trovare contromisure valide contro questi raid condotti da 40-50 chilometri di distanza e la loro aviazione non può sfidare i cacciarussi, che scortano i bombardieri con missili aria-aria a lunghissimo raggio molto efficaci. Ci vorrebbero le batterie contraeree di Patriot o di Samp-T ma sono senza munizioni perché né gli americani, né gli europei le consegnano.

Il problema dei civili

Nella zona ucraina che sta venendo investita dalla battaglia si stima vivano ancora centomila civili. Un reportage video di Francis Farrell del Kyiv Independent ha documentato la loro quotidianità sotto gli attacchi. Alcuni restano come forma di resistenza; altri sono anziani che non vogliono lasciare le case; alcuni sono filorussi e non esitano a manifestarlo ai soldati ucraini. Ci sono artigiani al lavoro nelle loro botteghe e donne che prendono il sole in bikini nelle spiaggette sovietiche sui laghi tra un allarme aereo e l’altro. Le autorità non hanno ancora ordinato l’evacuazione totale ma le condizioni sono sempre più precarie, soprattutto per la distruzione degli impianti elettrici. Vie e parcheggi sono coperte da reti per fermare i droni; ci sono sbarramenti di reticolati nelle piazze e rifugi sotterranei. Il documentario mostra anche il volto dei nuovi guerrieri che presidiano le città-fortezza. Come Artem “Hariachhyi” della 93ma brigata meccanizzata. Sulle spalle tiene un quadricottero: serve per studiare il terreno prima di muoversi. Ha un fucile a pompa con cartucce speciali a pallettoni per la protezione ravvicinata dai droni e uno scanner per scoprire dalle frequenze di guida i velivoli telecomandati nemici. Tutti a Sloviansk e Kramatorsk sanno che la battaglia è cominciata: si aspettano che sarà lunga e feroce.

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