Nella lingua Swahili, le bufaghe – genere di uccelli passeriformi – sono chiamate ‘Askari wa kifaru’, ovvero ‘guardiani dei rinoceronti’. E secondo un documento apparso il 9 aprile sulla rivista Current biology non poteva esserci appellativo migliore. Le bufaghe dal becco rosso possono fungere in modo egregio da difensori di questi animali in via di estinzione, piazzandosi in prima linea contro i bracconieri. Proprio come sentinelle che fanno scattare l’allarme in caso di pericolo. Monitorando gli spostamenti dei rinoceronti, i ricercatori si sono accorti che le bufaghe si sono specializzate nel percepire e nel far loro evitare brutti incontri con gli esseri umani. Infatti, se da un lato gli sforzi per la difesa della specie riescono a salvare i rinoceronti dall’estinzione, dall’altro i bracconieri restano il pericolo più temuto. “Nonostante questi animali siano dotati di corna a forma di stocco e di un capo robusto, sono quasi ciechi. In condizioni favorevoli, un cacciatore vi si può avvicinare fino ad arrivargli a cinque metri non appena la bestia si dispone sottovento” spiega Roan Plotz. Plotz, docente ed ecologo comportamentale alla Victoria University di Wellington, è stato coautore, insieme allo scienziato Wayne Linklater, del documento del 9 aprile stilato dall’Università di Sacramento, in California. Le bufaghe, ben note per cibarsi delle zecche nascoste nelle piaghe sul corpo dei rinoceronti, possono trasformarsi nei loro occhi, offrendo loro una sorta di allarme naturale nel caso avvertano l’avvicinamento di una persona. Per studiare il comportamento delle bufaghe, Plotz e il suo team le hanno scrutate all’opera su due diversi gruppi di rinoceronti. Per studiare il comportamento delle bufaghe, uccelli che si posano su diversi mammiferi per nutrirsi dei loro parassiti, Plotz e il suo team le hanno osservate all’opera su due diversi gruppi di rinoceronti. I rinoceronti seguiti più da vicino dai ricercatori, con l’ausilio di trasmettitori radio, si trascinavano dietro il volatile per parecchio tempo. Gli altri, quelli meno disturbati, spesso non avevano le bufaghe sul dorso; il che lascia intuire che gli animali con le bufaghe si sentano più protetti e quindi meno disturbati dai ricercatori, perché possono contare sugli uccelli come protettore. Imbattersi in un rinoceronte non è affatto facile, se a proteggerlo c’è la bufaga, sostiene Plotz. Il loro campanello d’allarme rivela la presenza dell’uomo nel cento per cento dei casi. Questo grande erbivoro non è capace di fiutare i nemici dal sottovento, soprattutto gli esseri umani, che possono approfittare di questa sua debolezza. Per i rinoceronti le bufaghe sono quindi vere compagne salvavita. Non disinteressate ovviamente, perché esse, a loro volta, da questi animali traggono sussistenza. “I rinoceronti vengono cacciati dall’uomo da decine di migliaia di anni, ma negli ultimi 150 anni hanno imboccato anche loro la strada dell’estinzione. Noi pensiamo che le bufaghe abbiano adottato il loro atteggiamento di protezione in tempi relativamente recenti, soprattutto per proteggere a loro volta la propria fonte di nutrimento” conclude Roan Plotz.