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Biodiversità

Zone umide, l’Italia quarta in Europa

Delta Po (foto: Andrea Agapito Ludovici | WWF ITALIA)
Delta Po (foto: Andrea Agapito Ludovici | WWF ITALIA) 

In vista della Giornata mondiale delle zone umide, il 2 febbraio, il report di Legambiente sugli ecosistemi italiani e gli appuntamenti nelle Oasi WWF

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In fatto di tutela delle zone umide, a livello europeo la Penisola risulta quarta in classifica, a pari merito con la Norvegia, nella top ten dei paesi in Europa con più zone umide di importanza internazionale inserite nella lista Ramsar. Ne conta, ad oggi, 63 siti distribuiti in 15 regioni per un totale di 81.091 ettari. A questi andranno ad aggiungersi a breve, tre nuovi siti, tutti in Sicilia, al momento ancora in fase di istituzione, per un totale di 66 zone umide. In vista della Giornata mondiale delle zone umide (2 febbraio) e del 50esimo anniversario dalla ratifica italiana della Convenzione internazionale di Ramsar, Legambiente diffonde i dati del suo X report dal titolo Ecosistemi acquatici 2026. Insieme per le zone umide, elaborati sulla base dei numeri del portale Ramsar e di quello del ministero dell'Ambiente e Sicurezza energetica, e annuncia una serie di appuntamenti in programma - circa 60 eventi in 16 regioni - organizzati nella Penisola a partire da questo weekend.

Stando al report, meglio dell'Italia fanno il Regno Unito, primo in classifica con 176 siti Ramsar, seguito da Spagna (76) e Svezia (68), paesi che hanno ratificato la Convenzione tra il '76, il '75 e l'82. Al quinto posto, dopo Italia e Norvegia, ci sono invece Paesi Bassi con 58 siti Ramsar, Francia (55), Ucraina (50), Finlandia (49), Irlanda (45), Danimarca (43), paesi che hanno ratificato la Convenzione negli anni '80, ad eccezione di Finlandia (1975), Danimarca (1978) ed Ucraina ('91).

A livello regionale, sono 15 le regioni della Penisola (Lombardia, Veneto, Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna, Puglia, Lazio, Campania, Trentino-Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria), che hanno zone umide di importanza internazionale. La Toscana con 11 siti è quella che vanta più aree umide riconosciute negli ultimi 50 anni nella Convenzione di Ramsar, seguita da Emilia-Romagna (10), Sardegna (9), Lazio e Lombardia (entrambe ne contano rispettivamente 6), Veneto (4), Friuli-Venezia Giulia (3), Sicilia (3), Puglia (3), Campania e Basilicata (rispettivamente 2), Trentino-Alto Adige, Umbria, Abruzzo e Calabria (rispettivamente 1 a testa). Parliamo di siti come laghi, paludi, torbiere, lagune, acquitrini, specchi d'acqua naturali o artificiali, che sono importanti scrigni di biodiversità, preziosi alleati nella lotta alla crisi climatica, oltre ad immagazzinare grandi quantità di carbonio.

"Le zone umide - commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità del pianeta e in questi anni la Convenzione internazionale di Ramsar è stata un importante riferimento per l'Italia ma anche per le tante associazioni che, come la nostra, sono sempre in prima linea nel promuovere attività finalizzate alla conoscenza e alla scoperta di questi ecosistemi acquatici, che svolgono un ruolo fondamentale per attuare azioni di adattamento, di mitigazione e di contrasto dei cambiamenti climatici. Per questo è importante tutelarli sempre di più con azioni e interventi efficaci".

"L'Italia, firmataria della Convenzione di Ramsar fin dal 1976, custodisce un patrimonio di zone umide di eccezionale valore, ma la loro conservazione resta una sfida critica. Il sistema delle aree protette acquatiche - dichiara Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente - deve fare i conti con un degrado che non accenna a fermarsi, spinto da una gestione della risorsa idrica ancora troppo settoriale. Per questo chiediamo di intervenire con azioni di lungo periodo, lavorando per la creazione di nuove aree protette per tutelare al meglio gli ecosistemi acquatici. Dall'altro lato è importante sensibilizzare sempre più cittadini di tutte le età sull'importanza di questi ecosistemi, anche dal punto di vista del valore culturale intrinseco di questi siti, con campagne e attività di sensibilizzazione a livello nazionale e territoriale".

In occasione della Giornata Internazionale delle Zone Umide il prossimo sarà un lungo weekend di appuntamenti con il WWF Italia. In Toscana domenica 1° febbraio nelle Oasi WWF Laguna di Orbetello e Lago di Burano alle ore 10:00 si svolgeranno visite guidate. Vicino Firenze, agli Stagni di Focognano, dopo una breve conferenza introduttiva del direttore, Carlo Scoccianti, seguirà la visita della porzione centro-settentrionale dell’Oasi, normalmente non accessibile al pubblico. A Piombino (LI) Orti Bottagone resterà aperta domenica 01/02 con ingresso per fotografi e birdwatcher alle ore 9,30, visita guidata alle ore 10,00 e alle 14,30, laboratorio didattico per bambini alle ore 12,30. Lunedì 2 febbraio alle 8,30 sarà riservato l’ingresso ai fotografi e ai birdwatcher, su prenotazione.

Lombardia: 4 le oasi protagoniste: Oasi Levadina, Le Bine, le Foppe e Torbiere di Albate Bassone (che festeggia i 50 anni). Qui lunedì 2 viene proposta visita guidata agli stagni e al bosco allagato della torbiera, con osservazione esterna degli habitat e della fauna. Alle Foppe e a Le Bine (basso corso fiume Oglio) domenica 1 sono in programma escursioni con educatori e volontari WWF. All’Oasi Levadina (WWF Martesana) appuntamento sabato 31 alle 14 a San Donato Milanese per una passeggiata con possibilità di messa a dimora di essenze arboree. Infine, in Abruzzo, domenica 1° febbraio e lunedì 2 appuntamento all’Oasi del Lago Serranella in provincia di Chieti, con osservazione guidata dell’avifauna, passeggiata lungo il corso del fiume Sangro, letture e laboratori per bambini. La mappa degli appuntamenti.