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Stephanotis: come coltivare e curare il gelsomino del Madagascar

Stephanotis: come coltivare e curare il gelsomino del Madagascar

Originario del Madagascar, lo stephanotis impreziosisce gli ambienti con i suoi fiori eleganti e profumati e il fogliame decorativo. Ecco come coltivarlo al meglio

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Conosciuto anche come gelsomino del Madagascar, lo stephanotis si distingue per i fiori profumati, le foglie lucide e verdi scure e i fusti flessibili. Si tratta di una graziosa rampicante, ideale come pianta da appartamento, ma anche perfetta negli esterni. Ecco come coltivarlo al meglio.

Stephanotis: le caratteristiche

Ornamentale, elegante e dalla fragranza avvolgente, lo stephanotis appartiene alla famiglia delle Apocynaceae. Proviene dal Madagascar, isola in cui cresce in modo spontaneo, in particolare nelle zone boscose: proprio da questo deriva il suo nome di gelsomino del Madagascar.

Chiamato a livello botanico stephanotis floribunda, è una liana sempreverde dal portamento rampicante. I suoi fiori ricordano quelli del gelsomino, ma sono più grandi: sono delicati, bianchi, leggermente carnosi, a forma tubulare o di stella e riuniti a grappolo, diffondendo una fragranza intensa, soprattutto nelle ore serali.

Le foglie sono ovali, lucide, di colore verde scuro e molto decorative, mentre i fusti flessibili possono essere guidati da appositi supporti. I suoi rami possono raggiungere fino a 3 metri. Generalmente, lo stephanotis fiorisce tra la tarda primavera e l’estate: la sua fioritura è abbondante e in condizioni ottimali può anche prolungarsi.

Dove posizionare il gelsomino del Madagascar

Lo stephanotis predilige ambienti luminosi, ma durante l’estate è meglio collocarlo in una mezz’ombra, evitando sempre i raggi solari diretti, che potrebbero bruciarne le foglie. Se coltivato in casa, un luogo ottimale è nei pressi di una finestra dietro una tenda leggera, in modo che riceva luce indiretta, mentre in estate è preferibile scegliere un angolo ombreggiato.

La pianta, essendo originaria del Madagascar, tollera bene il caldo, sopportando temperature fino a 35 gradi, ma è sensibile al freddo. Per questo se si trova in esterno, è importante spostarla internamente o proteggerla quando le temperature scendono. In generale, è bene che le temperature siano miti, mantenendo un buon livello di umidità ed evitando sbalzi climatici e correnti d’aria.

Il terreno scelto deve essere molto drenante, leggermente acido, soffice e leggero, eventualmente arricchito da sabbia, perlite o torba per migliorare la struttura del substrato ed evitare i ristagni idrici.

Coltivazione in giardino e vaso

Lo stephanotis può essere coltivato in casa, come pianta ornamentale, in serra oppure all’aperto in zone dal clima mite o ancora come rampicante, ricorrendo a tralicci o sostegni verticali. In Italia, in molti casi si coltiva in vaso, spostandolo all’esterno con la bella stagione.

La coltivazione in piena terra è possibile soltanto in aree dove l’inverno è mite e non si presentano gelate. In questo caso la messa dimora va effettuata tra la fine dell’inverno e la primavera, quando le temperature iniziano a stabilizzarsi.

La propagazione tramite seme è possibile, ma poco utilizzata, in quanto lenta e con risultati non sempre soddisfacenti. I semi devono essere freschi e possono essere lasciati in ammollo in acqua tiepida per 24 ore per poi interrarli superficialmente, a una profondità di 0,5 centimetri. Una volta che le piantine sono radicate vanno successivamente diradate e trapiantate.

Il metodo più semplice è la coltivazione per talea, da effettuare tra aprile e giugno. Si utilizzano talee semilegnose, lunghe 10-15 centimetri, tagliate subito sotto il nodo. Le talee vanno trattate con dell’ormone radicante e inserite in un substrato umido e ben drenato, composto da sabbia oppure torba e perlite, a una profondità di 3-5 centimetri.

Le talee vanno mantenute in un ambiente umido e caldo, evitando i ristagni d’acqua. La radicazione avviene generalmente in 3-6 settimane e, una volta sviluppate le radici, le piante giovani possono essere trapiantate in un vaso più grande.

La coltivazione in vaso della stephanotis è la più diffusa. È necessario ricorrere a un recipiente dotato di fori di drenaggio, con un diametro di circa 20 centimetri e preferibilmente in terracotta per favorire la traspirazione, aggiungendo del terriccio leggero, drenante e a base di torba, con aggiunta di sabbia o perlite.

Come si annaffia lo stephanotis?

Per svilupparsi in modo rigoglioso, lo stephanotis richiede particolari accorgimenti. Dal punto di vista dell'innaffiatura, questa deve essere abbondante, evitando però sempre i ristagni idrici. Va eseguita anche 2 volte a settimana durante il periodo di fioritura e tra un'irrigazione e l’altra è fondamentale assicurarsi che il terreno sia asciutto in superficie. In inverno le annaffiature vanno ridotte - lasciando sempre il terreno leggermente umido - ma mai interrotte del tutto in quanto la pianta non va in riposo vegetativo.

Il gelsomino del Madagascar teme gli eccessi di calcare, causa di caduta delle foglie, quindi è preferibile utilizzare acqua decalcificata.

Rinvaso, potatura e concimazione

La manutenzione dello stephanotis richiede altri interventi mirati. Tra questi il rinvaso, che va eseguito ogni 2-3 anni, e la concimazione, operazione da effettuare in estate ogni 2 settimane, ricorrendo a del concime liquido a basso azoto,per poi sospenderla in inverno.

Altro intervento al quale dedicarsi è la potatura, che deve essere leggera, eseguita alla fine dell’inverno ed è volta a contenere la crescita e stimolare la formazione di nuovi germogli. Gli steli deboli o lunghi vanno accorciati, evitando però tagli troppo drastici, e i fiori appassiti rimossi.

Manutenzione, parassiti e malattie

Nella cura della stephanotis si possono presentare alcune problematiche. Tra queste, per esempio, troviamo le foglie ingiallite, causate da eccessi idrici o irrigazioni esigue.

La pianta può non fiorire e questo è dettato da luce insufficiente: è quindi importante che riceva qualche ora di luce indiretta al giorno. Per stimolare la fioritura si può ricorrere a del fertilizzante con alto contenuto di fosforo durante la stagione di crescita.

Altra criticità sono le foglie che cadono, situazione che insorge in caso di correnti d’aria fredda o cambi repentini di temperatura, dovendo mantenere l’ambiente stabile.

La mancata fioritura o l’ingiallimento delle foglie possono essere causati anche dall’uso di acqua calcarea. È quindi preferibile annaffiare la pianta con acqua piovana o comunque povera di calcare. Le foglie secche, invece, sono spesso dovute al caldo eccessivo: in questo caso è opportuno spostare la pianta in una posizione più ombreggiata.

Lo stephanotis può inoltre essere soggetto all’attacco di parassiti come cocciniglie, acari e afidi. In presenza di infestazioni leggere è possibile intervenire manualmente rimuovendo i parassiti oppure utilizzando rimedi naturali, come olio di neem, sapone molle oppure un getto d’acqua. Nei casi più gravi si può ricorrere a insetticidi specifici.

Oltre a tutto ciò, possono insorgere malattie fungine come marciume radicale, macchie marroni, muffa grigia e oidio, generalmente favorite da ristagni idrici e umidità eccessiva. Per prevenire queste problematiche è fondamentale garantire un buon drenaggio, evitare accumuli d’acqua nel sottovaso, assicurarsi una buona circolazione dell’aria e rimuovere tempestivamente le parti colpite. È anche importante bilanciare le irrigazioni, evitando sia gli eccessi idrici che le carenze idriche.