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Mare italiano sotto osservazione: 11 aree protette, una rete di boe, 2 milioni di dati

Sub installa sensori sul fondale per "ascoltare" e conoscere il mare 

Un progetto sperimentale dedicato alla digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette. Un sistema di sensori rileva ogni 30 minuti una serie di parametri dalla superficie ai fondali

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Una foca è transitata al largo di Punta Campanella, l'area marina protetta della penisola sorrentina, il giorno dopo l'installazione di una boa che fa parte di un progetto sperimentale all'avanguardia. Il suo passaggio è emerso da un'anomalia acustica registrata dall'idrofono calato lungo la colonna d'acqua. Valeria Salaris, project manager di ETT (Gruppo Deda) e responsabile dell'iniziativa, considera l'episodio una sorpresa e insieme una verifica sul campo. "È stata la conferma di aver selezionato la sensoristica corretta", spiega, ricordando che le rilevazioni acustiche nel Mediterraneo normalmente registrano il passaggio di cetacei.

L'episodio è uno dei primi risultati di Aspim, acronimo di Area specialmente protetta di interesse mediterraneo. Rientrano in questa categoria, e quindi il progetto omonimo, le undici zone (delle 30 protette in Italia) che hanno ottenuto lo status speciale nell'ambito della Convenzione di Barcellona. Nello specifico si parla di Capo Caccia-Isola Piana, Capo Carbonara, Isole Egadi, Miramare, Penisola del Sinis-Isola Mal di Ventre, Plemmirio, Portofino, Punta Campanella, Porto Cesareo, Tavolara-Punta Coda Cavallo e Torre Guaceto.

Una commessa Pnrr da un milione e mezzo

Il progetto nasce da una gara bandita da Invitalia come centrale di committenza per il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, all'interno dell'investimento 3.2 del Pnrr dedicato alla digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette. Il coordinamento tecnico scientifico denominato DigitAP, spetta all'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Il monitoraggio delle undici Aspim con sensori di prossimità, è stato aggiudicato a ETT, per oltre un milione e messo di euro. Le direttrici sono state dettate dal referente Ispra, mentre il partner scientifico dell'azienda è il Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e della Vita dell'Università di Genova, coinvolto anche nella selezione della sensoristica.

Sensori lungo tutta la colonna d'acqua

Le boe di superficie sono alimentate da pannelli solari e ospitano il modem che trasmette i dati via rete mobile o satellitare, a seconda della copertura. Il sistema rileva ogni 30 minuti parametri come temperatura, ossigeno disciolto, salinità, densità, conducibilità, clorofilla e ficoeritrina. ETT quantifica il flusso in oltre 2 milioni di misurazioni all'anno, validate e disponibili quasi in tempo reale su una piattaforma accessibile al Ministero dell’Ambiente, a Ispra, agli enti gestori delle aree marine e alle capitanerie di porto competenti.

La scelta progettuale più significativa riguarda la distribuzione verticale delle misurazioni. I sensori non occupano un solo punto, ma sono dispiegati dal fondale alla superficie, entro i 40 metri di profondità: la temperatura, per esempio, viene rilevata in superficie, a cinque o sei metri e più in basso. Il limite metrico, precisa Salaris, non risponde a un vincolo scientifico ma alla sicurezza delle squadre subacquee incaricate di installazioni e manutenzioni: sotto quella quota iniziano le immersioni di alto fondale, che richiedono attrezzature dedicate e comportano rischi maggiori.

Ogni area ha chiesto una personalizzazione

Il capitolato fissava un pacchetto di parametri comuni a tutte le aree, ma la progettazione delle singole installazioni è avvenuta insieme agli enti gestori, che hanno aggiunto richieste proprie. Ad esempio Miramare, nell'alto Adriatico, ha chiesto di misurare la torbidità, per via di un fondale poco profondo e ricco di sedimenti fini. Altre aree hanno richiesto un idrofono per intercettare il passaggio di specie di particolare interesse, come è accaduto a Punta Campanella. Coinvolte anche le capitanerie di porto. ETT ha quindi incluso misurazioni di superficie: vento, altezza e direzione dell'onda, intensità e direzione della corrente. Questi dati, osserva Salaris, possono servire alle operazioni di ricerca e soccorso in mare, missione istituzionale delle capitanerie. Anche gli ancoraggi sono stati differenziati in base alle caratteristiche del fondale. Nelle zone sabbiose le boe poggiano su un corpo morto in calcestruzzo. Dove il substrato è colonizzato da praterie di Posidonia oceanica, specie protetta, la soluzione è stata diversa: eliche avvitate per due metri nel sedimento, tra i rizomi, senza asportazione di piante.

Le notifiche quando un parametro supera i limiti

Il sistema genera notifiche automatiche quando un parametro supera una soglia critica basata su valori scientifici predefiniti. I valori iniziali sono medie fornite da Ispra e valgono per tutte le aree. Salaris riconosce che il punto è ancora aperto: le condizioni chimico fisiche variano sensibilmente da sito a sito e le boe sono in acqua da pochi mesi, con entrate in funzione scaglionate tra gennaio e maggio anche a causa del meteo avverso. La calibrazione locale e stagionale delle soglie è in corso con le aree marine e il DiSTAV. Gli allarmi legati alla temperatura sono già scattati con frequenza. Il sistema segnala inoltre gli spostamenti anomali: se la boa esce dal raggio previsto, l'anomalia arriva al centro operativo di ETT, che può inviare una squadra locale di tecnici subacquei. Un evento di questo tipo, precisa Salaris, non si è ancora verificato.

L'intelligenza artificiale ha bisogno prima di dati

Il progetto prevede il passaggio a un monitoraggio predittivo attraverso l'integrazione di motori di IA. Salaris colloca però questa componente nel futuro prossimo: l'azienda dispone dei modelli e dell'esperienza maturata su altri progetti, tra cui la simulazione delle dispersioni di inquinanti nel Mar Ligure, ma applicarli oggi significherebbe lavorare su serie temporali parziali. “Ci stiamo lavorando”, sintetizza. Il confronto con Ispra e gli enti gestori sull'uso effettivo di questi strumenti è previsto a fine stagione estiva.

L'ostacolo maggiore: la burocrazia

Salaris indica senza esitazione nella burocrazia l'ostacolo maggiore. Gli iter per l'occupazione di spazio demaniale sommerso risultano unificati sulla carta e frammentati nella pratica. Le installazioni hanno richiesto il coinvolgimento di comuni, province e regioni, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, delle capitanerie e dell'Istituto Idrografico della Marina, con combinazioni diverse per ciascun sito. Una seconda complicazione è arrivata dal mare: due cicloni tra la Sicilia e il sud della Sardegna hanno imposto sospensioni e rinvii.

I dati comunicati all'Europa

Ispra ha accesso completo all'archivio, così come il DiSTAV. Diverse aree marine hanno chiesto di estendere la consultazione dei cruscotti a centri di ricerca affiliati, tra cui la Stazione Zoologica Anton Dohrn e le Università Federico II di Napoli, del Salento e di Bari e il CoNISMa (Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze del mare), e le richieste sono state accolte. La piattaforma affianca ai dati in situ le serie storiche del programma europeo di osservazione della Terra Copernicus, così da contestualizzare la misura locale in un quadro più ampio.

I dati delle boe vengono a loro volta trasferiti a EMODnet, la rete europea (di cui ETT è partner) che armonizza le informazioni marine di provenienza eterogenea e le rende disponibili gratuitamente. Salaris descrive il passaggio come una restituzione: misure raccolte in aree finora prive di osservazione continua entrano nel patrimonio scientifico europeo.

Fino a giugno 2027, ma si pensa al futuro

Le boe resteranno in posizione e in trasmissione fino a giugno 2027. La durata deriva da una scelta di ETT, che ha esteso volontariamente di dodici mesi il periodo previsto dal contratto: 330 giorni comprensivi di installazione, argomenta Salaris, non produrrebbero una serie dotata di reale valore scientifico. La piattaforma resterà operativa anche oltre quella data.

Il futuro della rete dipenderà dai risultati di questa fase. Gli scenari possibili vanno dal mantenimento dell'assetto attuale a una richiesta di ampliamento da parte di Ispra o del Ministero, eventualmente verso aree marine protette prive dello status Aspim. Gli enti gestori, riferisce Salaris, chiedono già di aggiungere altre postazioni. A dimostrazione che il progetto convince.