Per leggere il futuro alcuni scienziati, come il fisico dell’Università di Bologna Salvatore Pascale, usano il passato e lo attualizzano. Prendono dati di eventi meteo estremi già accaduti e, attraverso i modelli, osservano cosa succederebbe se quegli stessi eventi si verificassero in un mondo più caldo, oppure più freddo. Un sistema - quello in gergo viene chiamato storylines - applicabile alle precipitazioni, alla siccità, persino ai medicane. Proprio i medicane, i Mediterranean-Hurricanes, i rari uragani del Mare Nostrum, che sono stati al centro di pubblicazioni scientifiche di Pascale, nel nuovo e più caldo futuro rischiano di essere sempre più potenti, suggeriscono anche i modelli. Con le nuove temperature raggiunte dai mari (anche 33 gradi nel Mediterraneo), questo autunno e nei mesi a venire non si possono dunque escludere “eventi estremi preoccupanti” in tal senso. Prevedere gli uragani del Mediterraneo, “che sono circa 1 o 2 all’anno” non è affatto semplice, quello che però si può ipotizzare è - sebbene ci sia una minore frequenza - una nuova intensità e “una forza devastante nel caso dovessero formarsi”.
Quest’autunno c’è il rischio di "medicane”?
“Non ci sono certezze sulla possibilità di avere un medicane sull’Italia o il Paesi del Mediterraneo, ma quello che sta aumentando è la possibilità di maggiore intensità e potenza qualora si verificassero. Affinché si verifichi un medicane non basta avere il Mediterraneo più caldo perché ci sono altri ingredienti essenziali legati per esempio a instabilità e dinamica atmosferica. Ma se si verificasse un medicane su questo mare, così caldo e carico di energia, allora venti e piogge saranno oggi molto più intense del passato. In generale, bisogna stare attenti all’autunno, il periodo più a rischio e con scambi più intensi di energia fra mare e atmosfera”.
Dunque minore frequenza ma maggiore intensità?
“In pratica è come avere un serbatoio dell’auto bello pieno, in questo caso di energia: il fatto che sia pieno non implica che l’auto sia messa in moto. Se però viene innescato, se si accende, allora sarà più potente. Senza girare la chiave - in sostanza senza determinate configurazioni della circolazione atmosferica che si verificano in pochi casi - per fortuna ciò non accade. Ma se arrivano particolari intrusioni di aria e questi uragani si formano, allora col serbatoio così pieno saranno più distruttivi. Questo autunno non possiamo ancora sapere cosa accadrà, quello che dobbiamo sapere è che c’è un background potenzialmente molto pericoloso. Vale anche per le precipitazioni e per altri eventi meteo”.
C’è un legame tra El Niño e i medicane?
“Non necessariamente. I medicane sono uragani del Mediterraneo e il Mare Nostrum fa parte di una Europa che, solitamente, non ha legami diretti con El Niño, o perlomeno non diretti come per altre zone del mondo, dall’Asia al Sudamerica. Nel Vecchio Continente l’impatto di El Niño è più fumoso, meno percepibile e dipende da che tipo di circolazione è in corso. In generale, più che gli effetti di questo fenomeno naturale, i problemi da noi sono legati al calore del Mediterraneo”.
Si possono prevedere gli uragani del Mediterraneo?
“Previsioni accurate dei medicane si riescono a fare praticamente solo quasi il giorno prima. Spesso le mappe indicano la possibilità di formazione, percentuali che però in pochi giorni cambiano e la possibilità spesso scompare. Inoltre è complesso capire la traiettoria e l'esatta collocazione. Sono sistemi diversi dai cicloni extratropicali, i medicane sono più piccoli: rispetto a i classici uragani, che hanno un diametro di 1000 chilometri, quelli del Mediterraneo hanno un diametro di circa 300-400 chilometri. Sono dunque più piccoli e anche più complessi da prevedere. Ovviamente, continuiamo ad osservare le mappe. In autunno, per ora, a preoccupare sono soprattutto le possibili precipitazioni: potrebbero esserci seccature profonde ad ovest, piogge intense su Piemonte, nord ovest e costa tirrenica ad esempio. Queste alluvioni sono da tenere ancor più sott’occhio rispetto ai medicane che sono più rari”.
Cosa dicono i modelli e gli scenari sui medicane in una Europa più calda?
“Alcuni ricercatori hanno fatto un interessante studio su Ianos, medicane che colpì nel 2019 sullo Ionio, la Grecia e altre aree. Hanno preso i dati di quel ciclone e ri-simulato il tutto con modelli atmosferici con un background di temperatura globale più caldo oppure più freddo, uno storyline appunto. Da questo si vede bene come in un clima caldo, per esempio di +2 gradi, l’uragano sarebbe stato più distruttivo sia per piogge ma anche per i venti, che spesso arrivano a 150 chilometri orari”.
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Infine, per capire come sarà il futuro e le prossima stagione, quanto aiutano le simulazioni dei digital twin, i gemelli digitali?
“Possono aiutarci a vedere meglio. In uno studio che abbiamo appena pubblicato ad esempio mostriamo come il riscaldamento globale sta già rendendo più intense le precipitazioni estreme in Italia, anche quando le condizioni meteorologiche su larga scala rimangono le stesse. Grazie alle simulazioni ad altissima risoluzione del Digital Twin europeo chiamato Destination Earth siamo riusciti a separare l'effetto del cambiamento climatico da quello della naturale variabilità atmosferica. E i risultati indicano che gli eventi di pioggia più intensa sono oggi generalmente più severi rispetto a un clima preindustriale, anche se l’intensificazione non è uniforme e dipende dalla stagione, dalla regione e dalla configurazione della circolazione atmosferica che genera l'evento. Per illustrare questi risultati abbiamo analizzato alcuni degli eventi più significativi che hanno colpito l'Italia come la tempesta di Vaia (2018), l'alluvione delle Marche (2022), l'alluvione dell'Emilia-Romagna (2023) e altri. Non esiste una semplice regola universale per descrivere come le precipitazioni estreme rispondano al riscaldamento globale. Di sicuro però a una stagione in particolare, dovremmo porre sempre più attenzione: l’autunno”.