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Misure green anti-Covid: tanti soldi, pochi risultati

Misure green anti-Covid: tanti soldi, pochi risultati
Lo rileva Vivid Economics: 17,2 trilioni di dollari stanziati nel mondo, 4,8 trilioni avranno impatto negativo per l’ambiente
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Dei 17,2 trilioni di dollari iniettati finora nell’economia mondiale per far fronte alla crisi pandemica, buona parte di queste risorse continua ad avere un impatto negativo sul clima e sull’ambiente. A rivelarlo è l’ultimo rapporto, condotto dalla società inglese di ricerca Vivid Economics, che prende in esame le 30 principali economie mondiali arrivando alla conclusione che circa 4,8 trilioni di dollari (28%) avranno ripercussioni negative su natura e biodiversità del pianeta, mentre solo 1,8 trilioni di dollari (10,6%) avranno un impatto positivo.

 

L’analisi, aggiornata lo scorso giugno, si avvale del “Greenness of Stimulus Index (Gsi)”, un indicatore sintetico che valuta l’impatto ambientale dei programmi di rilancio adottati da diversi governi in risposta all’epidemia di Coronavirus nei settori di energia, trasporti, industria, agricoltura e gestione dei rifiuti. I risultati dimostrano come le politiche di 20 Paesi abbiano causato fino ad oggi più danni ambientali che benefici nelle rispettive economie. Solo 17 Paesi hanno visto un miglioramento dei loro modelli di spesa nell’ultimo anno. Nel complesso, i Paesi europei hanno ottenuto un punteggio elevato nella valutazione Gsi: la Danimarca è al primo posto con una spesa di 44 miliardi di dollari in pacchetti di stimolo, la maggior parte dei quali ha contribuito a sostenere misure positive per l’ambiente.

Grafico a cura di Silvano Di Meo
Grafico a cura di Silvano Di Meo  

Nei Paesi più grandi - Stati Uniti, Cina e India - la parte del leone degli stimoli è andata invece su misure che avrebbero un impatto negativo sul pianeta, ad esempio i sussidi per attività come l’esplorazione e l’estrazione di combustibili fossili, la costruzione di nuove strade e agevolazioni fiscali per produzioni dannose. Altro dato assai poco confortante, fa notare il rapporto, è che l’indice Gsi mostra come i Paesi, in generale, non riescono a rispondere adeguatamente ai danni causati dal cambiamento climatico e dalla perdita di biodiversità.

 

“Abbiamo assistito alla più grande mobilitazione globale di denaro pubblico che probabilmente mai più vedremo nella nostra vita, ma il Gsi mostra che non abbiamo cambiato radicalmente le traiettorie delle nostre economie verso qualcosa di compatibile con il clima e positivo per la natura”, afferma Jeffrey Beyer, autore e coordinatore del team che ha redatto il rapporto. “Il denaro pubblico dovrebbe essere usato per il bene più grande, cioè l’ambiente, e non per aggravare i nostri problemi”, aggiunge Beyer. Nella prima fase della pandemia, l’analista osserva che buona parte delle risorse di stimolo è andata verso “misure vitali” per preservare il lavoro delle persone e per dare una boccata d’ossigeno all’economia, misure di salvataggio “una tantum” ma necessarie. Il problema nasce ora, secondo Beyer, nella seconda fase della pandemia, quando la maggior parte dei governi dovrebbe proporre politiche più ambiziose in favore dell’ambiente.

 

“L’obiettivo qui è quello di stimolare l’economia attraverso gli investimenti e, idealmente, indirizzarla verso un percorso di sviluppo a basse emissioni di carbonio”, spiega l’analista. “Investimenti mirati in infrastrutture abilitanti come reti elettriche e punti di ricarica per veicoli elettrici, crediti d’imposta per l’efficienza energetica, sovvenzioni e prestiti per il retrofit dei patrimoni industriali e civili sono solo alcune delle misure da adottare e in grado di mobilitare investimenti privati”. La ricerca segnala che alcuni paesi, tra cui Canada, Danimarca e Regno Unito, hanno introdotto alcune di queste misure. Altri invece come Russia, Turchia, Singapore, Filippine e Indonesia continuano a sostenere “settori dannosi per l’ambiente”. Beyer denuncia: “Invece di pompare sempre più denaro su misure inquinanti come il trasporto su strada e nuove infrastrutture per i combustibili fossili, gli stati dovrebbero investire sulla cosiddetta ‘tripla vittoria’, cioè su soluzioni green che possono dare beneficio a economia, società e ambiente”.

 

L’analista porta in dote esempi pratici: “Ci sono molte azioni che generano risultati vantaggiosi per tutti. Ad esempio, le misure che riducono l’inquinamento migliorano la salute umana e gli ecosistemi; il ripristino degli spazi naturali fornisce resilienza di fronte al cambiamento climatico e dell’habitat”. Beyer puntualizza che “gli investimenti in misure come l’agroforestazione, il ripristino degli ecosistemi e il verde urbano hanno portato a più posti di lavoro, attività economica e minori emissioni rispetto ai tradizionali pacchetti di stimolo, anche quelli che sembravano includere investimenti verdi nell’energia solare ed eolica”. Beyer conclude: “Un investimento ‘relativamente modesto’ di 4,4 miliardi di dollari in soluzioni sostenibili in Bulgaria, Francia, Italia e Polonia ha un ritorno stimato in 140mila nuovi posti di lavoro e 8,3 miliardi di dollari mobilitati in attività economiche nei prossimi 15 anni”.