Anche Roma scende in campo per conquistarsi un posto nell’empireo di uno dei cibi più iconici del fast food italiano: il tramezzino, da lungo tempo opzione per spuntini o brunch veloci ma anche per pranzi al volo in giornate di lavoro caotiche. La sfida con l’asse Torino-Venezia, le due patrie del tramezzino che qui è nato ed è diventato leggenda, è impegnativa, ma il cuore della Capitale per questo classico intramontabile batte forte.
Così, dal 24 al 27 settembre, Roma si appresta ad entrare in gioco con la prima edizione del Tramezzino Festival, organizzato da Eventi Roma e sponsorizzato da Romana Pancarrè, che serve oltre il 50% degli esercenti del mercato romano del tramezzino. E la risposta dei cittadini, per questo appuntamento gratuito che troverà spazio nella Città dell’Altra Economia nell’ambito di Testaccio Estate, non tarderà ad arrivare: secondo gli organizzatori la manifestazione potrebbe toccare le 2.500 presenze al giorno. Oltre 30 le farciture previste, dalle ricette tradizionali agli abbinamenti più creativi e fantasiosi che gli stand, che si sviluppano su un’area di oltre 2000 metri quadrati tra un palco per gli spettacoli e aree relax, si apprestano ad offrire.
Certo che se la Storia avesse seguito un altro corso, oggi al bancone del bar, ci ritroveremmo a chiedere non un tramezzino ma un ‘tra i due’ come lo avevano ribattezzato, nel Manifesto della Cucina Futurista del 1930, Filippo Tommaso Marinetti e il poeta e pittore Fillia per mettere al bando il termine sandwich, invisa parola straniera importata dall’Inghilterra, la perfida Albione. Ci pensò Gabriele d’Annunzio, alla fine, ad imporre il nome con cui ancora oggi chiamiamo questo iconico spuntino, ribattezzandolo appunto tramezzino, che da oltre un secolo è uno dei simboli della creatività gastronomica italiana capace di resistere anche all’invasione di hamburger e patatine.
Il conte ossessionato dal gioco delle carte che inventò il sandwich per non lasciare il tavolo
Di strada, il tramezzino, ne ha fatta davvero tanta: dalla prima, semplice, versione torinese con burro e alici, del Caffè Mulassano, ai ‘sandwichini’ dell’Harry’s Bar di Venezia a base di insalata di pollo o di gamberetti e maionese, i morbidi triangoli di pane bianco hanno conosciuto una inarrestabile evoluzione. Oggi a Torino se ne trovano anche con salsiccia di Bra o con crema di bagna cauda che fanno concorrenza al piu classico spuntino con vitello tonnato, mentre nei bacari veneziani i ‘tramesìn’ che piu spopolano, dalla inconfondibile forma a cupola, vedono una generosa farcitura di uova sode e acciughe o di baccalà mantecato e radicchio.
In questa disfida, dunque, Roma vuole esserci. Per questo gli organizzatori del Tramezzino Festival hanno scelto di coinvolgere i romani in un assaggio collettivo dalle mille sfaccettature: dal Tamago-Sando, il sandwich giapponese con le uova, e misticanza, al tramezzino farcito con stracciata, mortadella scottata e aceto balsamico da gustare nello stand di Concia Bocca, al tramezzino al guacamole di broccolo romanesco e pomodori secchi o quello con uova strapazzate e salame piccante del Forno Ritorno. In degustazione anche il tramezzino al prosciutto cotto di Praga affumicato, bufala e maionese al lime, e quello al Pastrami, carne affumicata in salamoia, cetrioli in agrodolce e maionese alla senape, proposto da Servito. O ancora il classicissimo prosciutto e formaggio di Smash Toast, mentre Venere Cucina e Caffè proporrà pollo arrosto, peperoni e maionese al basilico. Infine, I Veneziani con un classico della laguna: baccalà mantecato, olio evo e pepe nero, oppure tonno, maionese, cipolla e olive.
Se le farciture sono il cuore del tramezzino, non meno importante è il pane che, come spiega a Il Gusto Gabriele Franci, titolare di Romana Pancarrè, “è preparato secondo una ricetta più ricca rispetto a quella del classico pane casareccio e necessita di grassi aggiunti per mantenere il giusto livello di umidità in fase di cottura. Noi –aggiunge- utilizziamo un grasso vegetale, dal momento che lo strutto non si usa più. E da 15 anni riusciamo a mantenere un alto livello di qualità del nostro pane”.
La Capitale dunque non si presenta impreparata all’appuntamento: è riuscita negli anni a valorizzare e trasformare il tramezzino, partendo dalle preparazioni classiche, care anche al commissario Rocco Schiavone di Manzini, come gli arancini lo erano per il Montalbano di Camilleri: prosciutto e formaggio, tonno e carciofini o mozzarella e spinaci per approdare ad un ventaglio gourmand che disegna un’altra mappa ‘storica’ di Roma. Nel centralissimo bar Ciampini, a due passi dalla Basilica di San Lorenzo, si può assaporare, quando è stagione, il tramezzino asparagi e uova. Da Il Cigno, ai Parioli, farciture per tutti i gusti, ma prosciutto crudo e fichi oppure uovo e caviale sono un must.
Gorgonzola e pere una delle scelte del Bar Gianicolo, di fronte a Porta San Pancrazio. La Casina del caffè, all’interno del Mercato Trionfale propone il tramezzino tirolese con speck, asiago e zucchine grigliate, oppure, se la stagione lo permette, puntarelle con burrata e alici. I tramezzini di Walter Musco (tre torte nella Guida Pasticceri & Pasticcerie 2023) fanno sicuramente gola: con ciauscolo e mozzarella, o alla parmigiana di melanzane. Da Becco, a Piazzale degli Eroi, da gustare il tramezzino con le uova marinate, crauti e insalata di patate o il vietnamita pulled pork banh mì, maionese thai e giardiniera asiatica. E chissà che un domani non si riesca a creare un tramezzino farcito con due dei capisaldi della cucina romana: la carbonara e l’amatriciana. Non semplice, certo, ma a quel punto i romani direbbero: “a sandwich, scansate”…