Il Gusto

L’evento

Stregati dal fuoco, la cucina come focolare e la passione di Massimo Bottura per i piatti ancestrali

Stregati dal fuoco, la cucina come focolare e la passione di Massimo Bottura per i piatti ancestrali

Alla corte dello chef modenese e della moglie Lara Gilmore il ritrovo di chef e pizzaioli di tutto il mondo

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Prima ancora della cucina, c’è stato il fuoco. È da questa idea che parte Firecat, l’evento voluto da Massimo Bottura e Lara Gilmore che il 4 e 5 ottobre ha riunito a Casa Maria Luigia, nella campagna modenese, chef e pizzaioli provenienti da diverse parti del mondo.

Il cuore è stato Al Gatto Verde, il ristorante guidato da Jessica Rosval, dove forno a legna, fumo, griglia e brace sono protagonisti di molte tecniche di cucina. Nato dalle precedenti edizioni di Identità di Fuoco, Firecat ha cambiato nome e allargato quest’anno (per la sua quarta edizione) il proprio orizzonte internazionale, mantenendo la stessa idea di partenza, quella di usare il fuoco come tecnica e come punto di incontro per scambiarsi esperienze e idee.

Lo ha spiegato la stessa Rosval: “Il fuoco ha sempre riunito le persone. Firecat nasce dallo stesso istinto: riunirsi attorno alla fiamma, condividere conoscenze, nutrire la passione degli altri e creare insieme qualcosa di più grande di quanto potremmo mai fare da soli”.

Ed è proprio sulla dimensione della condivisione che Massimo Bottura e Lara Gilmore hanno introdotto l’evento. “Ogni anno questo progetto diventa sempre più grande e ormai è diventato molto più di un appuntamento dedicato al fuoco. È diventato un progetto che parla di comunità e dello stare insieme. In un mondo, che corre così veloce e sta diventando sempre più virtuale, diventa ancora più importante ricordare quanto sia prezioso che le persone possano incontrarsi e stare insieme”.

Jessica Rosval
Jessica Rosval 

A dare il via alle due giornate è stata la pizza: Roberto Davanzo di BOB Alchimia a Spicchi, Michele Pascarella di Napoli on the Road, Massimo Laveglia di L’Industrie Pizzeria, Michele Di Già dell’Osteria Francescana, Francesco Capece di Confine e Ciccio Vitiello di Cambia-Menti. Dal forno della pizza, una specie di prologo di Firecat, alla brace della cucina. La prima cena ha riunito, insieme a Rosval, Himanshu Saini di Trèsind Studio, Daniel Hadida di Restaurant Pearl Morissette, Alberto Gipponi di Dina e Nicolai Nørregaard di Kadeau.

Il menu ha mostrato quanto possa essere ampia oggi la parola “fuoco”: i gamberi norvegesi, il ghee roast crab, con spezie dolci, la seppia che sembra una pasta (piatto di Gipponi) con rafano e lo spiedino di cocco. Tecniche e culture gastronomiche si sono sovrapposte. Il ghee roast porta nella campagna modenese una cottura legata alla tradizione dell’India meridionale e lo spiedino rimanda invece alla forma forse più archetipica della cucina sul fuoco. Altrove la fiamma lavora concentrando, affumicando o modificando la consistenza. E la chiusura firmata Rosval con “Miseria e Nobiltà”, tortellino vuoto, mascarpone bruciato, Château d’Yquem e tartufo bianco.

La seconda sera ha cambiato ancora geografia, con esperienze, paesi e culture gastronomiche ancora diverse. Con Jessica Rosval hanno cucinato Johnson Ebenezer di Farmlore, Takahiko Kondo di Gucci Osteria Firenze, Albert Adrià di Enigma e Norbert Niederkofler di Atelier Moessmer. Rosval ha messo insieme melone siciliano, capasanta, caviale e alga in salamoia. Kondo ha costruito il suo “Tribute to Bottu” intorno ad anguilla e brodo, Adrià ha lavorato sul midollo con caviale affumicato e salsa di lenticchie, mentre Niederkofler ha portato in tavola germano e funghi di montagna.

Affumicare, arrostire, grigliare, bruciare. Ma anche essiccare, fermentare, mettere in conserva o cuocere lentamente. Il fuoco, visto attraverso i piatti delle due serate, è l’origine di una serie di trasformazioni.

Riunire cuochi provenienti da continenti diversi intorno alle stesse braci accese dimostra che più la cucina contemporanea diventa internazionale, più può trovare un terreno comune in strumenti antichissimi ed essenziali. Cambiano gli ingredienti e le storie personali di ognuno, ma resta la voglia di cucinare insieme scegliendo la tecnica più antica che abbiamo. E antico è anche lo spirito con cui ci si siede a tavola, perché come sosteneva Plutarco nel Convivio dei sette sapienti, non ci incontriamo semplicemente per mangiare e bere, ma per mangiare e bere insieme.