Cocktail popolari, classici fatti bene e un posto dove sentirsi a proprio agio: Lorenzo Antinori racconta così Bar Leone, il locale di Hong Kong con l’anima trasteverina, che si conferma il migliore al mondo per i The World’s 50 Best Bars 2026. Dietro il bis c’è un lavoro quotidiano che riguarda tanto il bicchiere quanto le luci, il cibo e l’accoglienza. Lo abbiamo intervistato a caldo, tra l’orgoglio per il risultato e i progetti per la prossima apertura.
I migliori bar del mondo parlano italiano: sul tetto del mondo dei cocktail sventola il tricolore
Il Bar Leone di Hong Kong è il numero uno al mondo. Quali sono le prime impressioni a caldo di Lorenzo Antinori?
“Ci sono bar straordinari quest’anno in lista con diversi Paesi e regioni e ottenere questo risultato è stato davvero incredibile grazie ad un team straordinario che ha lavorato duramente ogni giorno per conseguire questo risultato. Gli altri bar in classifica sono davvero bravissimi, i primi tre della classifica sono amici ed essere li vicino a loro nella lista è per noi motivi di grande orgoglio.
Come è nata l’idea di questo progetto, com’è nato Bar Leone?
“Abbiamo aperto Bar Leone tre anni e mezzo fa io e i miei due soci e l’anno scorso abbiamo aperto Bar Leone anche a Shanghai insieme a Sharon la mia socia in Cina. La nostra idea è sempre stata molto semplice: aprire un luogo dove andare a bere un drink e sentirsi a proprio agio concentrandoci su quello che per me conta ovvero la qualità dei cocktail, la qualità del servizio e dell’esperienza in generale. Il nostro motto è sempre stato: “cocktail popolari”, ovvero cocktail per la gente. Abbiamo deciso di abbandonare i concetti tradizionali e i trend alla moda per focalizzarci sulle cose semplici ma ben fatte senza l’uso della tecnologia o di tecniche moderna utilizzate attualmente nella mixology”.
È stato più difficile vincere la prima volta o ripetere l’impresa?
“Diciamo che non ci siamo mai seduti al tavolo per pianificare questi risultati che abbiamo poi conseguito. Il primo anno è stato davvero un risultato inaspettato perché avevamo appena aperto e molto persone hanno avuto la possibilità di provare Bar Leone per la prima volta e c’è stato davvero grande entusiasmo da parte del pubblico, è stato davvero speciale per tutti noi. Quest’anno invece sono onesto, non ci saremmo mai aspettati di vincere ancora, ma devo dire che tutto il team ha fatto un lavoro davvero straordinario e il più bel complimento che riceviamo dai clienti è che la qualità dei cocktail è sempre rimasta invariata e costante. Cerchiamo di migliorare sempre l’esperienza al bar con nuovi accorgimenti come la nuova illuminazione ad esempio. L’unico segreto è lavorare duro e trovare nuovi modi per migliorare l’esperienza”.
Quali consigli darebbe a un giovane bartender che intende percorrere la tua stessa carriera?
“Non credo che la nostra filosofia sia l’unica o la migliore. Consiglio di esplorare tutte le possibili strade del mondo della mixology focalizzandosi soprattutto sui classici che è una cosa assolutamente indispensabile. Non potrò mai dimenticare all’inizio della mia carriera quando mi sono trasferito a Londra all’American bar del Savoy, quello che ci facevano fare era studiare e preparare i cocktail classici quindi se devo dare un consiglio è proprio questo. Se conosci le basi fondamentali della mixology puoi, partendo da lì, con la propria creatività realizzare nuove cose”.
Tra i primi cinquanta bar al mondo ci sono solo due bar italiani ma ci sono molti bar nel mondo con barman italiani. Esiste uno stile italiano nel bartending?
“Credo che i barman italiani abbiano una lunga tradizione nel mondo dell’ospitalità e nel bartending, sono noti nel mondo per la loro grande personalità e per la capacità di far stare bene l’ospite. Negli anni ci sono stati molti italiani che sono diventati dei nomi di spicco nel mondo del bartending come Salvatore Calabrese, Simone Caporale, Giorgio Bargiani e molti altri. Quello che abbiamo tutti in comune sono l’amore e la passione per il nostro lavoro, per la nostra professione e per l’ospitalità. Questi sono probabilmente i motivi per cui noi italiani siamo riconosciuti nel mondo”.
C’è qualcosa che ha cambiato, migliorato o mantenuto invariato nel locale dallo scorso anno a quest’anno?
“Quello che faccio ogni anno insieme ai miei soci è sedermi al tavolo con loro e pianificare quello che faremo l’anno successivo a livello di investimenti e miglioramenti. Ad esempio, qualche mese fa abbiamo chiuso il bar per una settimana e lo abbiamo ridipinto completamente, abbiamo lanciato la nostra linea di abbigliamento, abbiamo migliorato il sistema di illuminazione e quello dell’impianto audio. Sono cose che non necessariamente si vedono ma che vanno a cambiare in meglio l’esperienza complessiva dei nostri ospiti e per noi significa molto. E così faremo anche il prossimo anno”.
Quali pensa sia il futuro dell’industria del divertimento notturno?
“Non ho probabilmente la risposta giusta; io posso parlare di Hong Kong. Le abitudini dei consumatori stanno cambiando. È molto importante creare anche una proposta di cibo adeguata e seguire quelle che sono le esigenze degli ospiti che sono sempre più dei consumatori consapevoli e attenti anche la spesa. Vedo che stanno nascendo diversi locali con il focus sulla qualità del prodotto, del servizio ma con un’offerta più semplice e comprensibile”.
Avete in programma di aprire un altro bar? E quale connessione c’è con il nuovo Bar Leone di New York?
“Si, stiamo lavorando a una nuova apertura all’interno del Rosewood Hong Kong e ne siamo molto entusiasti. Non abbiamo invece alcun legame con il nostro omonimo di New York, connessione o partnership. Ci tengo a precisarlo”.
Che cos’ha trovato in Asia che non c’è in Italia?
“Ho lasciato l’Italia dopo aver abbandonato l’università quando non ero ancora nel mondo del bartending. Posso dire che in Asia le cose succedono più velocemente, paghiamo meno tasse, il che è davvero straordinario. La recente apertura di Bar Leone a Shanghai con Sharon è un esempio di come funzionano le cose in Asia. Quando c’è la volontà di portare a termine un progetto con i partner giusti i tempi sono molto rapidi. Anche per questo motivo ho deciso di rimanere qui senza mai scordare che la nostra bar community è molto unita e affiatata”.
Cosa differenzia Hong Kong da altre città presenti sulla scena del bartending mondiale?
“A Hong Kong siamo molto fortunati perché abbiamo davvero una scelta ampia e diversificata nel mondo dei cocktail bar che riflette la natura stessa della città. Puoi venire da noi al bar Leone, in fondo alla stessa strada puoi trovare un Agave bar oppure un cocktail bar all’interno di un grande hotel come il Rosewood oppure Argo o Dark Side. Tutto ciò rende la città molto entusiasmante”.
Come pensa di far evolvere il progetto di Bar Leone senza perdere la sua identità e cosa farete per migliorarvi ancora?
“Per noi è fondamentale guardare sempre con occhio critico quello che facciamo e vedere margini di miglioramento sul cibo, sull’offerta dei drink, sul servizio. Dobbiamo essere in grado di migliorare sempre senza perdere identità che per noi è fondamentale. Questa è la strada da percorrere senza ombra di dubbio”.