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Violenza donne, manifestazioni in tutta Italia: “Siamo il grido delle donne che non hanno più voce”

Violenza donne, manifestazioni in tutta Italia: “Siamo il grido delle donne che non hanno più voce”
(fotogramma)
Mattarella: “Nessun alibi”. Meloni: “Mi diranno razzista, ma con immigrati più casi”. Roccella: “Testo unico su violenza di genere entro l'8 marzo”
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Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Dopo i cortei del weekend – a Roma hanno sfilato in 150 mila – altre piazze d’Italia si sono riempite nel pomerggio. È stata una giornata importante anche sul fronte giudiziario: è stato chiesto l’ergastolo per Filippo Turetta, reo confesso del femminicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin. E all’ergastolo, in primo grado, è stato condannato Alessandro Impagnatiello per l’uccisione di Giulia Tramontano.

Corteo a Milano, 'disarmiamo il patriarcato'

È partito da piazza Oberdan, a Milano, il corteo organizzato da "Non una di meno" in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Alla testa del corteo, a cui stanno partecipando migliaia di persone - soprattutto donne, ma anche tanti uomini e moltissimi studenti - lo striscione "Disarmiamo il patriarcato".
Il corteo è diretto verso piazza Cinque giornate e sono previsi diversi flash mob lungo il percorso.

Meloni in Cdm: “Politica unita su violenza contro le donne”

Nel contrasto della violenza contro le donne "siamo determinati a dare vita ad una grande svolta culturale, donne e uomini insieme, alleati, affinché si possa davvero dire: mai più. La politica ha già saputo dare in più occasioni un segnale di unità e mi auguro che si possa continuare su questa strada, al di là delle differenze e oltre gli steccati ideologici. Perché sulle soluzioni ci si può confrontare e anche scontrare, ma su un obiettivo come questo non ci possiamo dividere". Lo ha detto, a quanto si apprende, la premier Giorgia Meloni in apertura del Consiglio dei ministri.

"Oggi è 25 novembre, e ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. La violenza sulle donne è un fenomeno complesso - ha esordito la presidente del Consiglio in Cdm -, che si manifesta in mille forme e comincia in mille modi. Il femminicidio è il suo volto più estremo e brutale, ma sono tanti i modi in cui si manifesta. Le cronache ci raccontano ogni giorno storie drammatiche e descrivono una realtà, pur nel lieve calo di femminicidi rispetto allo scorso anno, che deve spingerci a fare sempre di più e a non abbassare mai la guardia", ha esortato Meloni.

"La lotta alla violenza contro le donne è una priorità del Governo. Abbiamo aumentato i fondi per i centri anti-violenza e le case rifugio. Li abbiamo quasi raddoppiati, portandoli a livelli mai visti prima. Abbiamo reso strutturale il cosiddetto 'reddito di libertà', e abbiamo fatto in modo che fosse compatibile con altre misure di sostegno al reddito. Abbiamo investito in campagne di sensibilizzazione attraverso la cultura, lo sport e le scuole. Abbiamo promosso la conoscenza del 1522, il numero della Presidenza del Consiglio a disposizione delle vittime di violenza e stalking”

A Bologna il corteo di Non Una Di Meno

Il movimento di Non Una Di Meno sfila in corteo partendo da piazza VIII Agosto al grido di “Disarmare il patriarcato”.

Palermo, mille persone al corteo contro la violenza sulle donne

Oltre mille persone hanno partecipato alla manifestazione contro la violenza sulle donne, organizzata dall'Istituto comprensivo Giuliana Saladino. Studentesse e studenti, docenti e familiari hanno dato vita a un lungo serpentone che ha collegato tutti i plessi scolastici, attraversando le vie del quartiere CEP - San Giovanni Apostolo. Lo dice lo stesso Istituto. Canti, performance artistiche, cartelloni e slogan hanno caratterizzato la manifestazione che è stata sostenuta da tante persone che si sono affacciate dalle finestre e dai balconi. "L'azione della scuola è fondamentale per contrastare la violenza di genere ed anche per prevenire ogni forma di prevaricazione - sottolinea Giusto Catania, dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo Giuliana Saladino - oggi abbiamo fatto un importante giorno di scuola, forse la più significativa lezione dell'intero anno scolastico”.

Roma, bruciati pezzi di una panchina rossa

Alcuni pezzi di una panchina rossa danneggiata lo scorso anno all'università La Sapienza di Roma sono stati bruciati dalle studentesse prima della partenza del corteo all'interno della città universitaria organizzato dai collettivi delle facoltà, Zaum e Aracne "per un'università transfemminista e contro la violenza di genere". "Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce", uno dei cori scanditi più volte dai manifestanti. E ancora: "per ogni donna stuprata e offesa siamo tutte parte lesa". Cori anche contro il governo. "Manifestiamo all'interno della città universitaria perché è teatro di discriminazioni e violenza di genere; perché non è ancora accessibile la carriera alias; perché professori machisti e violenti non vengono allontanati", tra le motivazioni elencate dalle studentesse prima di partire in corteo tra i viali della città universitaria.

Corteo transfemminista esce dalla Sapienza a Roma

Il corteo transfemminista alla Sapienza è uscito dalla città universitaria per dirigersi al Policlinico Umberto I percorrendo viale regina Elena per "chiedere che ci sia davvero un Centro antiviolenza, un percorso funzionante, che non veniamo più prese in giro". Le manifestanti, dopo aver trovato un cordone di polizia davanti all'ingresso del pronto soccorso pediatrico, hanno deciso di proseguire fino agli ingressi della fermata B del policlinico.

Piantedosi: “In Italia 4. 677 Braccialetti anti stalking”

"In tema di braccialetti elettronici tengo ad evidenziare come l'Italia registri un uso massiccio di tali dispositivi, in particolare proprio per i casi di anti stalking. Sono 4.677 Su 10.458 E si tratta di cifre molto superiori rispetto ad altri paesi. Una sfida operativa importante per le nostre forze di polizia". Cosi il ministro degli interni, matteo piantedosi, in collegamento con il convengo "la regione lazio per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne".

Uccise Noemi Durini, appello della madre a Nordio: “Stop permessi premio, frequenta altra ragazza”

"Lo Stato dovrebbe garantire una giustizia che sia concreta per la sicurezza delle donne e delle famiglie e non concedere autori di tali fatti criminosi benefici e permessi premio. Ci troviamo di fronte ai familiari delle vittime che vivono il vero ergastolo nella vita, e gli assassini liberi dopo pochi anni, proprio come è accaduto a Lucio Marzo. Basta permessi premio a chi commette femminicidio, anche se minorenne". LEGGI L’ARTICOLO

Femminicidi, quello che vediamo e quello che non vogliamo vedere

“Si è sentita male e è andata giù per le scale”. Rosa D'Ascenzo, 70 anni, viene portata in ospedale già morta dal marito, dove i medici non credono al suo racconto. L'uomo viene arrestato: l’avrebbe uccisa con una padella presa in cucina. È stato descritto come “dispotico e violento, dalla personalità inquietante; viveva in una condizione di totale isolamento dal resto del mondo, litigando spesso con la moglie, cui impediva di uscire di casa”. Il patriarcato esiste? LEGGI L’ARTICOLO

La testimonianza della scrittrice Rosella Postorino: “Il maschio abusante era il mio medico”

Di recente mi è capitato un episodio che ho avuto difficoltà a raccontare, prima di tutto perché mi serviva tempo per metterlo a fuoco, e poi perché, quando si racconta una qualunque forma di abuso di potere subita, è facile diventare oggetto di compatimento, piuttosto che scatenare una riflessione su un sistema culturale che riguarda tutte e tutti. Prendere parola è il contrario del vittimizzarsi: è una delle armi che abbiamo per testimoniare, reclamare ascolto, costringere a vedere. Perciò ho deciso di raccontarlo, tanto più in una giornata come questa. LEGGI IL RACCONTO

Gino Cecchettin: “La vita è sacra, rispettate le donne”

"Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Io vorrei che non fosse solo una giornata fine a sé stessa, ma il simbolo di un percorso che deve essere valido per tutto l'anno". A dirlo è Gino Cecchettin – padre di Giulia, la studentessa uccisa lo scorso anno dall'ex fidanzato, a pochi giorni dalla laurea – in un videomessaggio registrato alla panchina rossa della Camera dei deputati. "Portate rispetto alle donne e ricordatelo non solo il 25 novembre ma ogni giorno, quando vi alzate e affrontate la giornata. La vita è sacra e va preservata. Tutti i giorni abbiamo a che fare con omicidi, femminicidi, episodi di violenza, quindi questo concetto non è pervasivo in tutta la società. E dovremo continuare e perseverare a comunicare che la vita è sacra e va preservata. Partire da qui significa arrivare a tutti i cittadini italiani, e da qui speriamo di arrivare a tutti gli italiani con il nostro messaggio".

Meloni: “Mi diranno razzista, ma le violenze sessuali aumentano con gli immigrati”

Sui temi del 25 novembre la premier, Giorgia Meloni, ha parlato in modo approfondito in un’intervistata rilasciata alla direttrice di Donna Moderna, Maria Elena Viola. "Quali interventi si possono mettere in campo per garantire maggiore sicurezza alle donne che hanno paura a uscire da sole? Io vengo accusata ogni giorno di aver introdotto troppi nuovi reati. Il tema della sicurezza, soprattutto nelle nostre città, è sempre più evidente. Noi abbiamo dato dei segnali molto importanti" attraverso "le assunzioni nelle forze dell'ordine", con i reati "che servono per combattere l'insicurezza dilagante nelle nostre città".

Dopo le polemiche scaturite dall’intervento del ministro Giuseppe Valditara in occasione della presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin alla Camera, la premier ha espresso concetti vicini a quelli del titolare dell’Istruzione: "Il tema del contrasto all'immigrazione illegale di massa, una delle materie su cui il governo si spende di più. Adesso verrò definita razzista, ma c'è una incidenza maggiore, purtroppo nei casi di violenza sessuale, da parte di persone immigrate, soprattutto illegalmente, perché quando non hai niente si produce una degenerazione che può portare da ogni parte. C'è un lavoro qui che è soprattutto securitario, la dimensione culturale c'entra di meno – spiega la presidente del Consiglio –. Bisogna garantire la presenza delle forze dell'ordine, garantire che ci siano i reati, garantire che quando qualcuno commette un reato paghi per quel reato, che è un altro tema che abbiamo in Italia".

Casellati e Roccella: “In arrivo testo unico sulla violenza di genere entro 8 marzo”

"Ho costituito un tavolo tecnico presso il mio ministero, insieme al ministro Roccella, per redigere un testo unico sulla violenza di genere. Questo documento avrà un approccio innovativo, poiché si concentrerà sull'intero universo femminile, affrontando tutti i diritti delle donne. Si tratterà di un testo organico che partirà dall'educazione e dalla formazione nelle scuole per promuovere la cultura del rispetto, fino a trattare le norme relative all'inserimento delle donne nel mondo del lavoro". L’annuncio è della ministra alle Riforme Istituzionali, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Che ha parlato a Milano nel corso dell'evento "Donne nel mirino. Riconoscere i reati spia per prevenire la violenza. IA come strumento contro la violenza di genere". "L'autonomia economica, infatti, rappresenta uno dei presupposti fondamentali per consentire alle donne di costruire la propria libertà. Purtroppo, ci sono situazioni in cui una donna subisce violenza, non solo fisica ma anche psicologica, all'interno della famiglia. In molti casi, questa violenza si manifesta attraverso continue umiliazioni, come sentirsi dire ogni giorno "Non vali niente", "Dipendi sempre dagli altri", parole che alimentano una profonda disistima e uno svilimento personale. Senza una possibilità economica, diventa difficile per queste donne allontanarsi da queste situazioni di oppressione. Oggi, fortunatamente, esistono numerosi centri che offrono supporto: spazi dove le donne possono trovare protezione, orientamento lavorativo e percorsi per ricostruire la propria vita. Questi interventi, insieme all'inserimento lavorativo, rappresentano una forma di prevenzione, così come lo sono l'educazione e la formazione. Dall'altro lato, non mancano le misure repressive e protettive per garantire accoglienza e supporto alle donne vittime di violenza. È essenziale che una donna sappia dove andare e come proseguire dopo eventi dolorosi che spesso segnano l'intera famiglia. Questo vale soprattutto nei contesti in cui ci sono figli, poiché un bambino che cresce assistendo a comportamenti violenti potrebbe interiorizzare e riprodurre tali dinamiche in futuro. Questi sono problemi delicati che riguardano non solo le donne, ma l'intero nucleo familiare, e richiedono risposte integrate e coordinate".

La protesta di Bruciamo tutto, traffico bloccato e vernice. “Serve il reddito di liberazione”

ROMA — Niente silenzio ma tanto rumore e vernice di colore nero, viola, giallo sulle strade e le panchine rosse. Per Giulia Cecchettin, ma anche per tutte le altre donne. Le ragazze e i ragazzi di Bruciamo tutto hanno inaugurato così il mattino del 25 novembre, l'inizio della giornata contro la violenza sulle donne. LEGGI L’ARTICOLO

Le studentesse in piazza: “Non saremo vittime, ma rivoluzionarie”

"Non saremo vittime ma rivoluzionarie". Da Roma a Genova, fino a Milano e Torino, passando per Bologna. Oggi per il 25 novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, scuole e università hanno dichiarato lo stato di agitazione nazionale al motto "non saremo vittime ma rivoluzionare". "Basta molestie, ribaltiamo questo modello", alcuni dei cartelli affissi. E ancora: "la violenza colpisce chi non ha strumenti per combatterla". Molti slogan anche contro "il genocidio in Palestina". Azioni anche nei licei. Come al Mamiani di Roma, dove gli studenti si sono riversati nel cortile "per fare rumore", con fumogeni fucsia al grido: "Siamo tutte transfemministe".

Il flash mob nel cortile di Palazzo Reale, a Napoli
Il flash mob nel cortile di Palazzo Reale, a Napoli (ansa)

Gli orfani invisibili, le vittime dimenticate dei femminicidi: il documentario

Li chiamano "orfani speciali", sono i bambini e le bambine rimasti orfani a seguito di un femminicidio, conseguenza estrema della violenza sulle donne. L'Italia negli ultimi anni ha fatto diversi passi avanti per dotarsi di strumenti a contrasto di questo fenomeno, dalla ratifica della convenzione di Istanbul al Codice Rosso. Tuttavia i numeri dei femminicidi restano ancora alti. Stando ai dati Istat, nel 2023 sono state 117 le donne uccise; di queste, 96 sono vittime di femminicidio. L'82 per cento del totale. Una ogni tre, quattro giorni. Si tratta di donne che sono contemporaneamente figlie, sorelle, amiche e molto spesso anche madri. "Questi bambini, questi ragazzi subiscono la cosa peggiore che ti possa capitare: muoiono contemporaneamente le due persone che ti hanno generato. Con una aggravante: uno ha ucciso l'altra", spiega Marco Rossi Doria, presidente dell'impresa sociale Con i Bambini. "Si tratta di bambini che hanno già vissuto violenze reiterate, sia fisiche e psicologiche - spiega Roberta Beolchi, presidentessa di Associazione Edela - e dopo l'omicidio della loro madre inizia per loro un ulteriore calvario". Per venire incontro alle necessità degli orfani di femminicidio e alle famiglie affidatarie, l'Italia si è dotata di una legge - approvata l'11 gennaio 2018 - che riconosce tutele processuali ed economiche ai figli minorenni e maggiorenni della vittima di un omicidio commesso da un partner o ex partner. Ma non basta. Il perché lo spiegano Giuseppe Delmonte, Valentina Belvisi e Marco Sancandi, orfani di femminicidio. E i coniugi Adriana e Luigi Formicola, che stanno crescendo i nipoti dopo che la figlia Stefania è stata uccisa dal marito nel 2017, quando i bambini avevano rispettivamente 4 anni e 19 mesi. Alle loro testimonianze si aggiungono le voci di Roberta Beolchi e Marco Rossi Doria, che ci raccontano come molto spesso siano le associazioni le uniche a rispondere al grido d'aiuto degli orfani di femminicidio e delle loro famiglie affidatarie. GUARDA IL DOCUMENTARIO (di Alessandra Del Zotto e Valentina Cesarini)

Gli orfani invisibili, le vittime dimenticate dei femminicidi: il documentario

Elena Cecchettin: “Se un giorno toccherà a me, chiamatelo patriarcato”

"Se un giorno sarò io, non mettete il mio nome su una panchina rossa in legno con targhetta oro (limitatevi a spendere i soldi per finanziare i centri antiviolenza); se un giorno sarò io, non nominate il mio nome invano durante un discorso politico in cui dichiarate che il patriarcato è finito nel 1975 (limitatevi a dimettervi)". Elena Cecchettin, sorella di Giulia uccisa dall'ex fidanzato Filippo Turetta, fa proprio – nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne - il messaggio veicolato sui social da Valeria Fonte. "Se un giorno sarò io non mi fate la ramanzina perché sono andata all'ultimo incontro (limitatevi a cercare sul vocabolario il significato di victim blaming); se un giorno sarò io, non chiamatelo mostro (limitatevi a chiamarlo 'prodotto culturale maschile forgiato sulla fragilità, la paura del rifiuto, il possesso e il controllo) si legge su Instagram. "Se un giorno sarò io, non ricordatemi il 25 novembre, mentre mi dimenticate nel resto dell'anno (limitatevi a essere coerenti e a stare in silenzio), se un giorno sarò io, non sarà il fato, un raptus, il momento sbagliato nel luogo sbagliato (limitatevi a usare le uniche parole necessarie: emergenza sistemica nazionale)".

La storia Instagram di Elena Cecchettin
La storia Instagram di Elena Cecchettin 

Femminicidio Tramontano, Impagnatiello condannato all’ergastolo

La Corte di Assise di Milano ha condannato all'ergastolo Alessandro Impagnatiello, il 31enne imputato per l'omicidio pluriaggravato della fidanzata al settimo mese di gravidanza Giulia Tramontano, uccisa la sera del 27 maggio 2023 a Senago (Milano). È stata esclusa l'aggravante dei futili motivi, mentre hanno retto quella della premeditazione e della crudeltà. SEGUI LA DIRETTA

Alessandro Impagnatiello
Alessandro Impagnatiello (ansa)

Fiumicino primo aeroporto con punto viola

"Are you ok? Ask for help at the info Desks": adesivi e schermi in aeroporto di colore viola indicano da oggi che l'aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino vuole offrire un supporto concreto alle donne vittime di molestie e violenza diventando il primo aeroporto punto viola. Il progetto, portato avanti negli scorsi mesi in collaborazione con l'associazione Donnexstrada, rappresenta un passo decisivo della strategia di Adr per promuovere la sensibilizzazione e l'azione diretta sul tema della violenza di genere. “Le donne in difficoltà – si legge in una nota di Aeroporti di Roma – troveranno quattro punti cui rivolgersi all'interno dell'aeroporto: i due banchi info del terminal 1 (uno prima e uno dopo i controlli di sicurezza); i due banchi info del terminal 3 (uno prima e uno dopo i controlli di sicurezza). Per realizzare questo obiettivo, che coinvolge numerosi operatori oltre agli addetti dei banchi informazioni”.

L'aeroporto di Fiumicino
L'aeroporto di Fiumicino 

Circa 60 persone del personale aeroportuale – addetti di scalo, personale del pronto soccorso e specialisti della medicina del lavoro, tra cui 40 donne – hanno partecipato nei mesi scorsi a un programma di formazione dedicato. Ogni partecipante ha seguito un percorso strutturato, durante il quale esperti del settore hanno offerto formazione psicologica per affrontare con empatia e sensibilità le situazioni di disagio e fornire un primo sostegno emotivo e legale, per chiarire le azioni da intraprendere e le tutele previste dalla legge.

Femminicidio Giulia Cecchettin, il pm: “Condannate all’ergastolo Filippo Turetta”

VENEZIA — “Chiedo che l’imputato venga condannato all’ergastolo”, conclude il pm Andrea Petroni al termine di due ore e mezzo di requisitoria, la parte tanto attesa nel processo contro Filippo Turetta per il femminicidio della ex fidanzata Giulia Cecchettin, un anno fa. Nel farlo, chiede che venga riconosciuta l’aggravante della premeditazione: “Difficile trovare una premeditazione più provata di questa, un caso di scuola, il piano è stato pensato quattro giorni prima, eseguito quotidianamente”. LEGGI L’ARTICOLO

Piantedosi: “Manifestazione corale contro la violenza sulle donne”

"La violenza contro le donne è un fenomeno complesso – ha scritto su X il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi –, che affonda le radici in pregiudizi, stereotipi e squilibri di potere che per troppo tempo hanno segnato i rapporti tra i generi. È un dramma che richiede innanzitutto un profondo cambiamento culturale e una mobilitazione corale, con la messa in campo di sinergie tra tutte le istituzioni, i corpi sociali e ogni cittadino, affinché si possano rafforzare gli strumenti di prevenzione, contrasto e sostegno. Solo unendo le forze che possiamo far sentire a ogni donna che non è sola, che c'è una comunità pronta a sostenerla e a proteggerla".

Processo Impagnatiello, i giudici in camera di consiglio per l’omicidio di Giulia Tramontano

Alle 12,30 arriverà la decisione. Tredici udienze in dieci mesi, un imputato che ha negato il consenso alle riprese del suo volto nell’aula della Corte d’assise del tribunale di Milano in cui la procura ha ripercorso “il viaggio dell’orrore” che è stato l’omicidio di Giulia Tramontano, con le 37 coltellate sferrate dal suo compagno Alessandro Impagnatiello nella casa in cui i due vivevano, a Senago il 27 maggio 2023, e in cui avevano festeggiato pochi mesi prima la notizia dell’arrivo di un bambino,Thiago, che non vedrà mai la luce. La procura ha chiesto per Impagnatiello l’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi. SEGUI LA DIRETTA

Le amiche di Giulia Cecchettin: “Turetta non voleva che uscisse con noi o che passasse del tempo con la madre malata”

Nella mattina del 25 novembre è in corso la requisitoria del pm di Venezia Andrea Petroni, che sta riepilogando le accuse nel processo per il femminicidio di Giulia Cecchettin. Filippo Turetta rischia l’ergastolo. "Ho ucciso Giulia perché non voleva tornare con me, soffrivo di questa cosa. Volevo tornare insieme e lei non voleva…mi faceva rabbia che non volesse”, le parole di Turetta davanti alla Corte d’assise nella prima udienza.

Il Papa: “Spesso donne in posizioni di subalternità, è molto brutto”

Papa Francesco, nell'udienza alla comunità accademica del Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del matrimonio e della famiglia, ha parlato del ruolo della donna. "Purtroppo ci sono Paesi in cui le autorità pubbliche non rispettano la dignità e la libertà cui ogni essere umano ha inalienabile diritto quale figlio di Dio. Spesso vincoli e imposizioni pesano soprattutto sulle donne, costringendole in posizioni di subalternità e questo molto brutto". Francesco ha ricordato che "fin dall'inizio tra i discepoli del Signore ci sono state anche donne. Questo non vuol dire che la differenza tra i due sia annullata, bensì che nel piano della salvezza non c'è discriminazione tra l'uomo e la donna: entrambi appartengono a Cristo". Poi ha scherzato: "Parlando delle donne un vecchio prete mi diceva: 'stai attento a non sbagliare perché dal giorno del giardino dell'Eden comandano loro’".

Tajani: “Per vincere la battaglia serve un gioco di squadra”

"Ho voluto aprire il G7 degli Esteri – ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani aprendo i Med Dialogues – nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne: a Fiuggi, storica città dell'acqua fonte di vita e dialogo, ho deciso di inaugurare, insieme ai ministri del G7 e a tutti gli altri ospiti, una panchina rossa, simbolo dell'impegno collettivo contro questo odioso crimine. Illumineremo di arancione la facciata del teatro comunale e anche il Ministero degli Esteri. Di fronte a queste sfide, il gioco di squadra è fondamentale".

Il ministro Tajani apre i Med Dialogues
Il ministro Tajani apre i Med Dialogues (ansa)

Furlan: “Il governo taglia i fondi, serve costruire una società libera”

"Ognuno deve sentirsi chiamato in causa davanti alla sfida per costruire un mondo in cui ogni donna possa vivere libera dalla paura e della violenza. In questo 25 novembre – ha detto la senatrice pd Annamaria Furlan – rinnoviamo l'impegno a moltiplicare le iniziative per costruire una società libera dalla violenza. Nei giorni scorsi la risposta a un governo che nega l'esistenza del patriarcato è arrivata forte e chiara dalle migliaia di donne che hanno riempito le piazze del nostro Paese. Il patriarcato esiste e è la cornice culturale in cui il governo Meloni opera: tagliano fondi e strutture a consultori e centri antiviolenza, riducono i finanziamenti per gli asili nido. Soprattutto, continuano a mancare risorse per sostenere il lavoro femminile, il divario ancora troppo grande sui salari, interventi che riducano il carico di lavoro famigliare tutto sulle spalle delle donne. C'è ancora molto, tanto, da fare".

La Russa: “Piaga terribile, serve cambiamento culturale”

"Nella giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, esprimo il mio commosso e profondo rispetto per le vittime di questa terribile piaga e ribadisco con fermezza il necessario impegno di tutte le istituzioni per promuovere un radicale cambiamento culturale. La violenza sulle donne – è il messaggio del presidente del Senato, Ignazio La Russa, rappresenta una ferita inaccettabile e un'offesa ai valori fondanti della nostra società. È Imprescindibile agire con determinazione attraverso iniziative educative, il sostegno alle famiglie e un'azione costante e coordinata affinché il rispetto verso le donne diventi un pilastro inderogabile della nostra convivenza civile".

Violenze negli ospedali, nel 70% dei casi colpite le donne

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il sindacato degli infermieri Nursing Up lancia l'allarme sulla sicurezza delle professioniste sanitarie: "Oltre il 70% delle aggressioni in ambito sanitario colpisce il personale femminile, con al primo posto le nostre infermiere, spesso lasciate sole a fronteggiare situazioni di reale pericolo, soprattutto nei turni notturni, in particolar modo nei reparti di pronto soccorso, psichiatria e nei servizi del 118".

A essere aggredite, quindi, sono soprattutto le donne, "pari a oltre il 70% degli infortunati, in linea con la composizione per genere degli occupati nel settore rilevata dall'Istat. Tra le professioniste più colpite, i tecnici della salute (infermieri al primo posto, poi i fisioterapisti) – prosegue la nota del Nursing Up – con un terzo degli aggrediti, seguiti dagli operatori socio-sanitari con circa il 30% e da quelli socio-assistenziali con oltre il 16%, mentre i medici incidono per quasi il 3%. I responsabili, nella maggior parte dei casi, sono i pazienti e i loro parenti".

"Le infermiere, da sempre pilastro del sistema sanitario, si ritrovano, in molte occasioni, letteralmente abbandonate a loro stesse. Più del 90% dei grandi ospedali non dispone di un presidio di polizia attivo h24. Affidarsi esclusivamente ai vigilantes, che non possono intervenire fisicamente, seppur armati, è insufficiente", denuncia Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up che ricorda come "nei Paesi anglofoni, tra il 35% e il 40% (fonte studio Jama Network), delle infermiere subisce almeno un'aggressione fisica nel corso della propria carriera. In Italia, il fenomeno è aggravato da abusi verbali e violenze da parte di pazienti e familiari esasperati. Questi episodi sono amplificati dalle condizioni di stress e carenza di risorse".

Ascani: “Emergenza che non ammette divisioni tra partiti”

"Un giorno per fare rumore. Per dare voce alle donne che non riescono a farla sentire – ha scritto su Facebook la vicepresidente della Camera, Anna Ascani – e per le 99 che solo quest'anno in italia l'hanno persa per colpa di un uomo. La violenza di genere è un fenomeno strutturale. È Necessario intervenire per prevenirla educando al rispetto e all'affettività sin da piccoli. Investendo risorse per supportare chi denuncia. Creando strutture di accoglienza. Le pene da sole non bastano. Come Pd, abbiamo definito proposte e misure per arrestare questo male che corrode dall'interno la nostra società. Il governo mostri per una volta di essere all'altezza di un'emergenza che non ammette divisioni partitiche".

Von der Leyen: “Rompiamo il silenzio”

"Oggi, e ogni giorno, siamo al fianco delle vittime. Donne come Giulia Cecchettin, Debora Mihailova e Gisèle Pélicot meritano protezione e sostegno. Meritano che venga fatta giustizia. Meritano di essere ascoltati. Rompiamo il silenzio. Mettiamo fine alla violenza sulle donne". Lo afferma su X, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Valditara: “La cultura maschilista è inaccettabile”

Dopo le polemiche scaturite dall’intervento alla presentazione alla Camera della Fondazione Giulia Cecchettin, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha scritto un post su X nel giorno della violenza contro le donne. "Sicurezza, dignità, libertà per ogni donna. Questo è il nostro impegno. Femminicidi, violenze sessuali, violenze morali, discriminazioni, vanno combattute in modo deciso ed unanime. Sono espressioni di una cultura maschilista inaccettabile. La battaglia contro la violenza sulle donne – ha specificato nel videomessaggio affidato ai social – inizia dalla scuola. Dobbiamo diffondere la cultura del rispetto ed è per questo che abbiamo introdotto tra gli obiettivi di apprendimento obbligatori e curriculari l'educazione al rispetto verso la donna ed è la prima volta. Ragazze, non abbiate timore di denunciare ogni violenza e ogni bullismo che offenda la vostra sicurezza, la vostra libertà, la vostra dignità. La scuola sarà sempre con voi".

Casellati: “Non è amore, è violenza”

"Non chiamatelo 'amore'. È Solo violenza". È la riflessione su X della ministra per le riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati.


Salvini: “No ipocrisie, incide l’immigrazione non controllata”

Nella giornata della violenza contro le donne il ministro dell’Interno Matteo Salvini solleva nuove polemiche, pubblicando su X un elenco di donne uccise da uomini non italiani. “A loro e a tutte le vittime innocenti va il nostro pensiero e la nostra preghiera, nella battaglia quotidiana contro la violenza sulle donne che deve unire e aggregare tutti, senza bandiere o ipocrisie. A partire dal Codice Rosso – ha scritto Salvini –, una legge voluta dalla Lega con Giulia Bongiorno che ha messo a disposizione un importante strumento a tutela delle vittime di violenze. Difendere le ragazze significa però anche riconoscere l’inevitabile e crescente incidenza degli aggressori stranieri, un dato preoccupante che non sminuisce in alcun modo i casi italiani ma evidenzia le pericolose conseguenze di un’immigrazione incontrollata, spesso proveniente da Paesi che non condividono i principi e i valori occidentali. È dovere morale di tutti noi preservarli e difenderli a tutti i costi, per la sicurezza delle donne di oggi e di domani”.

Meloni: “Piaga sociale e culturale”

"Oggi è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Una giornata che ci porta a ricordare la cronaca dei nostri giorni con ancora tanti, troppi casi di violenza e femminicidi. Una piaga sociale e culturale che non ci consente di voltare lo sguardo dall'altra parte, ma che ci spinge a riflettere e ad agire con ogni azione possibile volta a tutelare le vittime dall'abominio della violenza". È il messaggio postato su X dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Il Viminale: “51 femminicidi nei primi sei mesi del 2024”

Nel report del Viminale si registra poi che nel primo semestre 2024 sono stati 146 gli omicidi volontari, rispetto ai 176 commessi nello stesso periodo dell'anno precedente (-17%); 51 sono state le vittime donne rispetto alle 62 dei primi sei mesi del 2023 (-18%). Tuttavia, anche a fronte degli importanti decrementi registrati, l'incidenza delle vittime donne sul totale degli omicidi rimane costante, attestandosi al 35% in entrambi i periodi in esame. Nello stesso periodo anche i delitti commessi in ambito familiare/affettivo mostrano una forte diminuzione, sia per quanto concerne i delitti commessi, che passano da 82 (primo semestre 2023) a 69 (-16%, primo semestre 2024), sia per le vittime di genere femminile, che da 53 (primo semestre 2023) scendono a 46 (-13%, primo semestre 2024).

Analizzando l'età degli autori degli omicidi con vittime donne, sia nel primo semestre 2024 che nell'analogo periodo del 2023 emerge che la maggior parte dei responsabili ha un'età compresa tra 31 e 44 anni (37% nel 2024 e 27% nel 2023), cui, nel 2024, seguono quelli di età compresa tra i 18 e i 30 anni (19%) e, nel 2023, quelli con un'età uguale o superiore ai 65 anni (23%). Si evidenzia che, nel primo semestre 2023, gli autori che rientrano in quest'ultima fascia di età, si contraddistinguono maggiormente per questa fattispecie di reato, attestandosi al 23%, a differenza di quanto emerge dall'analisi condotta sui reati spia, per i quali solo il 6% dei responsabili rientra in questo range anagrafico. Gli autori minorenni risultano il 2% nel primo semestre 2024 e il 4% nell'analogo periodo 2023.

Esaminando la cittadinanza degli autori di omicidi volontari con vittime donne emerge una netta prevalenza di quelli italiani, che si attestano al 79% nel primo semestre 2023 e al 75% nel 2024. Un approfondimento sull'età delle donne uccise da partner e/o ex partner evidenzia come, nei primi sei mesi del 2024, l'incidenza maggiore (38%) si registri per la fascia d 'età tra i 31 e i 44 anni (19% nel 2023). Seguono le ultrasessantacinquenni, con il 31% in entrambi i periodi in esame. Nello stesso ambito, appare evidente la netta prevalenza delle vittime donne italiane che, seppur in forte diminuzione, nel primo semestre del 2024 rappresentano il 65% delle donne uccise da partner o ex, a fronte dell'81% registrato nello stesso periodo del 2023.

Il Viminale: “Nei primi sei mesi del 2024 il 56% delle donne uccise dal partner o dall’ex”

Nell'anno 2023, le donne vittime di omicidio commesso dal partner o ex partner sono state il 67% di quelle uccise in ambito familiare/affettivo, mentre nel 2022 erano il 58%. Residuale il caso degli omicidi commessi da altro parente, che si attestano intorno al 10%. Nei primi sei mesi del 2024 la percentuale di donne uccise da partner o ex partner si attesta al 56%, contro il 62% registrato nell'arco temporale corrispondente del 2023. E' quanto emerge dal report “Il Punto – Il pregiudizio e la violenza contro le donne” realizzato dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale Polizia criminale, ufficio interforze del Dipartimento della Ps.

Nel primo semestre 2024, alla diminuzione degli eventi commessi per mano del partner/ex corrisponde un aumento degli omicidi commessi dai genitori o dai figli, che si attestano al 33% rispetto al 25% del totale registrato nel primo semestre 2023. Anche nei semestri in argomento, i casi di omicidio commesso da altro parente restano residuali rispetto alle altre categorie, pur mostrando valori in leggero incremento.

Per quanto attiene al cosiddetto modus operandi, nel primo semestre 2024, così come nell'analogo periodo del 2023, negli omicidi volontari con vittime donne avvenuti in ambito familiare/affettivo si rivela preminente l'uso di armi improprie e/o armi bianche (19 casi nel 2024 a fronte dei 18 nell'analogo periodo del 2023). In 11 casi sono state utilizzate armi da fuoco (17 nel 2023). Seguono le lesioni/percosse (8 omicidi in entrambi gli intervalli temporali) e l'asfissia/soffocamento/strangolamento (8 casi a fronte dei 9 del periodo 2023). Nel primo semestre 2023 è stato registrato un omicidio volontario consumato tramite avvelenamento.

Mattarella: “Violenza non ha giustificazioni, numeri allarmanti”

"La violenza contro le donne presenta numeri allarmanti. È un comportamento che non trova giustificazioni, radicato in disuguaglianze, stereotipi di genere e culture che tollerano o minimizzano gli abusi, che si verificano spesso anche in ambito familiare". Inizia così il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dedicato al 25 novembre. "La convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, nota anche come convenzione di Istanbul, è il primo strumento giuridicamente vincolante a aver riconosciuto la violenza di genere come una violazione dei diritti umani. L'Italia ha ratificato la convenzione nel 2013, dotandosi di strumenti di tutela per garantire una piena protezione alle vittime di violenza di genere. Quanto fatto finora - sottolinea il capo dello Stato - non è, tuttavia, sufficiente a salvaguardare le donne, anche giovanissime, che continuano a vedere i loro diritti violati. È un'emergenza che continua. Si tratta di madri, sorelle, figlie, persone con sogni e progetti che vedono violato il diritto di poter vivere una vita libera e dignitosa, donne che lottano per la propria indipendenza, per poter scegliere il proprio destino".

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