La gara d'appalto. Tutto nasce da un bando che regola la gara d'appalto per l'affidamento del servizio (triennale) di assistenza domiciliare sanitaria, farmacologica, infermieristica, riabilitativa, medico e psicologica. Una gara a cui l'Ant decide di non prendere parte: "Abbiamo scelto di non partecipare alla procedura di gara" spiega il presidente della Fondazione Ant Italia Onlus, Raffaella Pannuti "perché molto ampia e generalista, riferita alle cure domiciliari per varie tipologie di pazienti tra cui anziani e disabili, non solo all'assistenza ai malati di tumore in fase avanzatissima". Ma non partecipare alla gara non significava rinunciare al servizio di assistenza specialistica perché il bando prevede la possibilità di affidare i pazienti più critici ad associazioni no profit come appunto la Ant. In effetti, nel bando si legge: "I pazienti complessivi trattati in Cure Domiciliari di III Livello e in Cure Palliative sono circa 1250. Considerata la complessità assistenziale di questo livello, l'Azienda si riserva di trattare direttamente ovvero attraverso associazioni no profit con un importo non superiore a 600mila euro".
Ma le cose non sono andate così. "Abbiamo appreso solo ora, a gara conclusa, che l'azienda sanitaria non intende avvalersi di questa opzione, escludendoci di fatto dalla possibilità di intervenire nel settore delle cure palliative dove la nostra competenza a livello nazionale e internazionale è ampiamente riconosciuta e certificata", denuncia Pannuti. Il bando è poi stato vinto dalla cooperativa sociale Auxilium che si è aggiudicata tutti i servizi di assistenza domiciliare sanitaria, comprese le cure palliative.
Le ragioni dell'Azienda sanitaria. Ma perché buttare via l'esperienza più che qualificata accumulata negli anni dai volontari della Fondazione? Per anni la Ant ha gestito l'assistenza domiciliare con un'assegnazione diretta e senza alcun bando. "Ma ora la legge ci impone di seguire la procedura della gara d'appalto a cui la Fondazione poteva partecipare" spiega Giovanni Battista Bochicchio, direttore generale della Asp. "Il problema è che le cure di terzo livello non sono rivolte solo ai malati terminali oncologici ma ad una platea più ampia come i pazienti di Alzheimer, con sclerosi multipla, quelli in coma vegetativo e i disabili mentre l'Ant ha una forte specializzazione nell'assistenza ai malati di tumore", prosegue il direttore generale. Nulla vieta, però, che l'Ant possa continuare a fornire assistenza in modo volontario: "La Fondazione può continuare a collaborare con noi così come fanno da anni altre associazioni come, per esempio, la Gigi Ghirotti che lavora a titolo gratuito soprattutto sull'area nord della Basilicata".
L'impatto sui pazienti senza assistenza. Che fine faranno i malati di tumore di Potenza e della Val D'Agri? "Di fronte a questo annuncio, ci troviamo nostro malgrado costretti a dover dire a tutti i cittadini che da adesso in poi non prenderemo più nessun paziente in assistenza. Naturalmente concluderemo le assistenze che abbiamo in essere" racconta il presidente. Ma dall'azienda sanitaria arrivano delle rassicurazioni: "Il nuovo servizio partirà dal primo maggio e non ci sarà nessuna riduzione della qualità del servizio anche perché i medici con cui la Ant erogava l'assistenza sono gli stessi che lavorano per la nostra azienda sanitaria e quindi non c'è motivo di temere che i pazienti resteranno senza cure" ribadisce Bochicchio.
Le cure palliative. La Fondazione Ant porta avanti il suo lavoro di volontariato dal 1985 ed ha assistito in Italia oltre 113.000 persone malate di tumore. La sua storia in Basilicata inizia nel 2002 e nel solo 2015 le cure palliative a domicilio sono state fornite a 402 malati: "La stessa Regione, riconoscendo l'alto valore e l'esperienza della nostra Fondazione - ammette Pannuti - ha sottoscritto un protocollo d'intesa oneroso che ci ha aiutato a sostenere i costi per portare le cure palliative domiciliari nella Regione e assistere 3.900 persone fino a oggi". Persone che, secondo i dati di customer satisfaction del 2015, nel 90% dei casi si dichiarano molto soddisfatti del servizio ricevuto. La Fondazione si avvale di una équipe multidisciplinare composta da 3 medici, 2 infermieri e 1 psicologo presente a Potenza e 2 medici, 2 infermieri e 1 psicologo a Villa D'Agri. L'anno scorso sono state effettuate 22 visite domiciliari gratuite del medico nella fase acuta o finale della malattia.
Il ruolo del volontariato. È stato fondamentale in questi anni il sostegno dei volontari che si sono attivati sul territorio per reperire fondi da cittadini e aziende a integrazione del contributo pubblico consentendo così all'associazione di fare più di quello che la convenzione con la Asp avrebbe reso possibile: "Grazie a loro abbiamo potuto aiutare quasi il doppio dei malati di tumore che l'Azienda Sanitaria di Potenza ci ha poi realmente rimborsato", spiega Pannuti.
L'appello. Proprio per non perdere il lavoro fatto finora e soprattutto per non lasciare soli i pazienti, Ant ha lanciato un appello a tutti i cittadini. "Noi non contestiamo il bando e non chiediamo un'assegnazione diretta, ma chiediamo che l'Asp utilizzi l'opzione inclusa nel bando che prevede la possibilità di assegnare i 600mila euro a una Onlus a supporto delle cure palliative domiciliari ai sofferenti di tumore" chiarisce Pannuti che aggiunge: "I nostri volontari stanno promuovendo una raccolta firme. Siamo certi che l'azienda sanitaria vorrà mettere in campo tutte le risorse che provengono dalla società civile, senza disperdere il patrimonio messo a disposizione dal volontariato della Basilicata".
Tramite la piattaforma Change.org sono già state raccolte 1880 firme mentre altre 1000 sono state raccolte con dei banchetti allestiti a Potenza. Anche l'Ail (Associazione Italiana contro le Leucemie) e Cittadinanza Attiva stanno contribuendo alla raccolta delle firme. Ma se la risposta non dovesse essere positiva, la Fondazione dovrà decidere se continuare l'assistenza e le cure palliative domiciliari con le risorse che rimangono a puro titolo di volontariato.