Oncoline

Tumore dell'ovaio, come si affronta

Si tratta di una forma di cancro molto sensibile ai trattamenti chemioterapici. Invece la radioterapia viene utilizzata raramente quando la malattia si ripresenta dopo chirurgia e chemioterapia
1 minuti di lettura
IL CANCRO all’ovaio è molto sensibile ai trattamenti chemioterapici che, nella maggior parte dei casi, portano alla riduzione delle dimensioni della neoplasia e all’eliminazione del residuo tumorale dopo la chirurgia.

La chemioterapia. La chemioterapia ha quindi un ruolo di grande rilevanza nella strategia terapeutica, ma sempre insieme alla chirurgia, prima o dopo l’intervento. Consiste nell’utilizzo di farmaci citotossici o antiblastici, che distruggono le cellule malate e ne impediscono la proliferazione. Viene somministrata con l’iniezione di farmaci direttamente in vena e/o per via intraperitoneale, durante sedute di trattamento che durano qualche ora o, in certi casi, alcuni giorni. In molti casi la terapia può essere eseguita in regime ambulatoriale o in Day hospital, altrimenti è necessaria una breve degenza. Quando il cancro si è già diffuso al fegato o comunque oltre la regione addominale, l’intervento chirurgico non è di solito indicato: come primo passo viene scelta la chemioterapia, con gli obiettivi di ridurre il diametro tumorale, alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita. Questo trattamento si effettua anche nei casi di recidiva, quando cioè il tumore si ripresenta a distanza di tempo.

La radioterapia. Viene impiegata raramente ed è scelta nei casi in cui la malattia si ripresenta dopo l’intervento chirurgico e la chemioterapia. Consiste nell’uso di radiazioni ad alta energia, impiegate per distruggere le cellule malate cercando di preservare allo stesso tempo quelle sane. È composta, in genere, da un minimo di una ad un massimo di 10 sessioni della durata di pochi minuti. Ovviamente, la lunghezza del periodo di trattamento dipende dal tipo di tumore e dalle sue dimensioni.