Politica

Schlein respinge le critiche: “Fuoriuscite? Se non condividono i nostri temi forse avevano sbagliato a stare nel Pd”

La segretaria risponde ai malumori interni: “Il cambiamento incontra sempre resistenze”. Alla festa del Fatto Quotidiano ribadisce la linea del partito sull’invio delle armi in Ucraina, il pubblico non condivide
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Nessuna mano tesa, nessuna carezza ai malumori. Elly Schlein tira dritto e liquida malesseri e malumori ritornati d’attualità nelle ultime ore tra i dem, dopo la scintilla delle fuoriuscite in Liguria: “Credo che sia sempre un dispiacere quando qualcuno decide di andare via, ma se ci rendiamo conto che qualcuno può non sentirsi a casa in un Pd che si batte per l'ambiente, i diritti e il lavoro di qualità, allora forse l'indirizzo lo aveva sbagliato prima", afferma la segretaria alla festa del Fatto Quotidiano alla Casa del Jazz a Roma, accolta da un pubblico poco 'morbido' con i dem, composto in prevalenza da simpatizzanti del M5S, ma con una buona presenza di sinistra radicale.

La prima domanda è su una ferita fresca del Partito democratico: gli addii dei riformisti che dall'inizio della segreteria Schlein hanno puntellato il percorso dem, fino ad arrivare ai trentuno liguri che hanno lasciato ieri. Per la segretaria si tratta di una "resistenza al cambiamento" quasi fisiologica, ma da non sottovalutare: "Dispiace", sottolinea Schlein, "ma se chi esce non condivide battaglie come quella sul lavoro forse era sbagliata la direzione che c'era prima". 

L'area riformista è in subbuglio. Lorenzo Guerini, parlando a Repubblica, aveva lanciato una stoccata alla segretaria evidenziando che “in un partito si discute, non si ubbidisce”, Stefano Bonaccini, intervistato dal Domani, aveva diffidato Schlein dal sottovalutare i malumori interni: “Un Pd piccolo e radicale non serve”, ha detto il governatore dell’Emilia Romagna, è necessario invece tornare “subito a una vocazione maggioritaria”.

Ma Schlein ribatte a distanza: “Abbiamo svolto un congresso dopo una sconfitta molto dura alle politiche dell'anno scorso. Molti ipotizzavano addirittura la morte del Pd, così non è stato". Il cambiamento, ha insistito, “incontra sempre delle resistenze” e “se il Pd e il centrosinistra avessero fatto sempre bene in tutti questi anni, una come me non avrebbe mai vinto le primarie". Secondo Schlein, la base del partito ha chiesto "di ritrovare una identità chiara attorno alcuni temi", dalla giustizia sociale all'ecologia. E, ha aggiunto, "credo che su questi temi si possa stare insieme anche quando in un partito ci sono diverse sensibilità al suo interno".

Gli animi si agitano quando si tocca un altro nervo teso del Pd, quello delle armi all'Ucraina. La segretaria dem ribadisce la linea del partito: ferma condanna all'aggressione russa, pieno sostegno a Kiev, pressing sull'Europa perché si faccia interprete di un percorso di pacificazione "che non attenda la caduta dell'ultimo fucile". Il pubblico però non condivide, contesta e chiede a gran voce di fermare l'invio di armi e disinnescare l'escalation bellica. I fischi si tramutano in applausi quando Schlein affronta il tema del lavoro: "Sul lavoro dobbiamo fare una grande battaglia insieme. Perché stiamo facendo una battaglia sul salario minimo? Perché una cameriera di albergo mi diceva l'altro giorno che la stanza che pulisce ha quadruplicato il suo costo, ma il suo stipendio rimane di otto euro l'ora. Dobbiamo fare come in Spagna dove il governo si è seduto con i sindacati e ha contrattato una giusta retribuzione", commenta.

Applausi invece quando Schlein sottolinea la necessità di cambiare "la Bossi-Fini, due nomi due garanzie", dice. 

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