“Meno vincoli in tv per il governo”. E la destra si divide sulla nuova par condicio
Roma — La destra cambia la par condicio ma le nuove regole non piacciono a Forza Italia. Il partito di Tajani pretende un chiarimento, un vertice di maggioranza. Mentre le opposizioni insorgono: «Così si ribaltano le regole democratiche».
Il progetto di mini riforma è targato Francesco Filini, pedina del potente sottosegretario meloniano Giovanbattista Fazzolari. È riconducibile quindi a Palazzo Chigi. Obiettivo: creare un porto franco per la comunicazione istituzionale e governativa fuori dal recinto della par condicio per le Europee. Chiari i vantaggi per la premier Giorgia Meloni, ma anche per i ministri, soprattutto quelli che stanno portando avanti dossier importanti e che avrebbero modo di illustrare i loro progetti al di là dei tempi contingentati ai quali tutti gli altri dovranno sottoporsi.
«Proposte irricevibili», per il centrosinistra, che le considera «un modo subdolo per ribaltare le regole democratiche». Il leader dei 5Stelle, Giuseppe Conte denuncia: «È grave il te…
Roma — La destra cambia la par condicio ma le nuove regole non piacciono a Forza Italia. Il partito di Tajani pretende un chiarimento, un vertice di maggioranza. Mentre le opposizioni insorgono: «Così si ribaltano le regole democratiche».
Il progetto di mini riforma è targato Francesco Filini, pedina del potente sottosegretario meloniano Giovanbattista Fazzolari. È riconducibile quindi a Palazzo Chigi. Obiettivo: creare un porto franco per la comunicazione istituzionale e governativa fuori dal recinto della par condicio per le Europee. Chiari i vantaggi per la premier Giorgia Meloni, ma anche per i ministri, soprattutto quelli che stanno portando avanti dossier importanti e che avrebbero modo di illustrare i loro progetti al di là dei tempi contingentati ai quali tutti gli altri dovranno sottoporsi.
«Proposte irricevibili», per il centrosinistra, che le considera «un modo subdolo per ribaltare le regole democratiche». Il leader dei 5Stelle, Giuseppe Conte denuncia: «È grave il tentativo di Meloni di occupare gli spazi Rai, non lo permetteremo». E i forzisti provano a smarcarsi: «A noi andava bene la delibera Agcom com’era, senza emendamenti. Ma troveremo una quadra»: assicura Roberto Rosso, capogruppo di Forza Italia in Vigilanza. E Maurizio Gasparri, l’ex ministro forzista delle comunicazioni, precisa: «Bisogna trovare una mediazione».
Oggi il nodo arriva al pettine, perché si deve votare in Vigilanza il regolamento su come dovrà funzionare l’informazione pubblica nella campagna elettorale per le Europee. E i due emendamenti presentati dal meloniano Filini, e sottoscritti dal leghista Giorgio Bergesio e da Maurizio Lupi per i Moderati (senza Forza Italia) sono sul tavolo. La presidente della Vigilanza, la grillina Barbara Floridia, dopo la valutazione degli uffici legislativi, potrebbe anche dichiararli inammissibili. Di questo si sta ragionando.
Ma l’offensiva della destra è evidente: da un lato si prevede che i rappresentanti delle istituzioni se «intervengono sulle materie inerenti all’esclusivo esercizio delle funzioni istituzionali» non debbano sottostare alla par condicio, dall’altro, che nei programmi di approfondimento occorrerà garantire ai cittadini «una puntuale informazione sulle attività istituzionali e governative». Esempio, se la premier a Porta a porta magnifica le iniziative del governo, è extra par condicio. Salvini dichiara di non saperne nulla e di avere ben altro di cui occuparsi. Lupi contrattacca: «La sinistra vuole imbavagliare il governo e fa disinformazione».
Riunione mattutina ieri dei capigruppo di opposizione in Vigilanza, Stefano Graziano per i Pd, Dario Carotenuto del M5Stelle, la renziana Maria Elena Boschi, Mariastella Gelmini di Azione, Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro di Avs. Scrivono insieme una nota molto dura: «È un pacchetto di proposte irricevibile perché distorce il senso stesso della par condicio», per ottenere «una impunità preventiva a chi la viola. La maggioranza vuole generare una bolla nel sistema dell’informazione dove poter mascherare come istituzionali le posizioni politiche degli esponenti di governo». È allarme. Altre questioni in ballo: meno paletti per le dirette dei comizi elettorali e il peso delle fasce orarie.