✕

Tende in piazza e scioperi, cresce l’onda per Gaza: “Risposte o restiamo qui”

(ansa)

Ascolta l'audio

Da Roma a Bologna, da Firenze a Milano, monta la protesta. Cgil: “Pronti alla mobilitazione generale”. Piantedosi: “Stiamo attenti”
2 minuti di lettura

ROMA – Quando ancora il sole è alto in cielo, sull’asfalto spunta qualche tenda da campeggio, un camper, tre gazebo dei colori della bandiera di Palestina. Un centinaio di persone arriva alla spicciolata, la kefiah sulle spalle. Si apre l’assemblea, le casse sparano la musica degli Assalti frontali, poi c’è la riunione tecnica per decidere interventi, proiezioni, dibattiti dei prossimi sette giorni. Sotto la statua di papa Wojtyla inizia l’accampata dell’«equipaggio di terra». A Roma si riparte da qui, da dove era partito il grande sciopero generale delle tante anime del 22 settembre: piazza dei Cinquecento, di fronte al via vai della stazione Termini. Ora si chiama “piazza Gaza”.

L’Usb ne vorrebbe dieci, cento. «Facciamo dell’Italia una grande piazza per la Palestina», urlano al microfono della «mobilitazione permanente verso la manifestazione nazionale del 4 ottobre». Sotto le tende ci sono pure gli studenti palestinesi, gli attivisti del Global movement for Gaza, l’Arci, i liceali…

ROMA – Quando ancora il sole è alto in cielo, sull’asfalto spunta qualche tenda da campeggio, un camper, tre gazebo dei colori della bandiera di Palestina. Un centinaio di persone arriva alla spicciolata, la kefiah sulle spalle. Si apre l’assemblea, le casse sparano la musica degli Assalti frontali, poi c’è la riunione tecnica per decidere interventi, proiezioni, dibattiti dei prossimi sette giorni. Sotto la statua di papa Wojtyla inizia l’accampata dell’«equipaggio di terra». A Roma si riparte da qui, da dove era partito il grande sciopero generale delle tante anime del 22 settembre: piazza dei Cinquecento, di fronte al via vai della stazione Termini. Ora si chiama “piazza Gaza”.

L’Usb ne vorrebbe dieci, cento. «Facciamo dell’Italia una grande piazza per la Palestina», urlano al microfono della «mobilitazione permanente verso la manifestazione nazionale del 4 ottobre». Sotto le tende ci sono pure gli studenti palestinesi, gli attivisti del Global movement for Gaza, l’Arci, i liceali di Osa, gli universitari di Cambiare rotta, i giovani di Potere al popolo. «Parlare delle vetrine rotte alla stazione di Milano serve a criminalizzare il movimento», dicono gli studenti. «Dobbiamo rompere il blocco su Gaza, non solo portare aiuti umanitari», aggiunge un’attivista dell’Usb. L’avvocato Arturo Salerni spiega perché nelle acque internazionali la Flotilla non dovrebbe essere attaccata, perché lo sciopero immediato in caso di attacco alle barche è un diritto. Un delegato sindacale delle ferrovie invita al blocco dei binari per fermare i convogli a scopi militari. Un operaio della logistica parla di «umanità della classe operaia». Bruno c’era negli anni Settanta e ora dice: «Non stanno tornando gli anni di piombo, come dice il governo, qui sta nascendo una nuova opposizione».

“Qui” non è solo Roma. Anche se mancano molte sigle, mancano i migliaia di volti scesi in piazza il 22 settembre e per ora è l’Usb che prova a cavalcare l’onda dello sciopero in tutta Italia. All’area cargo di Malpensa vengono bloccate le merci: «Non un chiodo per Israele», si grida sotto lo sventolìo delle bandiere sindacali. A Bologna spuntano le tende in piazza Nettuno «finché non riceveremo risposte chiare dal governo». A Milano il presidio permanente nasce in piazza della Scala: possibili le tende accanto alla fashion week? A Firenze la due giorni di accampata, giorno e notte, si aprirà oggi in piazza Indipendenza. A Genova si marcia questa sera in fiaccolata per radunarsi poi nei pressi del valico 3, dove erano stati raccolti gli aiuti per Gaza. A Torino si sfila in corteo da piazza Crispi all’aeroporto di Caselle. Da Ancona, dove il campeggio per la Palestina è in piazza Roma, gridano: «Ogni attacco alla Flotilla non rimarrà senza risposta».

Lo sa Maurizio Landini, leader della Cgil, «pronto a reagire con la proclamazione dello sciopero generale se Israele sequestra, blocca o arresta» l’equipaggio in mare. Lo sa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che ha incontrato i suoi più stretti collaboratori per gestire le piazze. L’allerta è alta: «Tra pochi giorni la Flotilla arriverà in zona critica. C’è l’intenzione da parte di alcuni di trasformare questa causa in qualcosa che potrà riflettersi nelle nostre piazze. Stringiamo i ranghi», dice Piantedosi.

Nervosa pure la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, «furiosa» per le occupazioni negli atenei, pronta «a chiedere il rimborso per gli atti vandalici». Ce l’ha soprattutto con gli studenti di Genova, in presidio da quattro giorni nel rettorato. Ma l’agitazione è larga: altri università, da Parma a Roma Tre a Venezia Ca’ Foscari, hanno approvato una dopo l’altra mozioni per rescindere le collaborazioni con enti e accademie israeliane coinvolte nell’offensiva a Gaza. Sulle barricate pure i collettivi studenteschi: «Le occupazioni delle scuole sono le prime di una lunga serie». Sarà una staffetta nei licei, fino al 4 ottobre, fino alla piazza nazionale di Roma. Sempre che nessuno, prima, tocchi ancora la Flotilla.

Leggi i commenti