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Flotilla, arrivati ad Atene 170 attivisti rilasciati. Greta attacca i governi: “Palestinesi traditi”

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Gli ultimi 15 italiani rientreranno stasera. Tajani: “Ci siamo impegnati perché venissero trattati nel migliore dei modi ma qualcuno si è lamentato”. Ed è polemica
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“Non stiamo assistendo nemmeno al minimo, i sistemi internazionali stanno tradendo i palestinesi. Non capisco come gli esseri umani possano essere così malvagi". Greta Thunberg è fra le prime attiviste della Global Sumud Flotilla ad arrivare ad Atene, dove una piccola folla aspetta gli attivisti appena rimpatriati da Israele, dove per giorni sono stati imprigionati nel supercarcere di Ketziot, struttura di massima sicurezza nel deserto del Negev.


Dossier - Sentieri di guerra


"Potrei parlare a lungo di come siamo stati maltrattati e abusati durante la nostra detenzione, credetemi”, dice Greta, particolarmente presa di mira, bullizzata e umiliata dall’esercito israeliano. “Ma non è questo il punto”, sottolinea con f…

“Non stiamo assistendo nemmeno al minimo, i sistemi internazionali stanno tradendo i palestinesi. Non capisco come gli esseri umani possano essere così malvagi". Greta Thunberg è fra le prime attiviste della Global Sumud Flotilla ad arrivare ad Atene, dove una piccola folla aspetta gli attivisti appena rimpatriati da Israele, dove per giorni sono stati imprigionati nel supercarcere di Ketziot, struttura di massima sicurezza nel deserto del Negev.


Dossier - Sentieri di guerra


"Potrei parlare a lungo di come siamo stati maltrattati e abusati durante la nostra detenzione, credetemi”, dice Greta, particolarmente presa di mira, bullizzata e umiliata dall’esercito israeliano. “Ma non è questo il punto”, sottolinea con forza, chiedendo di focalizzare l’attenzione sul genocidio in corso a Gaza e su tutto quello che non si sta facendo per fermarlo. “Nessuno può dire di non essere a conoscenza di ciò che sta accadendo. Secondo il diritto internazionale, gli Stati hanno l'obbligo legale di agire per prevenire e fermare il genocidio. Ma nulla di tutto questo sta avvenendo”. Attorno a lei alla spicciolata escono molti dei 170 che Israele ha rimpatriato: in tutto circa 340 attivisti sono usciti dal supercarcere di Ketziot dove per giorni sono rimasti rinchiusi dopo l’intercettazione della Global Sumud Flotilla in acque internazionali. Dentro ne rimangono altri 150 in condizioni che i legali di Adalah non esitano a definire “spaventose”.Fra loro, non ci sono italiani. Gli ultimi quindici sono partiti per l’Italia dove si prevede che atterrino già stasera.

“Ci siamo impegnati perché venissero trattati nel modo migliore possibile, poi qualcuno si è lamentato", ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che sembra voler correggere il tiro rispetto alle prime dichiarazioni al riguardo. Nonostante i quattro parlamentari e i 26 volontari rientrati in Italia abbiano parlato chiaramente delle violenze e dei trattamenti inumani e degradanti subiti in Israele prima e dopo il trasferimento in carcere, dove a tutti i sono stati negati cibo, acqua potabile e persino medicine salvavita, il ministro aveva annunciato che gli ultimi quindici italiani erano tutti “in ottime condizioni”. Affermazioni che hanno provocato una valanga di indignazione sui social, come fra i partecipanti italiani alla Flotilla.

Ancora da capire è il motivo per cui in quindici siano stati trattenuti quasi due giorni in più. “Non a tutti è stata data la possibilità di firmare il foglio di rimpatrio anticipato, come se Israele avesse deciso che un tot di italiani dovesse rimanere in carcere”, ha denunciato José Nivoi, sindacalista del Calp, il Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova, legato a Usb. “Pensavamo che il console ci portasse dell’acqua, che ascoltasse le nostre richieste, invece la console si è presentata con questi fogli per il rimpatri e due dell’esercito o del Mossad”.

A bordo della Morgana durante la missione, Nivoi è rientrato in Italia sabato sera. In un video ha raccontato le violenze subite fin dall’arrivo in banchina, le innumerevoli perquisizioni, i momenti lui e gli altri sono stati ammanettati con fascette di plastica “così strette che non circolava il sangue” e bendati con una stoffa con i colori della bandiera israeliana. È stato in quei momenti, racconta, che qualcuno, forse il ministro Ben Gvir gli si è avvicinato all’orecchio per sibilare “questo è il trattamento che si riserva a chi aiuta il terrore”. Poco prima aveva visto Greta, era fra quelli che le stavano seduti vicino. “Era a cinque metri da me, è stata letteralmente umiliata, le è stata messa una bandiera israeliana addosso. Lei comunque sorrideva e questa cosa li faceva impazzire, le sputavano a terra vicino, la insultavano, lei fra di noi è quella che è stata trattata peggio”.

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