Ma parliamo dell’asilo Mariuccia. Lunedì 22 giugno l’ho citato a proposito di Trump e Meloni, spesso capita di usare questa espressione per dire di una lite infantile. Mi ha scritto Laura Arghittu, che si occupa della Fondazione Asilo Mariuccia, per raccontarmi la storia di questa istituzione nata a Milano nel 1902 con lo scopo di proteggere bambine e ragazze. È una storia bellissima che non conoscevo, la condivido.
Il 14 dicembre 1902 Ersilia Bronzini Majno e altre donne dell’Unione femminile nazionale, un’associazione milanese di matrice socialista, fonda un rifugio per giovani esposte al pericolo di essere immesse nel giro della prostituzione. Bambine abbandonate, prive di assistenza, vittime di abusi, figlie di persone in carcere o che non possono occuparsi di loro. L’asilo ha sede in via Monterosa 6, a Milano, ed è intitolato a Maria, la “Mariuccia” figlia di Ersilia e Luigi Majno morta di difterite a 13 anni.
In pochi anni cento bambine trovano alloggio in quel luogo, una casa comune dotata di camere, servizi igienici, acqua calda, cucina guardaroba e lavanderia, sale studio. Passano molti anni, nel 1972 l’Asilo Mariuccia ha una nuova sede, si apre anche ai bambini di sesso maschile.
Oggi gestisce tre comunità mamma-bambino, 18 alloggi per la semiautonomia a Milano e Sesto San Giovanni, due comunità educative e quattro alloggi per minori sul Lago Maggiore. Sono quasi seimila le persone assistite, 142 gli ospiti di cui 39 donne, 73 bambini e 30 minori non accompagnati.
Da qualche anno la Fondazione ha aperto un centro antiviolenza accreditato in Regione attraverso il quale gestisce richieste di aiuto per i casi, appunto, di violenza. Quelle che un tempo si chiamavano “le mariuccine”, le bambine i cui schiamazzi in cortile si sentivano dalla strada — da cui l’espressione gergale — sono diventate una comunità di cura. Un’associazione senza scopo di lucro che, tra l’altro, avvia al lavoro chi ne ha bisogno. C’è un sito, asilomariuccia.com, se voleste saperne di più: ve lo consiglio.