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Sento il peso della vergogna

La marcia per Maricarmen, morta dopo lo sfratto a Madrid 
Quando il posto fisso non garantisce affidabilità
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Vi propongo ancora una storia di esclusione abitativa perché tocca un tema che fin qui non abbiamo affrontato: la vergogna di non sentirsi all’altezza dei requisiti richiesti per essere considerato, dal mercato, “affidabile”. Il lettore, che si firma, chiede di restare anonimo.

“Sono un lavoratore emigrato dal Sud al Nord Italia, impiegato nei servizi pubblici in ambito sociale e nella tutela dei minori. Ogni singolo giorno lavoro per gestire situazioni di emergenza abitativa, fragilità e difficoltà che colpiscono tante famiglie del nostro territorio. Lo faccio, lo facciamo tutti con dedizione. Il nostro stipendio medio si attesta intorno ai 1.700 euro al mese. Oggi, però, l’emergenza la vivo io sulla mia pelle. A seguito della separazione dalla mia compagna mi trovo a cercare una casa in affitto che sia idonea anche per una figlia. Il risultato è un muro di continui rifiuti da parte di proprietari e agenzie, motivati dalla presunta mancanza di adeguate garanzie reddituali per sostenere il costo degli affitti. È una situazione avvilente: lavorare quotidianamente per garantire tutela e dignità agli altri ma non essere in grado di trovare un tetto per sé e per i propri figli, pur lavorando tutti i giorni con contratto a tempo indeterminato come funzionario ad elevata qualifica nel pubblico impiego. Sento il peso di un senso di inadeguatezza, di fallimento e di vergogna sia per la fine della mia relazione sia per la sensazione di non riuscire a garantire una casa alla mia famiglia. Mi chiedo il senso di aver lasciato la propria terra, borghi in totale abbandono, per diventare vittime di un sistema speculativo che non garantisce condizioni dignitose di vita in città che hanno bisogno del nostro lavoro ma allo stesso tempo ci escludono. Spero che rendere pubblica questa testimonianza possa far riflettere sulle garanzie irraggiungibili richieste dal mercato immobiliare e sulla condizione di chi sostiene il welfare pubblico al Nord senza avere garanzie per la propria vita”.

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