L'infedele
Cronache da un Belpaese di ciarlatani e profeti

Un grillino per caso

Il cerimoniere che ha solennemente reso omaggio a Luigi Di Maio nel giorno del suo commiato dalla guida del MoVimento 5 Stelle è un giornalista che la parola sottintesa in quella V maiuscola non si è mai cimentato a pronunciarla in pubblico: Emilio Carelli. Un giornalista compassato come solo Gianni Letta e Bruno Vespa, prima di lui, avevano saputo mostrarsi. Quanto di meno grillino si potesse concepire, incapace di qualsivoglia sopracciò, nonostante condivida la provincia d’origine, Cremona, con Danilo Toninelli.

Dev’essergli costata uno sforzo perfino la lieve iperbole con cui ha salutato, al Tempio di Adriano, il capo politico uscente: “Questa è una giornata che passerà alla storia di questo movimento”(con la v minuscola, of course). Eppure credo sia altamente significativa della parabola di una forza nata protestataria e antisistema, l’essersi affidata, in tale passaggio fatidico, a una simile personalità.

Lungi da me criticarne il garbo. Ed è sicuramente colpa della mia disattenzione se non ricordo del Carelli deputato, non dico una polemica, un guizzo, ma neppure un’iniziativa di rilievo. Motivi per avercela con lui, francamente, non ne ho. Al contrario, fin dal momento della sua sorprendente candidatura nel M5S poteva intuirsi la parabola intrapresa dal partito, per un anno soltanto, di maggioranza relativa.

Pareva un controsenso, dopo le campagne scatenate da Grillo contro il giornalismo di regime, la designazione di un mezzobusto giunto all’età della pensione dopo avere trascorso 23 anni nella Mediaset di Berlusconi e altri 15 anni nella Sky di Murdoch, nonché vicepresidente della Confindustria Radio Tv. Restava la possibilità di un’improvvisa metamorfosi. Non sarebbe stata la prima. Ricordo, sul fronte opposto del giornalismo liberal, un Furio Colombo trattenutosi lungamente ed elegantemente nelle vesti del diplomatico, quando guidava le relazioni esterne della Fiat negli Stati Uniti, per poi rivelare all’improvviso la sua verve battagliera sia alla Camera che alla guida dell’Unità.

Carelli, invece, non ha mai neanche fatto finta di voler aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Semplicemente - con l’aria un po’ sperduta del “che ci faccio io qui?” - ha ricollocato il suo tono ossequioso e imparziale tra gli apparenti vincitori del momento. Forse pensava di offrirsi loro come intermediario con i vecchi poteri a lui familiari; senza però riceverne in cambio neppure un incarico da sottosegretario.

Lo ricorderemo, dunque, solo per il tono sommesso con cui ha annunciato il tramonto del nuovo potere in cui invano aveva cercato d’immedesimarsi. Sintomo egli stesso dell’inconsistenza che ha perduto il Grillo mimetizzato da Carelli.

Sul Venerdì del 31 gennaio 2020

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/l-infedele/2020/01/30/audio/un_grillino_per_caso-422986917/

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