La legge del supermercato
Gad LernerSegnalo, per esperienza diretta, che la fila davanti ai supermercati, quando supera i cinquanta metri di lunghezza e l'ora d'attesa, favorisce l'elaborazione di teorie sediziose. A risultarne scosse, vista la fatica che devi fare per spendere i tuoi soldi oltretutto in beni di prima necessità, sono anche le menti più abituate a considerare la proprietà privata un diritto inalienabile, e il profitto un cardine dell'economia.
Orbene. Circostanze di cui non possiamo certo incolparli hanno ingigantito il potere di mercato dei gestori della grande distribuzione. Siano essi capitalisti privati o associati in forme cooperative. Giustamente preoccupati di non venir additati come gente che lucra sull'epidemia, i manager delle grandi catene minimizzano l'aumento dei loro fatturati e sottolineano la provvisorietà della rendita di posizione di cui beneficiano. Peraltro l'intera filiera di cui sono il terminale, che va dall'agricoltura alla trasformazione dei prodotti, passando dall'autotrasporto ai facchini al lavoro notturno degli scaffalisti fino alle cassiere, è caratterizzata da retribuzioni minime, da orari elastici e da contratti a termine.
Insomma, non sono certo i dipendenti a guadagnarci, ma ammettiamo pure che ciò sia inevitabile. Resta il fatto che la grande distribuzione - a seguito della chiusura forzata di bar e ristoranti - ha inglobato una ragguardevole quota supplementare della spesa destinata dagli italiani per alimentarsi. E ciò avviene a discapito di una enorme massa di piccoli imprenditori e dei loro dipendenti. Non tutti avranno risorse sufficienti per riaprire i loro locali. Nel frattempo, sia le amministrazioni comunali sia la Caritas segnalano una crescita esponenziale del numero di cittadini bisognosi di soccorso alimentare perché non hanno più i soldi per fare la spesa. In tempo di guerra, di fronte a una simile emergenza, si ricorreva alla distribuzione di tessere annonarie e proliferava il mercato nero. Oggi, di nuovo, ci si aspetta che sia lo Stato a erogare denaro a fondo perduto per soccorrere le persone ridotte nell'indigenza. Ma le riserve dello Stato non sono inesauribili.
La domanda sovversiva che dunque, scandalosamente, si pone, è la seguente: siamo proprio sicuri che la distorsione forzata delle quote di mercato venuta a determinarsi nell'emergenza, non richieda un correttivo? In altre parole: è giusto che l'aumento dei fatturati e degli utili rimanga interamente appannaggio dei supermercati davanti a cui facciamo la fila, o una quota di essi dovrebbe servire al soccorso dei bisognosi? Mi rendo conto che viviamo in un'economia di mercato... e dunque, dopo averlo pensato, mi rimetto disciplinatamente in fila.