L'infedele
Cronache da un Belpaese di ciarlatani e profeti

L’Italia dei viceré

Ora che la pandemia manda in frantumi l'ideologia sovranista, ovvero il tentativo di riunire l'intera nazione sotto la mentalità primordiale del "padroni a casa nostra", torna in auge la contrapposizione fratricida di una regione d'Italia contro l'altra. Al posto del "prima gli italiani", riemerge la spaccatura fra settentrionali e meridionali, ma - perché no? - anche fra lombardi e veneti.

Dobbiamo riconoscere che l'egemonia leghista ha incrinato nel profondo le traballanti classi dirigenti della penisola, facendo emergere leadership locali che devono il loro consenso elettorale a una gretta logica territoriale. Prendiamo i due presidenti di regione che più degli altri sembrano aver consolidato la loro leadership nei mesi dell'emergenza Covid: il veneto Luca Zaia e il campano Vincenzo De Luca, tra l'altro entrambi lanciati verso una prossima riconferma plebiscitaria del loro mandato.

Non trovate che si somiglino? Per quanto De Luca sia tuttora iscritto al Partito democratico, i suoi show rilanciati in mondovisione, culminati nella minaccia di chiudere i confini campani per prevenire il pericolo di una massiccia immigrazione da Nord, puzzano di leghismo lontano un miglio. Si adattano meglio al profilo di un viceré neoborbonico che non allo stile di un amministratore locale di centrosinistra. E si abbinano perfettamente alle barzellette sul contagio meridionale che il Doge delle Tre Venezie dispensa con gusto sotto la bandiera del leòn che magna el teròn. Potrebbero benissimo militare nello stesso partito, spartendosene le sfere d'influenza, custodi gelosi di un'autonomia locale che per loro significa solo potere, adesso che il governo centrale del Paese appare indebolito.

Perfino la calabrese Santelli ha minacciato di erigere sbarramenti all'ingresso, seguendo l'esempio già praticato dal siciliano Musumeci. E anche il pugliese Emiliano assume sempre più la postura del governatore indipendente. È interessante viceversa constatare come tenda ad affievolirsi la voce dell'ex "uomo forte" Salvini, cioè la maschera di un sovranismo peninsulare in grado di federare i localismo, rivelatosi velleitario. A Salvini, così, non resta che asserragliarsi nella trincea malconcia del sistema lombardo, mal presidiata dal modesto Fontana, intanto che per lui si allontana il miraggio della presa di Roma.

È un vizio italico antico quello che si sta riproponendo. Ho tra le mani il ponderoso, dottissimo saggio del letterato normalista Giancarlo Schizzerotto intitolato: Sberleffi di campanile (Olschki editore). Il sottotitolo recita: "Per una storia culturale dello scherno come elemento dell'identità nazionale dal Medioevo ai giorni nostri". Temo che possa rivelarsi attualissimo, nelle diatribe della ricostruzione.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/l-infedele/2020/04/30/audio/litalia_dei_vicere-422986961/

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