Come si mantiene il controllo
Gad LernerHo provato l'ebbrezza di un viaggio ferroviario transregionale, da Milano a Roma, quando il giornale mi ha chiesto di condurre la diretta web con cui abbiamo celebrato il 25 aprile. Ciò che fino a due mesi fa per chi fa il mio mestiere appariva del tutto ordinario - cosa volete che siano tre ore di Frecciarossa, si può andare e venire in giornata - si è riproposto anche a me come un vero e proprio avvenimento, fin dalla fase preparatoria, vissuta con una certa ansia. Meno male che mi ero fatto mandare una lettera d'incarico del direttore, a supporto dell'autocertificazione. E meno male che nel trolley all'ultimo momento avevo aggiunto due mele e un pacco di taralli, sapendo che nell'albergo non sarebbe stata disponibile alcuna fornitura alimentare.
Confesso di essermi portato dietro anche una bottiglia di Barbera (più il cavatappi) per salutare il direttore uscente, unico altro ospite di quel grande palazzo desolatamente vuoto. Ma non è certo su tali quisquilie personali che voglio richiamare la vostra attenzione, bensì sulle modalità di filtro dei passeggeri in partenza e in arrivo alla Stazione Centrale di Milano e alla Stazione Termini di Roma. Le procedure mi erano note: controllo della temperatura corporea e dei documenti, una sorta di breve interrogatorio sulle ragioni del viaggio, rilascio di un talloncino da consegnare al binario prima di salire a bordo, una volta passato il posto di blocco.
Le regole si rispettano, ci mancherebbe. Il tutto, nel mio caso, si è svolto senza intoppi. Ma non posso dimenticare il colloquio svoltosi a voce alta - impossibile non ascoltare - proprio di fianco a me prima del viaggio di ritorno. Una giovane donna veniva richiesta, con tono fastidiosamente inquisitorio, di spiegare la sua destinazione e il motivo del viaggio: "Devo raggiungere mia figlia che in questo periodo sta con i nonni. Sono una partita Iva, lavoro in una società di comunicazioni, se interrompessi perderei il posto e non me lo posso permettere...". "Sì, sono separata...". "Non ho altra scelta: faccio tre settimane di lavoro a Roma per poi raggiungerla dai miei genitori e passare una settimana con la bimba".
Passato il controllo, l'ho vista frastornata e mi è venuto naturale scusarmi dell'indiscrezione con cui eravamo stati messi tutti al corrente delle sue vicende personali. Lei, visibilmente imbarazzata: "Si figuri, ma lo sa che mi hanno chiesto di esibire anche la sentenza di separazione? Chissà se il mio ex marito ne ha una copia. Se riesco a procurarmela, la prossima volta me la porterò dietro".
Ecco, pur condividendo i provvedimenti di limitazione della mobilità dei cittadini, credo che ci sia modo e modo di applicarli. Per la cronaca: domenica mattina 26 aprile alla Stazione Termini nessuno ci ha misurato la temperatura. Pratica più utile che non intrufolarsi negli affari di quella signora.