L'immaginario di Galli della Loggia
Gad LernerSono quasi trent'anni che Ernesto Galli della Loggia scrive editoriali sulla prima pagina del Corriere della Sera, e sono quasi trent'anni che da quella tribuna - non proprio l'ultimo rifugio degli intellettuali dissidenti - suole autorappresentarsi come portavoce di una minoranza liberale isolata, financo discriminata. Da chi? Da che cosa? Qui il suo pensiero si fa sfumato, impalpabile. Seguiamolo nel tentativo di descrivere i poteri tentacolari che, insinuatisi nelle fucine dell'egemonia culturale, plasmerebbero il senso comune della nostra classe dirigente. Traggo da un recente scritto dedicato agli handicap della destra italiana, ben tre diversi tentativi di definizione della dottrina ufficiale contro cui Galli della Loggia si batte.
Primo: "La narrazione ufficialmente accreditata del fascismo". Ufficialmente? Accreditata? Da chi? Da Renzo De Felice a Paolo Mieli, la divulgazione della storia del fascismo italiano non è forse appannaggio di personalità da lui apprezzate? O forse lo ha indispettito il successo del romanzo di Antonio Scurati?
Secondo: "Nell'immaginario ufficiale della Repubblica tutti coloro che per una ragione o per l'altra sono in modo aperto schierati contro la sinistra... sono per ciò stesso sospetti di essere una reincarnazione del fascismo". Cos'è l'immaginario ufficiale della Repubblica e quale intellettuale organico tirerebbe le fila di una siffatta denigrazione?
Terzo: "L'immaginario di cui sopra determina le opinioni di un gran numero di cittadini, della maggioranza degli organi di stampa, delle istituzioni culturali, di molta parte dell'establishment". Ci risiamo, con lo spettro dell'immaginario che addirittura determina le opinioni: sarebbe proprio il caso di dirci chi è che lo forgia, un immaginario talmente pervasivo da avviluppare tanta gente che conta.
Purtroppo si resta nel vago. Eppure Galli della Loggia è uno storico troppo esperto per non essersi accorto che la presunta egemonia culturale della sinistra - ammesso ci fosse per davvero - in Italia è saltata per aria da un ventennio buono. Né mi pare più sostenibile che la destra italiana resterebbe tagliata fuori dalle nomine e relegata ai margini dell'establishment, in nome dell'antifascismo.
Rimane, allora, una sola spiegazione di questa insistenza polemica della grande firma del grande giornale contro l'"immaginario" avverso: l'antipatia che egli prova per la categoria generalmente intesa degli intellettuali di sinistra. Temo ne abbia fatto una ragione di vita e, per quanto malridotti e scalcagnati oggi siano gli intellettuali di sinistra, l'avversione glieli fa vedere eternamente assisi sugli scranni dell'Olimpo della cultura. Là dove un trespolo da tempo è riservato anche a lui; ma, ahimè, al loro fianco.
Sul Venerdì del 7 febbraio 2020