Mondo cane
Gad LernerNon suoni oltraggioso se tentiamo di abbozzare una fenomenologia delle aree cani in regime di distanziamento sociale. In ottemperanza ai decreti governativi e alle ordinanze regionali, la polizia municipale - che i vecchi milanesi usano chiamare ghisa - improvvisamente le hanno sigillate col nastro segnaletico a strisce bianche e rosse, lasciando interdetta la vasta comunità dei cinofili. La quale, peraltro, in una città che conta più di 400 mila nuclei monofamiliari, per lo più single attempati - i soggetti più a rischio di contagio - annovera proprio tra gli ultrasessantacinquenni la maggioranza di coloro che nell'animale da compagnia trovano l'unico amatissimo partner. Ne è derivato un comprensibile moto di irritazione, e talvolta di protesta, perché era nell'apposita area cani cintata che fino a ieri all'animale si toglieva il guinzaglio concedendogli di scorrazzare e annusarsi liberamente, dopo aver verificato che non vi fossero maschi potenzialmente aggressivi.
Una volta le sole, rare automobili con l'altoparlante eran quelle degli arrotini e dei riparatori di ombrelli. Ora circolano i vigili urbani che diffondono il messaggio del sindaco Sala, "Restate a casa, uscite solo per reali necessità!". Non è raro che si fermino a rimproverare proprietari di cani indisciplinati, che ogni volta replicano: "Le bestie non possono limitarsi a fare i loro bisogni sul marciapiede sotto casa, peraltro insozzandolo quanto meno di pipì, visto che le cacche le raccogliamo. Devono anche sgranchirsi le zampe, povere bestie, è impensabile non oltrepassare il limite dei dieci minuti e dei duecento metri dalla residenza".
Animate discussioni fervono sui gruppi WhatsApp di ciascuna area: "Suvvia, siamo fortunati, oltre che l'amore infinito che i cani ci corrispondono, grazie a loro rimediamo un'ora d'aria". "Sì, ma se perdo tempo a discutere coi vigili... Oltretutto il mio cane quando vede una divisa abbaia". "Ma si rendono conto che così la città è più sporca?". "Ci sono migliaia di vittime, sarebbe di cattivo gusto metterci a protestare".
Questa inedita esperienza antropologica e zoologica rivela in forma esasperata la metamorfosi della metropoli svuotata di bambini e riempita dei loro quadrupedi sostituti: non a caso i giardini pubblici forniscono da tempo più recinti che scivoli e altalene. E per fortuna anche il volontariato animalista si attrezza per lenire le sofferenze provocate dall'epidemia: per esempio offrendo un servizio gratuito di dog sitting per gli anziani costretti a rimanere in casa. Con tanto di istruttori comportamentalisti (si chiamano così) ed educatori cinofili. Lo slogan è: "Cani e gatti non sono contagiosi, non abbandonarli".
Sul Venerdì del 3 aprile 2020