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La domenica di noia prima che Alcaraz faccia esplodere la Centre Court

Carlos Alcaraz
Carlos Alcaraz (agf)
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Sono quasi tutte vuote le sdraio nella piazzetta davanti alla stazione di Wimbledon, sulla quale si affacciano i magazzini Morrisons, il ristorante Wahaca e la panetteria Gail’s. Nei giorni scorsi l’avevo vista affollata, sempre con la coda dei tanti in paziente attesa che qualcuno se ne andasse per prenderne il posto. Non è solo colpa della domenica dal tempo incerto se oggi la gente passa di lì senza fermarsi. È che a mezzogiorno, sul megaschermo, trasmettono dalla Centre Court la diretta di Karen Khachanov vs. Kamil Majchrzak. Onestamente, il match fa forse presa sulla comunità russa cittadina, peraltro in drastico calo da quando Putin ha attaccato l’Ucraina, e su quella polacca, che invece continua a crescere (dati dell’Ufficio nazionale di statistica, l’ONS). Immagino che più tardi vada meglio in termini di sedie a sdraio occupate, quando la BBC manda in onda sull’enorme tv i match “di casa”, Sonay Kartal vs. Anastasia Pavlyuchenkova, altra russa, e più tardi, dalla Court no. 1, Cameron Norrie vs. Nicolas Jarry, cileno. La prima, Sonay, è una londinese di origine turca, quasi 24 anni, 51 WTA, che ha imparato a giocare a tennis nella scuola del Pavilion & Avenue Tennis Club e ha nel curriculum un titolo WTA 250 in Tunisia l’anno scorso. Di Norrie sapete di sicuro tutto o quasi, essendo nel circuito da molti anni: nato in Sudafrica nel 2005, cresciuto in Nuova Zelanda, studi negli Stati Uniti, infine naturalizzato britannico, ha alzato la coppa nel 2021 a Indian Wells e vinto altri quattro titoli tra ATP 500 e 250. Per la cronaca: Khachanov prevale facilmente per 6-4 6-2 6-3, Pavlyuchenkova passa per 7-6 6-4, Cam impiega quasi quattro ore e mezza a liberarsi del cileno (6-3 7-6 6-7 6-7 6-3).

La sensazione è di essere passati dal Manic Monday, il lunedì pieno di partite di lusso che apriva la seconda settimana di torneo, alla Boring Sunday, la domenica noiosa che ha sostituito quella di riposo santificante delle prime 114 edizioni dei Championships, dal 1877 al 1990 e poi, con eccezioni dovute perlopiù alle condizioni meteo, fino al 2022. Secondo alcuni, le ragioni contingenti sono un paio: l’apparente strapotere di alcuni giocatori – Sinner, Alcaraz, Djokovic, Sabalenka, Swiatek – che tolgono interesse alle partite senza loro in campo; la morìa di teste di serie che ha segnato i primi sei giorni di torneo. La prima giustificazione è facilmente confutabile: siamo freschi reduci da tre lustri che hanno avuto protagonisti assoluti – Federer, Nadal, ancora Djokovic, Serena Williams, per un tratto Murray e Sharapova – abituati a lasciare le briciole alle seconde linee, eppure ce la siamo goduta. Nulla di nuovo, dunque, da questo punto di vista. Piuttosto, quelle seconde linee – come le ho definite – sapevano dare del filo da torcere ai mattatori: pensate a Juan Martin del Potro, Stan Wawrinka, David Ferrer, perfino Tomas Berdych. Quelle di adesso, no.

Ha invece sicuramente influito sull'appeal del torneo l’uscita di scena anticipata di quasi tutti i potenziali comprimari dello slam sull’erba 2025. Prendiamo i Top 16 ATP al 30 giugno scorso: Alexander Zverev, ATP 3, Jack Draper, 4, Lorenzo Musetti, 7, Holger Rune, 8, Daniil Medvedev, 9, Frances Tiafoe, 12 e Tommy Paul, 13, sono stati eliminati prima degli ottavi di finale. I numeri 15 e 16, Arthur Fils e Casper Ruud, avevano dato forfait anticipato per infortuni. Tra le donne, sono già tornate a casa loro Coco Gauff, WTA 2, Jessica Pegula, 3, Jasmine Paolini, 5, Qinwen Zheng, 6, Madison Keys, 8, Paula Badosa, 9, Elena Rybakina, 11, Elina Svitolina, 13, Karolina Muchova, 14, Diana Shnaider, 15, Barbora Krejcikova, 16. Nove uomini e dieci donne hanno alzato bandiera bianca anzitempo, cedendo a giocatori e giocatrici assai più indietro di loro nei ranking.

Oggi l’unico match maschile di cartello è quello che chiude il programma del Centrale: Carlos Alcaraz vs. Andrey Rublev. Finora lo spagnolo ha passato tre turni senza convincere: costretto al quinto set da Fabio Fognini, con qualche affanno quando ha incrociato l’esordiente Oliver Tarvet, lasciando un set anche al veterano tedesco Jan-Lennard Struff. Niente di preoccupante, dicono tutti: è che Carlitos ha bisogno di avversari che lo impegnino per rendere al meglio. Il russo è perfetto per questo scopo, in quanto giocatore tra i più completi e spettacolari. Gli manca il killer instinct, è vero, ma a vederlo come corre, colpisce e reagisce nel primo set, viene da pensare che a 27 anni e mezzo gli stia spuntando, miracolosamente.

Invece, il vincitore del Roland Garros si esalta dopo aver perso il primo set, mostrando – come atteso – di gradire l’innalzarsi del livello di gioco e di rischio. Il russo è perfetto all’inizio e non si scoraggia nemmeno quando un controbreak lo costringe al tie-break, che controlla con autorità. Da quel momento in poi, lo spagnolo è implacabile nello sfruttare ogni minima occasione di break nei tre set successivi, rapidi ma intensi. Finisce 6-7 6-3 6-4 6-4, dopo poco più di due ore e mezza di tennis eccellente. Difficilmente sarà Norrie, martedì, a fermare il percorso del murciano verso la finale.

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