BOLOGNA - Fino a poche decine di anni fa la differenza tra sopravvivere a una malattia o morire era in massima parte fortuna: scritta nei geni (una sana e robusta costituzione) e dettata dal ceto sociale (mangiare tutti i giorni cibo di buona qualità e vivere in un ambiente pulito). E’ vero che la medicina ha trasformato questa roulette in un percorso scientifico, in una strada spesso accidentata, a volte senza sbocco, ma sempre e comunque da percorrere con la speranza di un successo, visto quanto si allunga la vita media. Ma questo successo ha un prezzo: la progressiva tecnologizzazione dei processi di cura - che diventano sempre più complessi, sempre più incomprensibili, sempre più indipendenti dalla relazione tra malato e dottore - e la loro burocratizzazione per cui il Ssn passa dall’essere uno straordinario sforzo collettivo di presa in carico della sofferenza a un leviatano respingente fatto da carte, liste d’attesa, codici. Il malato. Quando parliamo di medicina parliamo sempre di successi tecnologici o di costi e budget. Stretti in un discorso pubblico che dimentica l’unico protagonista, il malato. Cos’è bene per lui? Cosa succede nella sua vita dopo l’incontro con la malattia? E come fa un Ssn ingessato dalle costrizioni di bilancio a occuparsi di lui? Noi pensiamo che serva un dibattito pubblico. Il PROGRAMMA - Secondo Natura L'iniziativa. Perciò proponiamo una giornata a doppio registro: i discorsi dei professionisti della sanità, che governano gli strumenti della nuova medicina (terapie, farmaci, diagnosi e l’accesso alle stesse tramite il servizio sanitario nazionale), e il discorso del cinema capace di raccontare i sentimenti che inevitabilmente accompagnano il malato nella sua battaglia. Lo faremo il 12 novembre a Bologna con Secondo Natura, la medicina tra high-tech e sentimenti, una giornata di cinema – proietteremo due film “Decoding Annie” (Bernstein 2013) e “Non lasciarmi” (Romanek 2010) -e riflessioni con grandi ospiti: John Harris, professore all’Università di Manchester e uno dei più grandi bioeticisti mondiali, Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza Stato-Regioni che ha appena definito i nuovi Lea (livelli minimi di assistenza), Mario Melazzini, direttore generale dell’Agenzia del farmaco, l’artista Alessandro Bergonzoni, ma anche attori come Neri Marcoré e Francesco Panoffino.