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Giampaolo Morelli e Gloria Bellicchi: “Per noi la dislessia è un affare di famiglia”

Giampaolo Morelli e Gloria Bellicchi: “Per noi la dislessia è un affare di famiglia”

Al Festival di Salute 2025 di Padova i due attori raccontano la loro esperienza con tre neurodivergenti sotto lo steso tetto

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Lui è Giampaolo Morelli, volto noto dell’ispettore Coliandro, attore e regista napoletano che ha fatto dell’ironia la propria cifra stilistica. Lei è Gloria Bellicchi, Miss Italia 1998, oggi attrice e manager. Siedono sul palco del Festival di Salute di Padova non per parlare di cinema o teatro, ma di qualcosa di molto più intimo, la dislessia. Un tratto che accomuna Giampaolo e i due figli della coppia, di dodici e nove anni. “In casa nostra sono io la diversa”, ha esordito con un sorriso Bellicchi, unica neurotipica in una famiglia di neurodivergenti, un ribaltamento di prospettiva rivoluzionario nel modo di affrontare i disturbi specifici dell’apprendimento.

La scoperta: quando il passato si ripete nel presente

La storia di Gloria, Giampaolo e dei loro due figli, raccontata nel libro “Dislessico famigliare” (Sperling&Kupfer) - titolo che riecheggia il romanzo di Natalia Ginzburg - inizia durante il primo lockdown. “Eravamo in DAD, seguivamo più da vicino Gianmarco in prima elementare”, racconta Gloria. “Giampaolo si è accorto di dinamiche che gli ricordavano quelle che lui stesso aveva provato sui banchi di scuola”.

Per Morelli è stata un percorso doloroso: l’attore racconta di aver scoperto la propria dislessia solo dopo i trent’anni, dopo un’infanzia e un’adolescenza segnate dal senso di inadeguatezza. “Ai miei tempi non si parlava di dislessia. Contrariamente al cliché della frase riferita dagli insegnanti ai genitori, avevo la percezione di applicarmi ma non essere intelligente. Passavo ore sui libri con rendimento quasi nullo, e pensavo di non essere all’altezza degli altri”.

Difficoltà di concentrazione, di memorizzazione, di confronto con la didattica “tradizionale”: “Capivo la divisione, ma dopo due giorni l’avevo completamente rimossa. Il cervello tendeva a ‘staccare’ quando era in difficoltà”. Un meccanismo di difesa che oggi riconosce nei suoi figli, ma che allora interpretava come incapacità personale.

Un cervello che funziona “per immagini”

“Il problema non è nella dislessia, ma nel metodo di insegnamento”, afferma Morelli con convinzione. “I metodi sono pensati per neurotipici. Il mio cervello funziona in maniera diversa, per immagini. Ho una rapidità di pensiero in cui talvolta ‘salto’ dei passaggi”.

Gloria lo conferma, ancora una volta, osservando i figli: “Per loro il sapere non si forma leggendo e mettendo un concetto dietro l’altro, ma più ‘dall’alto’, tramite mappe concettuali, video, associazioni visive. Tutto quello che è lontano dalla concretezza, dal ‘vedere’ effettivamente quello che si sta studiando, diventa difficile da apprendere”.

Un esempio pratico? “Quando dobbiamo spostarci in città”, spiega Gloria, “conoscendo partenza e destinazione, i miei figli hanno subito una visione d’insieme su come muoversi. Io, neurotipica, sono più portata a seguire istruzioni procedurali o sequenziali”. Una differenza che in contesti non scolastici può trasformarsi in vantaggio.

Dal trauma alla resilienza: l’importanza della diagnosi

“Il peggio che può capitare è una dislessia non diagnosticata”, sottolinea Morelli. La sua esperienza personale ne è la prova: “Ho dovuto fare i conti con una depressione dovuta alle lacune e al senso di inadeguatezza vissuto durante l’adolescenza, e con cui tuttora combatto. ‘Io sono la mia dislessia’, l’ho scritto nel libro: è inevitabile, perché io sono io con tutti i miei pregi, difetti, diversità, problemi a scuola, la mia depressione. Tutto fa parte della mia natura”. Ma oggi c’è una differenza fondamentale: “C’è una legge, ci sono mezzi compensativi che io non ho avuto. Si può fare ancora tanto, ma almeno i ragazzi non sono più soli”.

Sfatare i miti: un dislessico può fare tutto

Uno dei momenti più intensi del panel arriva quando Gloria racconta dell’incontro con il neuropsichiatra: “Mi disse che i miei figli avrebbero avuto difficoltà con le lingue. Non è vero. Frequentano una scuola bilingue e oggi l’inglese è una delle materie che preferiscono. Tutto sta nel trovare la modalità giusta: non tramite regole da memorizzare, ma proponendo la lingua in modo naturale, con l’esperienza. Un dislessico può fare tutto”, ribadisce con forza. “Ci sono medici dislessici, fisici dislessici. È solo questione di affrontare in modo diverso l’apprendimento”.

L’equilibrio difficile della genitorialità

Il libro nasce anche dal bisogno di condividere strategie pratiche. “È importante non essere troppo protettivi ma avviare all’indipendenza”, spiega Morelli. “È un equilibrio già complicato per un genitore neurotipico, nel nostro caso ancora di più”. Gloria ha trovato un escamotage efficace: “Quando mi viene da fare più di quanto vorrei, chiedo ai miei figli: ‘Tu come faresti?’ Li stimolo a fare da soli e mi do la possibilità di non intervenire subito”. Strategie nate non tanto dall’ascolto di esperti, quanto dal confronto con altre famiglie: “Queste idee sono venute dalle storie degli altri. E così è nato il libro: rimettere in circolazione queste idee e aiutare altri genitori spiegando ‘come facciamo noi’“.

La casa dei neurodivergenti

C’è anche spazio per l’ironia quando Gloria racconta la quotidianità: “Un po’ di insofferenza a volte c’è, specie quando sto spiegando qualcosa e gli altri mi dicono ‘ma io ho già capito tutto’. Allora faccio una telefonata a un’amica neurotipica e rimetto le cose a posto”. Ma il messaggio più potente arriva dalla consapevolezza che la diversità neurologica non è un limite, ma una caratteristica. Un modo di essere. “Il fatto di avere un papà dislessico in qualche modo li aiuta”, sottolinea Gloria parlando dei figli, “perché è l’esempio di un adulto che nonostante la dislessia ha trovato la sua realizzazione”.

Un manuale di sopravvivenza che è storia d’amore

“Dislessico famigliare” non è solo un manuale pratico, ma una storia d’amore e accettazione. “L’informazione è la chiave principale per aiutare chi vive la stessa situazione”, conclude Gloria. “In casa nostra si parla moltissimo di tutto, anche delle difficoltà di ciascuno. Abbiamo subito spiegato ai nostri figli la necessità di fare i test, senza drammi”.

E infine un invito di Morelli a genitori e insegnanti: “Osservate bene figli e alunni, non bollateli subito come pigri. Ai miei figli dico sempre che il nostro campo di battaglia non può essere solo la scuola, che la vita è piena di altre possibilità. Sicuramente troveranno il modo migliore di esprimersi e il proprio posto nel mondo”.