Salute

La depressione? Una questione di memoria, per curarla basta far emergere i brutti ricordi

(Foto Ansa)
(Foto Ansa) 

Raffaele, 28 anni, affronta una crisi sentimentale, ma le sedute di psicoterapia raccontano sogni non realizzati e una fragilità che nasce da una famiglia difficile

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Raffaele ha ventotto anni, un buon lavoro e una relazione complicata: arriva in terapia proprio per affrontare i suoi problemi di cuore, ma le sedute con Luciano, di poco più grande fi lui, fanno emergere molto altro, sogni non realizzati e una fragilità che nasce da una famiglia difficile.

Affronta un momento critico fatto di stati depressivi. Problemi che si chiariranno con l’aiuto di Luciano il quale però, seduta dopo seduta, si trova a fare i conti con la propria storia personale e con ferite non ancora sanate. È la storia che racconta Giancarlo Dimaggio, psichiatra e terapeuta, in un romanzo, Oscillazioni, da poco in libreria (ed. Raffaello Cortina). Scritto per raccontare come fare terapia possa voler dire attraversare il dolore, col corpo e col respiro per arrivare alla guarigione.

Un manifesto per una terapia

“Il mio è una sorta di manifesto per una psicoterapia del futuro, che ha una componente esperienziale forte, ma è comunque un percorso guidato di entrata e uscita dal dolore”, spiega Dimaggio.

Sono queste le oscillazioni che scandiscono la terapia: la storia di un giovane paziente in crisi e dello psicoterapeuta che lo aiuta, ma al tempo stesso si rispecchia in alcuni dei suoi problemi, disegna una psicoterapia il cui corpo e respiro giocano un ruolo importante, ma che al tempo stesso “è una terapia di precisione che cerca di smantellare le difese di quello specifico paziente, in modo mirato”, spiega Dimaggio che ha già raccontato il suo metodo in altri saggi.

Lo studio sulla psicoterapia esperienziale

E lo studio di cui si parla nel romanzo, che punta a valutare l’effetto di queste tecniche, è una ricerca reale realizzata dall’autore con alcuni colleghi e da poco pubblicata sul Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry: (“Abbiamo visto che alcuni pazienti si attivano emotivamente quando fanno un esercizio di immaginazione”, spiega, “e che chi tende alla ruminazione – uno dei meccanismi più frequenti di sofferenza psicologica - ci mette più tempo degli altri a tornare in uno stato di calma”. La psicoterapia esperienziale non usa solo la mente, ma porta il paziente a rivivere, come vediamo nel romanzo, le esperienze che ne hanno segnato la personalità.

Ricordare le esperienze che ci hanno segnati

“Modificare la prospettiva cognitiva non è sufficiente per cambiare l’approccio alla realtà”, spiega Dimaggio, “il modo in cui affrontiamo il mondo è più complesso, è fatto di emozioni, posture, comportamenti e reazioni fisiche: se ci limitiamo a cambiare le idee ma non lavoriamo sul resto, è inutile”. Un approccio innovativo per affrontare uno dei temi centrali di ogni psicoterapia, il ricordo delle esperienze che hanno lasciato un segno nella nostra personalità: “Su questo siamo tutti in parte debitori alla psicoanalisi”, prosegue il terapeuta, “spesso dobbiamo portare i pazienti a vedere che il dolore di oggi dipende da come leggiamo la realtà in base alla nostra storia personale”.

Far emergere i ricordi

La differenza rispetto alla psicoanalisi è che in questo caso non ci si limita a individuare le connessioni tra le esperienze passate e il presente, ma si porta il paziente a riviverle, “per scoprire che proprio immergendosi nel dolore si acquista potere su queste emozioni”, spiega Dimaggio. Un meccanismo che si basa su quello che sappiamo della memoria: “Quando facciamo emergere un ricordo, si apre una finestra di riconsolidamento: in quel momento la memoria è plastica ed è possibile introdurre dei cambiamenti", spiega Dimaggio.

Se ricordo un momento in cui mi sono sentito frustrato e impotente ma mentre lo faccio, su indicazione del terapeuta, attivo con la postura e i gesti sentimenti di energia e fierezza, finisco per introiettare questa esperienza. “Il ricordo originale non sparisce, ma si modificano le emozioni e le idee a esso associate in modo da non collegarlo più alla paura, o al pericolo”, prosegue il terapeuta. ”La memoria è una mappa del mondo che possiamo almeno in parte plasmare”. Il problema è indurre il paziente a vivere esperienze che possono essere dolorose.

La tendenza a ignorare il dolore

“Tutti tendiamo istintivamente a proteggerci dal dolore“, spiega Dimaggio, “in questo caso bisogna essere chiari con i pazienti, spiegare che un certo grado di esposizione controllata e protetta al dolore è indispensabile per stare bene”. Un percorso graduale da concordare caso per caso, “ma non possiamo illudere i pazienti che basti parlare per risolvere i problemi, anche le terapie che si utilizzano per i traumi gravi si basano su questo meccanismo”, prosegue il terapeuta.

E se qualcuno si blocca, è probabile che si stia proteggendo: “Le sedute più intense possono lasciare temporaneamente qualche strascico emotivo, ma è comunque meno rischioso che continuare a proteggersi cronicizzando i disturbi”, sottolinea Dimaggio. “Possiamo aiutare il paziente a rendersi conto che anche quando sta male acquisisce gli strumenti per riprendere il controllo della situazione”.

Fare i conti con i propri luoghi oscuri

E questo vale anche per il terapeuta, che può trovarsi - è uno dei temi del romanzo- a fare i conti con la propria storia personale: “Per essere efficace, il terapeuta deve entrare nei luoghi oscuri del paziente lavorando con le sue reazioni emotive, e per riuscirci non deve solo essere capace di lavorare sotto pressione, ma riuscire a confrontarsi con le proprie esperienze”.

Come fa il protagonista del romanzo con l’aiuto di una supervisora, una figura autorevole che lo supporta nel suo lavoro, dichiaratamente ispirata a una collega e amica dell’autore: “Quella del terapeuta che fa supervisione ai colleghi è una figura importante di cui si parla poco e male, invece nella realtà è fondamentale, e nella storia che racconto è un vero deus ex machina che aiuta il protagonista a fare i conti con i propri luoghi oscuri” .