Salute

Anche i bambini russano: perché è un segnale da non sottovalutare

Anche i bambini russano: perché è un segnale da non sottovalutare

Il fenomeno può riguardare da vicino anche i più piccoli, dai neonati di 6-8 mesi fino agli adolescenti. Ha molte cause ed è bene sempre discuterne con un medico

2 minuti di lettura

Nell’immaginario comune, il fastidioso russamento notturno appartiene al mondo degli adulti: al fumatore, alla persona in sovrappeso o al nonno che schiaccia un pisolino in poltrona... Eppure, il fenomeno riguarda da vicino anche i più piccoli, dai neonati di 6-8 mesi fino agli adolescenti. Ma perché il bambino russa? “La risposta non è quasi mai legata alle abitudini di vita, come spesso accade per gli adulti, ma a una questione di spazio e di crescita”, spiega Giovanni Cristalli, responsabile dell’Unità operativa di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Le cause

“La causa principale del russamento pediatrico - continua l’esperto - risiede nell’ipertrofia del tessuto adenoideo e tonsillare. Le adenoidi, situate dietro il naso, e le tonsille, che si trovano ai lati della gola, fanno parte del cosiddetto Anello di Waldeyer, una vera e propria barriera immunitaria. In età pediatrica questo tessuto è in piena attività: sta imparando a conoscere batteri, virus e funghi del mondo esterno. Per rispondere a questi ‘attacchi’, le adenoidi e le tonsille si ingrossano. Quando l’ingrossamento è eccessivo, si crea un’ostruzione meccanica: l’aria fatica a passare, il muco ristagna e il bambino inizia a respirare con la bocca e a russare”. Esiste poi una piccola nicchia di pazienti in cui il problema è legato a fattori genetici o conformazioni fisiche, come la Sindrome di Down (dove la lingua è più grande e arretrata), l’obesità o malformazioni dello scheletro facciale.

I segnali

Russare dunque non è solo un disturbo sonoro, ma può avere un impatto profondo sulla qualità della vita del bambino. “Un genitore può accorgersi del problema osservando alcuni segnali tipici”, sottolinea Cristalli. “Il primo è la respirazione orale: il bambino tiene spesso la bocca semiaperta. Poi la voce nasale: la cosiddetta rinolalia chiusa, il parlare come se si avesse sempre il naso tappato. Inoltre, sono segnali - continua - anche le occhiaie e la stanchezza: il sonno non è riposante. Ogni volta che il bambino entra in un sonno profondo, il rilassamento muscolare peggiora l’ostruzione, causando microrisvegli per recuperare ossigeno”. La stanchezza poi si traduce in irrequietezza diurna. “A differenza dell’adulto che di giorno è sonnolento, il bambino che dorme male è spesso irrequieto, disattento e può avere difficoltà nell’apprendimento scolastico”, sottolinea l'esperto.

Apnee notturne

Il vero campanello d’allarme scatta quando al rumore si associano le apnee, ovvero interruzioni del respiro. Per capire la gravità della situazione, i medici utilizzano la pulsossimetria notturna, un esame che misura l’ossigenazione del sangue durante il sonno. “Può essere di grado lieve, cioè quando l’ossigenazione resta stabile”, dichiara Cristalli. “In questi casi si interviene con terapie mediche (spray nasali salini, cortisonici o disinfettanti come l'argento vitellinato) in attesa che il bambino cresca. Nei casi di grado moderato o grave, in cui l’ossigeno scende sotto soglie critiche (fino all'84%), è necessario l’intervento chirurgico”, aggiunge.

La chirurgia

L'intervento consiste nell’asportazione delle adenoidi e, se necessario, nella riduzione del volume delle tonsille. Oggi si utilizzano tecniche all’avanguardia come la coblazione, una sorta di “nuvola di elettroni” che riduce il tessuto. “L’operazione, anche se in anestesia generale, avviene in day hospital e il recupero è rapido. Ma per 10-15 giorni è consigliata una dieta morbida e il riposo a casa per evitare infezioni”, spiega Cristalli. Inoltre, l’esperto rassicura i genitori che temono che togliere queste sentinelle indebolisca le difese del bambino. “Non ci sono evidenze di deficit immunitari, poiché il resto del tessuto linfatico,come quello alla base della lingua, supplisce perfettamente alla funzione”, specifica.

Risoluzione naturale

La buona notizia è che comunque, nella maggior parte dei casi, il problema tende a risolversi spontaneamente con l’arrivo della pubertà. Tra gli 11 e i 15 anni, il nuovo assetto ormonale e la stabilizzazione del sistema immunitario portano a una naturale riduzione dei tessuti linfatici, regalando finalmente sonni tranquilli a figli e genitori.