Lavorano senza sosta, filtrando ogni giorno circa 180 litri di sangue, regolando acqua e sali minerali, eliminando tossine e contribuendo al controllo della pressione arteriosa. Eppure, i reni sono tra gli organi più silenziosi del corpo umano: quando si ammalano spesso non danno segnali evidenti. Così la malattia renale cronica può progredire per anni senza essere riconosciuta. Si stima che entro il 2040, questa patologia potrebbe diventare la quinta causa di morte al mondo. Oggi quasi 800 milioni di pazienti convivono con questa condizione che in Italia riguarda circa 5 milioni di persone.
Una malattia spesso invisibile
Secondo i dati della Società Italiana di Nefrologia il 77% dei pazienti non sa di avere una malattia renale cronica. I segnali, quando compaiono, sono spesso sfumati: una leggera stanchezza, pressione arteriosa elevata o gonfiore alle gambe. Disturbi aspecifici che difficilmente fanno pensare subito a un problema renale.
“Il problema è che la maggior parte non ne è consapevole”, spiega Luca De Nicola, presidente della Società Italiana di Nefrologia e professore ordinario di Nefrologia all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. “Il rene è un organo molto intelligente: quando alcuni nefroni vengono danneggiati, quelli rimasti compensano aumentando il loro lavoro. Questa capacità di adattamento fa sì che la malattia resti a lungo senza sintomi”.
Non solo reni: l’asse con il cervello e l’intestino
La ricerca ha messo in evidenza che il rene non è un organo isolato: la sua sofferenza scatena un 'effetto domino' che raggiunge il sistema nervoso centrale.
“La malattia renale cronica è una patologia complessa che coinvolge diversi organi e apparati”, sottolinea Annalisa Noce, professore associato di Nefrologia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “Non colpisce esclusivamente i reni, ma è una condizione sistemica caratterizzata da alterazioni metaboliche, stress ossidativo e infiammazione cronica. Un aspetto oggi particolarmente rilevante è il legame con l’alterazione del microbioma intestinale: la disbiosi può favorire un peggioramento della malattia e amplificare lo stato infiammatorio generale. Questo stato infiammatorio non risparmia nessun organo: contribuisce anche allo sviluppo della neuroinfiammazione, con possibili ripercussioni sul sistema nervoso centrale e periferico, oltre ad essere strettamente associato alla perdita di massa muscolare”.
Screening mirato per le persone a rischio
La diagnosi precoce si basa soprattutto su esami semplici. “Lo screening può essere effettuato con un esame delle urine e con il dosaggio della creatinina nel sangue, che consente di stimare la funzione renale attraverso il GFR, cioè la velocità di filtrazione glomerulare”, spiega De Nicola. “Sono controlli molto economici, il costo di due caffè, ma fondamentali per individuare precocemente la malattia”.
Secondo i nefrologi questi test dovrebbero essere eseguiti soprattutto tra i 55 e i 75 anni e nelle persone con fattori di rischio come diabete, ipertensione, obesità o malattie cardiovascolari. Proprio per rafforzare la diagnosi precoce, la Società Italiana di Nefrologia ha sostenuto un disegno di legge che prevede l’introduzione dello screening nella medicina generale. Parallelamente è stato avviato un progetto formativo, realizzato insieme alla Società Italiana di Medicina Generale, che coinvolgerà circa 20 mila medici di famiglia con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sulla malattia renale cronica e favorire controlli più sistematici nei pazienti a rischio.
Stile di vita e prevenzione
La prevenzione non passa solo dagli esami. “La strategia deve essere multifattoriale”, sottolinea De Nicola. “Significa intervenire sui principali fattori di rischio con uno stile di vita sano, controllo del peso corporeo, attività fisica regolare e una corretta gestione di pressione arteriosa e glicemia”. L’obesità, in particolare, rappresenta un problema crescente. “Il grasso in eccesso esercita una pressione anche sui reni e ne compromette progressivamente la funzione”.
Le nuove terapie che rallentano la malattia
Negli ultimi anni la ricerca ha messo a disposizione nuove terapie farmacologiche che possono rallentare la progressione della malattia renale. Tra queste gli inibitori SGLT2, le cosiddette gliflozine, inizialmente sviluppati per il diabete ma oggi utilizzati anche nella nefropatia cronica, insieme agli antialdosteronici non steroidei e agli agonisti del recettore GLP-1. “Farmaci che hanno cambiato la storia naturale della malattia”, spiega De Nicola.
“Oggi possiamo arrivare in molti casi a stabilizzare o rallentare significativamente il danno renale”. Un altro elemento chiave è il controllo della pressione arteriosa, che dovrebbe mantenersi intorno a 130/80 mmHg, perché l’ipertensione è sia una causa sia una conseguenza del danno renale.
Il rischio disidratazione con il caldo
Con l’aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici emerge anche un tema spesso trascurato: la disidratazione negli anziani. “Con il caldo si suda di più e negli anziani si può ridurre il volume plasmatico, cioè la quantità di sangue che irrora gli organi”, spiega De Nicola. “In queste condizioni può comparire un’insufficienza renale acuta”. Per questo in estate è importante confrontarsi con il medico di famiglia per valutare eventuali aggiustamenti della terapia antipertensiva e reintegrare adeguatamente liquidi e sali minerali, con le dovute eccezioni nei pazienti con scompenso cardiaco o cirrosi epatica.
Alimentazione e salute dei reni
Quando la malattia renale è già presente, l’alimentazione diventa parte integrante della terapia. “Nelle fasi iniziali o nei soggetti a rischio è consigliata una dieta normoproteica, con circa 0,8 grammi di proteine per chilo di peso corporeo al giorno, all’interno di un modello alimentare mediterraneo”, spiega Annalisa Noce. Secondo la nefrologa è utile privilegiare le proteine vegetali, che hanno un contenuto più basso di purine e fosforo e risultano meno gravose per i reni. “Per garantire l’apporto completo di aminoacidi essenziali è importante associare nello stesso pasto cereali e legumi”. Nella prevenzione conta anche la qualità degli alimenti. “La dieta mediterranea è ricca di composti bioattivi naturali, come i polifenoli dell’olio extravergine di oliva, che hanno effetti antinfiammatori e protettivi per l’organismo”.
Quando la funzione renale si riduce
Quando la funzione renale è più compromessa, l’apporto proteico deve essere ulteriormente ridotto. “In presenza di una malattia renale più avanzata si può arrivare a una dieta ipoproteica, con circa 0,6 grammi di proteine per chilo al giorno”, spiega Noce. In questi casi pane e pasta tradizionali possono essere sostituiti con prodotti aproteici, alimenti dietetici a fini medici speciali con basso contenuto di proteine, fosforo e sale. “Si tratta di strategie nutrizionali che devono essere sempre seguite da un team specialistico formato da nefrologo e nutrizionista, perché la terapia nutrizionale è parte integrante della cura”.
Dialisi peritoneale: la terapia che si può fare a casa
Quando la funzione renale si deteriora gravemente può rendersi necessario iniziare la dialisi. Ma oggi le opzioni terapeutiche sono cambiate e sempre più attenzione si sta spostando verso le cure domiciliari. “La dialisi peritoneale rappresenta il trattamento dialitico di prima linea per molti pazienti con malattia renale cronica in stadio avanzato”, spiega Luca De Nicola.
Si tratta di una terapia che può essere effettuata a casa e che consente al paziente di mantenere una maggiore autonomia nella vita quotidiana rispetto all’emodialisi ospedaliera. Secondo un’analisi di Health Technology Assessment condotta da ALTEMS, la dialisi peritoneale è associata a una qualità di vita migliore rispetto all’emodialisi e comporta anche un risparmio significativo per il sistema sanitario, con costi inferiori di circa il 43% per paziente all’anno. Nonostante queste evidenze, in Italia il ricorso a questa modalità resta ancora limitato: meno del 10% dei pazienti dializzati utilizza la dialisi peritoneale, mentre in molti Paesi europei la percentuale supera il 20%. “L’obiettivo della Società Italiana di Nefrologia è raddoppiare il numero dei pazienti trattati con questa metodica nei prossimi cinque anni”, sottolinea De Nicola.
“Porte Aperte in Nefrologia”
Proprio per aumentare la consapevolezza sulla malattia renale cronica, in occasione della Giornata mondiale del rene sono state organizzate numerose iniziative di informazione e prevenzione promosse dalla Fondazione Italiana del Rene in collaborazione con la Società Italiana di Nefrologia. Tra queste gli “Stati Generali della dialisi peritoneale”, un momento di confronto dedicato al futuro della dialisi domiciliare e al suo sviluppo nel nostro Paese.
Accanto agli eventi scientifici sono previste attività di screening gratuiti nei centri di nefrologia e dialisi, ma anche nelle farmacie, negli ambulatori dei medici di medicina generale, negli ospedali, nelle piazze e nei centri sportivi. In molti casi i controlli includono visita, misurazione della pressione arteriosa ed esame delle urine, con eventuale invio ai centri specialistici per gli approfondimenti. Sono previsti, inoltre, incontri informativi nelle scuole e punti dedicati alla distribuzione di materiale divulgativo, mentre in diverse città monumenti e edifici simbolo saranno illuminati per richiamare l’attenzione su una malattia ancora troppo poco conosciuta ma in costante crescita. Sul sito della FIR potete trovare la piantina con le indicazioni dell’iniziativa più vicina a voi.