Salute

Ucraina, Gaza, Iran, non solo bombe: ustioni e danni ai polmoni e alla psiche

Ucraina, Gaza, Iran, non solo bombe: ustioni e danni ai polmoni e alla psiche

Aggressioni biochimiche all’ambiente con aria e acqua contaminate, carenze nutrizionali e problemi psicologici in grado di compromettere lo sviluppo neurologico di un’intera generazione. Colpiti soprattutto i bambini. Due studi spiegano gli effetti devastanti del vivere in zone di conflitto

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Il fumo che sale dalle raffinerie di Teheran è nero e denso, visibile dai satelliti. Ma il pericolo maggiore è in ciò che non si vede: le molecole che quel fumo trasporta e deposita su una città di nove milioni di persone. I raid israeliani hanno colpito impianti petroliferi e depositi di carburante nella capitale iraniana e nella vicina Karaj. La Mezzaluna Rossa ha comunicato che il fumo rilasciato contiene concentrazioni elevate di idrocarburi aromatici, composti dello zolfo e ossidi di azoto. Quando la pioggia attraversa una colonna di fumo con questa composizione, diventa fortemente acida: un fenomeno noto, con pH che può scendere sotto la soglia di sicurezza per la cute e le vie respiratorie. È il copione che la scienza ha già descritto per Gaza e per l'Ucraina.

Il veleno sotto le macerie di Gaza

Sul British Medical Journal, il pediatra Giovanni Ghirga, del comitato scientifico ISDE Italia, ha pubblicato uno studio descrivendo la situazione nella Striscia come una convergenza di aggressioni biochimiche, nutrizionali e psicologiche in grado di compromettere lo sviluppo neurologico di un'intera generazione.

Ghirga spiega: "Per i bambini il dramma della guerra ha diversi fattori. Ci sono quelli del conflitto: il trauma delle bombe, la carenza di alimenti, vedere i propri parenti dilaniati. Ciò che un bambino soffre lo plasma per tutta la vita". Ma il danno non si ferma alla psiche. Durante i bombardamenti si liberano e si depositano nel suolo, nell'acqua e negli alimenti molte sostanze tossiche. Una su tutte: il piombo. "Se un bambino viene esposto durante la gravidanza e i primi anni di vita, può andare incontro a problemi del neurosviluppo". Con la distruzione delle infrastrutture, il rischio di colera, epatite A e poliomielite è esploso. Si stima che circa 60 milioni di tonnellate di detriti bellici tossici giacciano sotto le macerie. Come hanno sottolineato gli esperti dell'OMS, gli effetti tossici ci si aspetta che persistano per decenni.

L'esposoma di guerra

Sulla rivista Exposome di Oxford University Press, l'oncologo ucraino Olexiy Kovalyov ha introdotto il concetto di war exposome: la totalità delle esposizioni ambientali, chimiche, fisiche, biologiche e psicosociali generate da un conflitto. Il termine "esposoma" indica tutte le esposizioni non genetiche a cui un individuo è sottoposto dal concepimento in poi. Applicato alla guerra, assume una dimensione estrema: le esposizioni non si accumulano gradualmente, ma si comprimono in finestre temporali brevi e ad altissima intensità. Per un feto o un neonato, due anni di conflitto possono rappresentare la porzione critica dell'intera vita biologica.

Lo studio identifica tre vettori di danno: ambientale-chimico (metalli pesanti, composti organici volatili, sottoprodotti della combustione), fisico-strutturale (la "polvere di guerra", il particolato da calcinacci, plastica, metalli e amianto) e psicosociale (stress cronico, trauma, sfollamento, insicurezza alimentare). Quest'ultimo non è solo psicologico: agisce sulla regolazione neuroendocrina e sul sistema immunitario, rendendo il corpo più vulnerabile agli agenti chimici.

Quando la guerra si scrive nel DNA

I due studi convergono sul punto più inquietante: le esposizioni belliche possono alterare il modo in cui i geni vengono espressi, senza modificare la sequenza del DNA, con effetti potenzialmente trasmissibili alle generazioni successive. I metalli pesanti dispersi dai bombardamenti attraversano la barriera placentare e compromettono lo sviluppo fetale. Ghirga conferma: "Nei primi periodi della vita il nostro DNA è aperto alle stimolazioni ambientali. Le sostanze tossiche non vengono riconosciute come tali. Le sostanze interferenti endocrine, ad esempio, hanno un effetto simile agli ormoni: nelle bambine possono predisporre al tumore al seno anche decenni dopo". E aggiunge: "Questi danni hanno una causa che oggi definiamo epigenetica: possono essere trasmessi anche alle generazioni successive".

Da Gaza a Teheran: lo stesso schema, scala più vasta

Ciò che la ricerca ha documentato a Gaza e in Ucraina rischia di replicarsi in Iran su scala potenzialmente più vasta. L'Iran possiede le terze riserve petrolifere mondiali: ogni attacco a un sito energetico rilascia idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, PFAS e propellenti tossici. Gli incendi nelle raffinerie di Teheran hanno prodotto nubi tossiche visibili dallo spazio, mentre la contaminazione delle fonti idriche in un paese già in emergenza idrica cronica minaccia di estendere il danno sanitario ben oltre la durata del conflitto.

Una generazione da proteggere

Kovalyov propone un quadro di ricerca strutturato: mappatura ambientale con sensori portatili e dati satellitari, biomonitoraggio umano, valutazione psicosociale integrata. Ghirga si concentra sulla scala pratica: "Gli strumenti diagnostici esistono, ma la scala dello sforzo necessario è enorme". Un bambino su cinque nel mondo vive oggi in contesti di conflitto armato. Meno dell'1% degli aiuti allo sviluppo viene destinato alla salute mentale.

500 milioni di bambini sotto le bombe

Sono 500 milioni di bambini che secondo gli ultimi dati Unicef crescono oggi sotto le bombe. Ghirga chiude con le parole più semplici e più difficili: "I bambini avrebbero bisogno prima di tutto di tanto amore, che si dimostra con la fine della guerra e l'inizio di una ricostruzione. Hanno bisogno di pace. Ma di una pace vera".